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L'editoriale

di Maurizio Belpietro

7 Aprile 2012

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Bossi se n’è andato a casa e forse anche la Lega sarà costretta a farlo se, invece di far pulizia, si metterà a litigare su chi debba prendere il posto del capo. Tuttavia, indipendentemente da quale sarà il futuro del Carroccio, se cioè saprà uscire dal pantano in cui si è cacciato oppure vi affonderà ancor di più, una cosa a noi pare chiara: se finisce la Lega, non finisce la questione settentrionale.  Già, perché tutto si può dire di Bossi, anche che ha commesso molti errori circondandosi di persone sbagliate e  ha lasciato che si confondesse la cassa del partito con quella di casa. Ma non si può dire che fondando la Lega non avesse intercettato gli umori del Nord.

Alla fine degli anni Ottanta, quando girava i paesi della Lombardia su auto scassate, quello che poi sarebbe diventato il segretario del più importante movimento autonomista d’Italia aveva capito che aria tirasse nelle vallate bresciane e bergamasche. Altro che razzisti e buzzurri come ai giornali di quegli anni piaceva descriverli: i leghisti della prima ora avevano fiutato un fenomeno che nelle redazioni nessuno, o quasi, aveva annusato. Ai commentatori, quasi tutti di sinistra, piaceva concentrarsi sulle frasi contro i terroni che Bossi e i suoi pronunciavano. Per loro era la conferma di un cliché, quello del lombardo  - o veneto - ricco, egoista ed ignorante. Gente che aveva fatto fortuna e dimenticato da dove era partita voleva marcare la propria diversità da chi era arrivato dal Sud con la valigia di cartone. Gente arrogante e arida, presa solo dal fare i danée.

In realtà, fermandosi alle dichiarazioni anti-meridionaliste, gli editorialisti non capirono che la questione  non era il razzismo, ma lo statalismo.  Il problema non erano i terroni, che pure c’erano e qualche volta anche nelle file della stessa Lega, ma l’invadenza del governo centrale, quasi sempre impersonato da una classe meridionale. Era la crescente sfiducia nello Stato, nel suo apparato burocratico e inefficiente, a far crescere il consenso attorno alla Lega. L’indifferenza con cui Roma trattava i temi che toccano gli artigiani, gli imprenditori, i professionisti, ma anche gli operai del Nord, generava una voglia di ribellione, che aspettava solo di essere colta e Bossi la colse.

Probabilmente, quando cominciò a parlare di autonomia, a criticare Roma ladrona, e a pretendere che il Settentrione fosse padrone in casa propria e minacciava la rivolta fiscale, neanche lui sapeva bene dove andare a parare.  L’incontro con Gianfranco Miglio non c’era ancora stato e l’idea del federalismo era di là da venire, come pure quella della secessione.  Non erano ancora spuntati i riti celtici, l’ampolla del Monviso, il Dio Po e tutta la coreografia in camicia verde che tanto faceva sorridere i quotidiani radical chic. Però il leader leghista aveva intuito che c’era un ceto produttivo il quale non sopportava più di dover pagare tasse sempre più alte per avere in cambio servizi di livello sempre più basso e di essere asfissiato da una burocrazia sprecona. Mentre i lombardi e i veneti erano costretti a fare i conti col Nord Europa e la sua economia, il resto del Paese scivolava ogni giorno di più verso il Sud del Mediterraneo. Invece di progredire, di diventare efficiente e moderno, lo Stato regrediva, avvicinandosi giorno dopo giorno al modello borbonico.

Certo, in questi anni la Lega ha posto anche la questione della difesa dei valori del territorio, sostenendo la cultura e la specificità di una regione chiamata Padania. E probabilmente in questa difesa ci sono stati anche  sentimenti di ostilità verso chi era visto come estraneo, e dunque prima contro i meridionali e poi contro gli immigrati. Ma ciò non deve far pensare che i milioni di persone che hanno votato Bossi fossero o siano razzisti. Anche quando chiedono che la presenza di extracomunitari sia regolata, anche quando pretendono maggior sicurezza nelle proprie case, quegli italiani esigono che lo Stato faccia la propria parte:  regoli i flussi di chi arriva da un altro Paese, tolga dalle strade chi non ha un lavoro, spedisca in galera chi commette reati.  Immaginiamo già l’obiezione: l’invasione dall’estero non ha colpito solo il Nord, perché dunque solo lì si è sviluppata la Lega? Risposta facile: in Lombardia, Veneto e Piemonte, però, l’immigrazione si fa sentire di più. Essendoci  più lavoro e, per chi vuole delinquere, anche più da rubare, il flusso si è indirizzato lì.

A differenza di quanto credono alcuni politici, l’insofferenza al Sud parassita e all’immigrazione disordinata non l’hanno dunque inventata Bossi e i suoi. Non sono i loro slogan, i loro manifesti e anche le loro sparate che hanno alimentato il fenomeno. Quello c’era già prima e ci sarà anche dopo, quando cioè il Senatur e la Lega non ci saranno più. La questione settentrionale rimarrà anche senza i lumbard. Anzi, con questo governo e a causa degli aumenti della pressione fiscale, si farà sentire ancora di più. Magari non si griderà  Padania Libera, bensì Liberateci dallo Stato, ma il sentimento sarà lo stesso.

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    08 Aprile 2012 - 11:11

    Ritengo che sarebbe meglio che la Lega scomparisse. Il vertice piu' corrotto tra i partiti corrotti; le corruzioni fatte anche da principianti, certi che si sarebbe messo tutto a tacere (DC e PS della 1a Repubblica); ignoranza gretta e diffusa. Ma chi l'ha preso al potere, questo catorcio di partito? Si vergogni anche lui.

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  • cavallotrotto

    08 Aprile 2012 - 10:10

    già perchè il puttanaio è solo di destra ?tutti angeli quelli di sinistra vero ? danno via il cu...o ma per carità è un loro diritto . non facciamo gli ipocriti per favore . anni 60-70 al governo c'erano i democristiani , un ministro frocio , appena si è saputo , l'allora andreotti l'ha cacciato e di lui non si è saputo più nulla. noi oggi abbiamo in parlamento terroristi anche se ex sempre assassini , anzi sputtanano ancora chi è morto ma , colpa sua , aveva una divisa. in gran silenzio , al tempo lo si faceva in silenzio , i ministri , il presidente del consiglio , lasciavano a casa le mogli e si facevano accompagnare dalle puttane di lusso nei viaggi all'estero e non . erano eleganti , colte , ma sempre puttane . quindi caro postatore il mondo è cambiato , anche l'eleganza è cambiata . i giornalisti sono dei guardoni , non sanno parlare e se non sputtanano , per motivi politici , e non riescono a distruggere una persona , si inventano anche le accuse . o no ??????

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  • cavallotrotto

    08 Aprile 2012 - 10:10

    una volta si diceva che la ragione è dei cretini , stavolta la ragione ce l'ha una persona che legge e ricorda . come dicevo in altra conversazione se le vaccate le fanno a sinistra ed in particolare al sud , tutti tacciono . ricordo che per 150 anni ci hanno governato la mafia , la camorra , la nd'rangheta, e noi del nord a lavorare e zitti. chi ci rappresentava in parlamento ? nessuno . i posti pubblici a chi venivano dati ? a loro e noi eravamo stanchi di sentire parlare da africanera. poi è arrivato un certo bossi , ha preteso che al nord venissero assunti quelli del nord , soprattutto nelle scuole , i nostri bambini venivano a casa dicendo che non capivano quello che diceva la maestra . non ho creduto e sono andata a parlare . signori non capivo nemmeno io., così sono andata dal direttore ...a quel signore che parlava della prima guerra mondiale , è evidente che è un anziano , mio nonno che ha fatto quella guerra di trincea , , non ha mai detto una parola nè in bene nè in male.

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