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Vendetta islamica

Aiutò la Cia a scovare Osama
Pakistan lo sbatte in galera

Il medico che individuò Bin Laden condannato a 33 anni di prigione per spionaggio e tradimento

La cattura del leader di Al Qaeda è tuttora causa di attriti tra Washington e Islamabad, che considera il blitz Usa un atto ostile al paese
Aiutò la Cia a scovare Osama
Pakistan lo sbatte in galera

Ha aiutato l’intelligence statunitense a trovare Osama Bin Laden, il capo di Al Qaeda ucciso il 2 maggio 2011 durante il blitz delle forze americane, e ora in cambio viene condannato a 33 anni di carcere. È il trattamento che la Giustizia del Pakistan ha riservato a un medico, a cui è stata inflitta questa pesante pena per aver aiutato la CIA a trovare lo sceicco del terrore. A riferire la notizia è la televisione locale e anche un funzionario governativo. L’uomo, Shakil Afridi, è accusato di alto tradimento, secondo i giudici pachistani perché avrebbe promosso una finta campagna di vaccini per aiutare lo spionaggio di un Paese straniero, gli Stati Uniti appunto, a seguire le tracce di Bin Laden nella città di Abbottabad, in cui il leader di Al Qaeda si era rifugiato.

Ex stretti alleati - Subito dopo il raid dei navy seals il 2 maggio 2011, Afridi fu arrestato e il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ne chiese il rilascio perché, a suo giudizio, l’uomo aveva solo agito nell’interesse degli Stati Uniti e dello stesso Pakistan. All’indomani del blitz Washington, seppure mai direttamente, accusò Islamabad di connivenza con il terrorismo, toccando uno dei punti più bassi delle già tese relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Relazioni che, a più di un anno dal raid, vivono ancora in un fragile equilibrio. La condanna del medico, infatti, arriva in un momento delicato per le cancellerie delle due nazioni. Se da un lato il Pakistan non può fare a meno dei miliardi di dollari che ogni anno arrivano da Washington proprio per la lotta al terrorismo, dall’altra gli Stati Uniti (e con loro tutta la Nato) hanno bisogno di Islamabad, a cui chiedono la riapertura delle vie di rifornimento delle truppe dell’Alleanza atlantica verso l’Afghanistan. E questo secondo argomento è stato discusso ai lavori del vertice della Nato di Chicago, a cui è stato invitato anche il Pakistan. Ma a congelare ogni volta i rapporti tra i due Paesi ci sono le incursioni dei droni statunitensi contro le postazioni dei talebani sulle montagne al confine tra Afghanistan e Pakistan, che per il secondo sono violazioni della sovranità territoriale, stessa accusa fatta da Islamabad a Washington all’indomani del blitz in cui rimase ucciso Bin Laden. Una di queste incursioni da parte dei droni americani, lo scorso novembre, ha portato alla morte di 24 soldati del Pakistan, che ha chiesto agli Stati Uniti scuse ufficiali per l’errore. Le scuse non sono arrivate (forse secondo gli americani non si trattava di un errore...) e così Islamabad ha chiuso le vie di rifornimento per le truppe Nato in Afghanistan e Washington, a sua volta, ha bloccato tra 1,8 e 3 miliardi di dollari in aiuti militari per le truppe pachistane. Su questo braccio di ferro, ha scritto il New York Times, hanno avuto esito negativo i colloqui a fine aprile tra i due Paesi.

Il plastico della Cia - E a rincarare la dose, ora, arriva la condanna del medico che ha aiutato gli 007 statunitensi a scovare il nascondiglio di Osama Bin Laden. Nascondiglio che ora gli Stati Uniti hanno deciso di svelare al mondo, seppure in scala ridotta. Proprio una settimana fa, per la prima volta, i Servizi segreti americani hanno mostrato in pubblico il finora top-secret modellino in scala del covo di Abbottabad, utilizzato per pianificare il blitz delle Forze speciali il 2 maggio 2011. La replica del compound dello sceicco del terrore fu realizzata in un mese e mezzo da specialisti della Nga, l’Agenzia Nazionale per l’Intelligence Aerospaziale. Rimarrà esposto fin da ottobre nella sede di quest’ultima in Virginia.

di Simona Verrazzo

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