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Sri Lanka, le Tigri si arrendono

Morto il leader Prabhakaran

Sri Lanka, le Tigri si arrendono
Dopo settimane di intensi e sanguinosi combattimenti con le truppe regolari le Tigri Tamil, decimate dalle incursioni nemiche e costrette in una piccola porzione di territorio nel nord del Paese, hanno deciso di deporre le armi. «Lo facciamo per evitare altre sofferenze ai civili», scrivono i ribelli sul loro sito web accusando la comunità internazionale di indifferenza per i «tremila civili morti e gli altri venticinquemila feriti che non hanno assistenza medica. Siamo arrivati a questo perché nessuno nel mondo ha obiettato nulla sulla condotta dell'esercito nelle ultime settimane». Poco dopo l'annuncio che la guerra è finita (il conflitto durava da quasi 40 anni), un alto responsabile militare cingalese ha comunicato la morte dello storico capo dei ribelli separatisti Tigri Tamil (Ltte), Vellupillai Prabhakaran, ucciso mentre cercava di fuggire nascosto in un'ambulanza dalla minuscola enclave di meno di un chilometro quadrato dove sono confinate le Tigri Tamil. A bordo dell'ambulanza insieme al leader dei ribelli c'erano anche due suoi luogotenenti. Secondo il racconto del militare, Prabhakaran è caduto in un'imboscata tesa dai militari. «È stato ucciso in compagnia di altri due a bordo del veicolo. Seguirà un annuncio ufficiale».

Intanto tantissime persone sono scese per strada nelle città per festeggiare la fine delle ostilità, e il presidente Mahinda Rajapaksa è rientrato in anticipo dalla Giordania per celebrare l'evento. Il leader supremo storico dei ribelli separatisti delle Tigri Tamil, Vellupillai Prabhakaran, è vivo ed è completamente circondato in una minuscola sacca nel nord-est dello Sri Lanka, secondo quanto affermano i militari cingalesi. Charles Antony, figlio dell'imprendibile leader dell'Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte) è stato ucciso ieri durante gli ultimi scontri fra l'esercito e la guerriglia. Lo assicura oggi una fonte militare a Colombo.

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