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L'editoriale

Per l’immobi-Letta il tempo è scaduto

La strategia del premier: non fare niente. Ma con le promesse tradite ha esasperato i cittadini. Renzi ha solo due vie: o lo sostituisce o si vota

6 Febbraio 2014

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E se Enrico Letta fosse l’uomo sbagliato nel posto sbagliato? Se il giovane di belle speranze cui abbiamo affidato la guida del governo, e dunque l’Italia, semplicemente fosse incapace di fare il premier e si trovasse tra le mani un compito più grande di lui? Il dubbio da un po’ di tempo serpeggia nei palazzi della politica e non senza qualche giustificata ragione. Da quando è divenuto presidente del Consiglio, Letta si è contraddistinto per un’assoluta mancanza di coraggio e decisione, dimostrando di essere non l’erede di Beniamino Andreatta come vorrebbe far credere, ma la brutta copia di Giulio Andreotti, leader politico passato alla storia oltre che per gli intrighi anche per la straordinaria capacità di tirare a campare senza risolvere mai un problema.

Basti ricordare la questione dell’Imu, la cui abolizione fu promessa da Letta il giorno stesso del suo insediamento, ma che alla fine, seppur ridotta, la metà degli italiani sono stati costretti a pagare entro gennaio. La verità è che il premier si presenta bene, parla bene, veste bene, sa bene l’inglese e va bene pure alle persone per bene. Però se c’è da amministrare il Paese va male, anzi malissimo. Quando si tratta di imboccare una strada non sa mai qual è quella giusta e dunque, nel dubbio, preferisce restare fermo. Tempo fa il Wall Street Journal scrisse che la stabilità del suo governo pareva quella di una lapide cimiteriale: non proprio un complimento. L’editorialista della bibbia americana del business qualche ragione per scrivere ciò che ha scritto però l’aveva, in quanto in quasi un anno di governo, tranne che la tenuta del suo esecutivo, di cose importanti non se ne ricordano. Di certo non sono state adottate misure utili per la crescita, di cui nonostante le chiacchiere non si vede l’ombra. Il Pil va peggio di quanto ci si aspettasse, il tasso di disoccupazione pure e la tanto annunciata ripresa non c’è: mentre in altri paesi si segnalano miglioramenti sul fronte dell’economia, da noi è calma piatta, anzi disperata.  

Bloccato dall’immobilismo, anche quando fa qualcosa il governo Letta lo fa così timidamente che nessuno se ne accorge. Ricordate il cuneo fiscale? Alla fine i lavoratori hanno trovato in busta paga gli spiccioli per il caffè, in pratica una presa in giro. Altro che rilancio del consumi, qui si rischia che le persone che si erano fidate della promessa di avere più soldi in busta paga rilancino in testa al premier e al suo ministro dell’economia le monetine elargite. Non è andata meglio con i rimborsi dei crediti delle aziende. Dopo i molti annunci, i pagamenti della pubblica amministrazione si sono fermati e ad accorgersene non sono state soltanto le imprese, ma anche l’Unione europea, che infatti ha annunciando l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia, anticipando la relativa multa.

L’indecisione di Letta è tale che ieri perfino un tipo tranquillo e poco bellicoso come Giorgio Squinzi è sbottato, minacciando di rivolgersi direttamente a Giorgio Napolitano se Palazzo Chigi nei prossimi giorni non fornirà le risposte che gli imprenditori attendono da mesi. Un presidente di Confindustria che tratta il premier come un usciere del ministero e lo sfida apertamente preannunciando l’intenzione di scavalcarlo e di rivolgersi al presidente della Repubblica ancora non si era visto, anche perché finora i rapporti tra l’organizzazione imprenditoriale e il governo erano sempre stati improntati al garbo istituzionale. Però a quanto pare, con Letta l’esasperazione delle associazioni di categoria oltre che dei sindacati è arrivata ai massimi e ora si rischia la tracimazione, anche nelle forme.

Con tutto ciò, Letta che fa? Ieri si è presentato alla direzione del Pd e alle critiche che gli vengono rivolte anche dal suo partito ha replicato dicendo che non ha alcuna intenzione di rimanere a galleggiare. Ma come? Sono dieci mesi che galleggia e tutti gli rinfacciano senza usare giri di parole di essere una specie di sughero alla deriva e il premier reagisce dicendo che non è disposto a restare a galla senza far nulla? Non uno scatto d’orgoglio, non un piano di rilancio dell’attività di governo o al limite la promessa di dimissioni: solo l’assicurazione che non galleggerà. Un caso disperato.

Da due mesi Matteo Renzi ripete che l’esecutivo deve cambiare passo e ieri ha dato al governo 15 giorni, ma a questo punto non rimane che constatare che Letta non può cambiare passo, per la semplice ragione che è fermo e chi è fermo non va in alcuna direzione. Il nuovo segretario del Pd se ne faccia una ragione, perché gli italiani se la sono già fatta: o va alle elezioni o va lui a Palazzo Chigi. Entrambe le scelte sarebbero il male minore.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • hilander

    07 Febbraio 2014 - 19:07

    Il tempo è scaduto, non è mai partito e nessuno si è mai accorto di lui, un individuo obsoleto che sta solo confermando l'operato del predecessore,il declino totale del paese e della nostra economia.

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