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L'editoriale

I tagli sono dei fantasmi. Ma gli sprechi sono vivi

Fin da Monti la spendig review è il mantra del governo. Solo che di concreto non s’è visto ancora niente. Se non tre commissari «spuntati»

20 Febbraio 2014

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Secondo Filippo Taddei, il professore cui Matteo Renzi ha affidato la responsabilità dell’Economia  all’interno del suo partito, la riduzione delle tasse sul lavoro dovrà essere finanziata dal taglio agli sprechi. Scartata infatti l’ipotesi di fare cassa con l’aumento dell’imposta sulle rendite finanziarie (aumentandola di molto si porterebbe a casa un miliardo ma si farebbero fuggire gli investitori, mentre rincarandola di poco si incasserebbero solo le briciole), ora la parola chiave di cui il nuovo corso renziano fa gran uso per spiegare come si sosterrà la rivoluzione economica del governo è spending review.  Siamo tornati insomma indietro di un paio d’anni, cioè a quando Mario Monti si insediò a Palazzo Chigi, affidando a Piero Giarda, un professore che studiava da vent’anni la spesa pubblica, il compito di tagliare gli sprechi. Come andò a finire è noto: dopo sei mesi e più il premier bocconiano sostituì Giarda con Enrico Bondi, manager reduce dal successo del risanamento Parmalat. Il tagliatore toscano  (Bondi è aretino) si mise all’opera  invitando gli italiani a segnalargli ogni euro pubblico investito male, ma di lì a poco fu spostato a fare il commissario della sanità nel Lazio. Giusto il tempo di ambientarsi e di capire dove metter mano che l’ex amministratore delegato esperto in conti e ristrutturazioni aziendali - causa campagna elettorale - fu spedito a occuparsi dei candidati arruolati da Monti. In pratica il taglio alle spese finì là dov’era iniziato: nel ridicolo e Bondi, dopo che gli elettori evitarono di scegliere Scelta civica decretando il fallimento delle ambizioni politiche dell’ex rettore della Bocconi, emigrò a Taranto per occuparsi dell’Ilva.

Subentrato a Monti, Enrico Letta pensò a come tagliare gli sprechi  giusto un attimo, cioè sei mesi ovvero la metà della durata del suo governo,  poi affidò l’incarico di occuparsi della spesa pubblica a Carlo Cottarelli, un italiano trasferitosi da anni a Washington per lavorare al Fondo monetario internazionale. Si dice che il super esperto americano fosse nella manica di Fabrizio Saccomanni e per questo si decise di andare a prendere il tagliatore di conti negli Stati Uniti. Amico o no, sta di fatto che Cottarelli prima ancora di cominciare a mettere mani alle forbici ci è costato 300 mila euro: mica male per uno che dovrebbe contenerle le spese invece di aumentarle. Soprattutto considerando che Letta gli ha fatto un contratto triennale, dunque i 300 mila vanno moltiplicati per tre e fanno poco meno di un milione. Spesa che se ne valesse la pena noi tutto sommato ci rassegneremmo a pagare, se cioè si vedessero i frutti del lavoro di Cottarelli. Invece da settimane tutto tace. In principio, quando si insediò, l’amico americano di Saccomanni si diede un gran da fare,  partecipando a conferenze e scrivendo ai giornali (bontà sua trovò il tempo anche di rispondere a Libero), promettendo di fare in fretta. Le forbici sarebbero dovute entrare in azione nel giro di poche settimane, ma poi la scadenza fu posticipata di qualche mese. Nel frattempo Cottarelli ha insediato un comitato di 25 esperti nei ministeri e negli uffici pubblici, inoltre ha aperto un sito online dal titolo «Revisione della spesa» (almeno è in italiano), invitando - anche lui come Bondi - gli italiani a mandargli mail di denuncia degli sprechi.

E qui sta il problema: non solo non si sa che fine abbiano fatto le segnalazioni giunte a Bondi (si parla di 65 mila), ma non si sa neppure a che cosa servano le lettere inviate al nuovo commissario anti-sprechi. Se si va sul sito di Cottarelli si scopre che le sue tracce si perdono  più di un mese fa. L’ultima intervista sul sito risale al 25 novembre dello sorso anno, l’ultima lettera al 18 di gennaio. Nella sezione «Revisione aperta» si sostiene  che la trasparenza è fondamentale e dunque sul sito verranno inseriti progressivamente tutti i dati e i risultati dell’opera di controllo della spesa. Peccato che nella sezione non ci sia una riga a proposito di quel che è stato fatto.  Unico segno di attività è la road map che riassume le scadenze cui è vincolato Cottarelli e che fissa a dicembre-febbraio la prima fase per definire i provvedimenti  da adottare, mentre a marzo stabilisce la definizione degli obiettivi, cioè dei risparmi. A fine febbraio siamo arrivati e nel giro di una settimana dovrebbero partire i primi tagli, ma nel sito c’è solo un documento di 19 paginette, una specie di bigino del bilancio dello Stato, che - si apprende - è stato presentato alle parti sociali quasi un mese fa. E il resto? I risparmi veri, dove sono? La sensazione è che la lotta agli sprechi sia diventata un fantasma,  proprio come l’evasione fiscale. Ogni governo promette di dare la caccia a chi non paga le tasse e ora ogni governo assicura che si darà da fare per ridurre la spesa pubblica,   invece la spesa (lo ha detto mercoledì la Corte dei conti) aumenta a dismisura. Così, governo dopo governo, tocca ai contribuenti mettere mano al portafogli. 

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • antonio250

    22 Febbraio 2014 - 00:12

    Si fa un gran parlare dei privilegi economici dei parlamentari. Dal numero di oggi risulta che le spese per stipendi e pensioni il personale della camera costa quasi il doppio dei deputati.

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  • alkhuwarizmi

    21 Febbraio 2014 - 16:04

    Il seguito...la famigerata patrimoniale (che come al solito colpirà pesantemente il risparmio, non i pesci grossi le cui ricchezze sono al sicuro altrove, e non i vitalizi, le pensioni d'oro, i privilegi) etc. etc. Abbiamo trovato un altro Uomo della Provvidenza? E' forse questo ciò di cui l'Italia ha bisogno? Dopo la tragedia di Monti e l'immobilismo di Letta, temo che si profili un ulteriore fallimento. Ho sentito Alfano strillare “se questo dovrà essere un governo di centro-sinistra noi non ci staremo”. Ma dove vive? Però in compenso Berlusconi farà un'opposizione “responsabile” (se sarà d'accordo Miss Francesca Pascuale). Renzi, Alfano, Berlusconi. Con Calvino: il Barone rampante, il Visconte dimezzato, il Cavaliere inesistente.

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  • alkhuwarizmi

    21 Febbraio 2014 - 15:03

    Dalla ridda di notizie circa le intenzioni di Renzi su come impostare la linea politica del suo (quasi) Governo, ho la sgradevole sensazione che gli manchi una vera strategia. Molte parole, come è suo solito, un mix di molte idee alla rinfusa che non costituiscono un programma, una sequela di provvedimenti (cambiandone più volte la versione) ciascuno dei quali dovrebbe (teoricamente) renderne possibile un altro e questo un altro ancora, e così via in ordine sparso, senza un quadro organico, senza tener conto dei reciproci condizionamenti, senza affrontare seriamente il tema di trovare le necessarie coperture. Alla fine, sempre la stessa conclusione: la prospettiva (davvero poco allettante) di ricorrere ad ulteriori tassazioni, di aumentare (ma è solo un esempio) le imposizioni sulle rendite finanziarie, che in sostanza rappresentano la famigerata patrimoniale

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