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L'editoriale

Le chiacchiere servono a coprire le stangate

Il premier è molto abile con le parole ma non spiega come realizzerà il programma fiscale. Ecco perché temiamo nuove tasse

24 Febbraio 2014

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Agli esperti di galateo pare non sia piaciuto che il presidente del Consiglio abbia messo le mani in tasca durante il discorso con cui in Senato chiedeva la fiducia. A costo di apparire irrispettosi delle regole di bon ton, noi invece abbiamo apprezzato: finché le mani stanno lì, almeno non si infilano nei nostri pantaloni.  Che era ed è l’unica nostra preoccupazione da quando Matteo Renzi ha soffiato il posto a Enrico Letta. Come ha dimostrato ieri parlando a braccio per 71 minuti, il segretario del Pd è persona brillante, capace di tenere discorsi alle folle senza farle addormentare. Al posto suo il precedente premier avrebbe fatto calare le palpebre di  metà dei senatori e forse degli italiani. Dunque all’ex sindaco di Firenze va il nostro riconoscimento per l’abilità dialettica e per la capacità di punzecchiare gli avversari con qualche battuta azzeccata.

Ciò detto, in un’ora e più di discorso, il segretario del Pd non ha detto la cosa fondamentale e cioè dove troverà i soldi per realizzare tutto ciò che ha promesso. Non tanto per quanto riguarda le riforme, sia quelle costituzionali che quelle in materia di sistema elettorale. Cambiare il titolo V e votare l’Italicum al posto del Porcellum sono operazioni che non richiedono risorse e che dunque si possono fare anche se in cassa non c’è un euro. Diverso è il discorso se si comincia a parlare di edilizia scolastica, riduzione a due cifre del cuneo fiscale, pagamento totale dei debiti della pubblica amministrazione. Lì non bastano le chiacchiere, servono i miliardi: 100, ha quantificato il presidente di Confartigianato imprese. E, a meno di usare la mannaia, nemmeno i tagli della spesa affidati a Carlo Cottarelli possono bastare a reperirli. Dunque si torna alla casella di partenza: Renzi dove trova i soldi? Che poi è quello che tutti si chiedono da quando il rottamatore ha iniziato in un crescendo di annunci la sua corsa verso Palazzo Chigi. 

Dire che si intende realizzare un cambio radicale delle politiche economiche, come ieri ha fatto il premier, non vuol dire nulla se non si spiega come e in quale direzione. Intende  sforare il tre per cento e quindi intende rinegoziare gli accordi europei contro il parere di Angela Merkel? Oppure pensa di  vendere il patrimonio dello Stato e con il ricavato finanziare le misure che sono necessarie al rilancio dell’economia? O, ancora, ha in mente di tagliare i posti inutili che la lottizzazione e il clientelismo hanno creato nel corso degli anni nel settore pubblico, statale, regionale e perfino comunale? Insomma, Renzi ha parlato per 71 minuti ma non ha detto niente di concreto. Il suo discorso è stato tanto brillante quanto vago sui punti in cui sarebbe stato necessario il massimo della chiarezza.

Che senso ha infatti dire che si intende ridurre il cuneo fiscale di una percentuale a due cifre se poi non si spiega al Parlamento e agli italiani come si fa? Quella di Renzi è stata una bella chiacchierata sui mali dell’Italia come si fa nei talk show, non il discorso di un capo di governo che annuncia al Paese il suo programma. Renzi è brillante, ma la brillantezza in questo caso è stata usata per accecare chi lo ascoltava. Annunciare che tutti i debiti della pubblica amministrazione saranno saldati è cosa molto popolare, ma se si tace sulla fonte alla quale saranno attinti i flussi necessari a pagarli sembra di stare su Scherzi a parte, dove maghi e ciarlatani promettono filtri capaci di qualsiasi miracolo.

Nel magico mondo del Giamburrasca toscano tutto pare facile e a portata di mano: anche far partire la ristrutturazione delle scuole alla conclusione dell’anno scolastico: non importa che tra reperimento dei fondi, predisposizione dei progetti e pubblicazione delle gare d’appalto se ne vadano in media dodici mesi. Supermatteo, il sindaco più veloce d’Italia (con le parole), ha una soluzione per tutto, anche per i mali della burocrazia. Basta rendere amovibili i dirigenti della pubblica amministrazione:  a ogni cambio di governo via tutti, salvo chi ha diritti acquisiti, cioè tutti.

Il meglio però Renzi lo ha dato quando ha parlato di fisco. Non ha promesso tagli dell’Irpef come qualche giornale aveva anticipato. Ha annunciato solo un fisco più umano, con connotati diversi. Basta cartelle esattoriali per gli errori formali. D’ora in poi, per i dipendenti pubblici e i pensionati, la dichiarazione arriverà online precompilata. La riceverà anche chi non ha il computer a casa, o chi non sa neppure come usarlo. Miracoli di Matteo. Al quale, riconoscendone abilità e furbizia, chiediamo solo un piccolo sforzo:  di dirci la verità e di assicurare al Parlamento e soprattutto agli italiani, che le mani continuerà a tenerle in tasca e non le metterà mai in quelle dei contribuenti. Come invece lasciano credere le prime dichiarazioni a proposito di Bot e patrimoniale.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • Emilio Odescalchi

    03 Marzo 2014 - 12:12

    Mi ricorda gli imbonitori dei mercati, sapete quelli delle "Buste", Se vogliamo aggiungere qualcosa possiamo definirlo una "Gran Lapa", (Lingua). Temo che la sua abilità dialettica nata in Toscana mostri ora i suoi limiti. Pietro l'Aretino, i racconti del Boccaccio eccetera sono nelle nostra memoria collettiva. E' bravo il giovane , purtroppo per noi mostra già la corda o le corde. Per usare una metafora automobilistica ho l'impressione che viaggi già "sulle tele". Auguri comunque meglio lui che il rigor monti's

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  • encol1

    26 Febbraio 2014 - 11:11

    Renzi è abile con le parole, ovvero convincente, se chi ascolta non ha la capacità di capire oppure ha le fette di saleme sugli occhi . Per tutti gli altri è solamente un buon venditore di pentolame.

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  • alkhuwarizmi

    25 Febbraio 2014 - 12:12

    Su TGCom24 ieri sera ho assistito ad una breve parte del discorso di Renzi al Senato. Breve, perché dopo pochi minuti ne avevo già abbastanza. Più che un Premier, mi sembrava uno che giocava ad interpretare la parte di un Premier. Molte chiacchiere in stile vagamente goliardico. Una recita. Avrebbe potuto essere la filodrammatica de noantri. Forse pensava di essere originale, "unconventional": a me dava l'impressione di uno show fuori luogo.

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