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Cattivo gusto

Marò, la gaffe di Repubblica: "Andate in vacanza nel Kerala"

Due pagine sullo Stato indiano che tiene prigionieri i soldati italiani nell'inserto "Viaggi": quando si dice il tempismo...

Marò, la gaffe di Repubblica: "Andate in vacanza nel Kerala"

di Giordano Tedoldi

Ieri le pagine dei viaggi di Repubblica non proponevano il solito «week-end  lungo nel faro della Cornovaglia» (qualche anima pia l’avrà fatto infine saltare con la TNT, quel faro) né l’altrettanto imperdibile «settimana sul caicco turco» (siamo fuori stagione), ma dal cilindro dell’ottima Laura Laurenzi è uscita un’altra proposta che davvero sarebbe scellerato rifiutare: «Buongiorno Kerala», sì, un’ideona per un «capodanno rigenerante» nella regione costiera dell’India meridionale in cui si estende lo «Stato anomalo dove i nostri due marò sono ancora prigionieri». 

La notazione sui due fucilieri della marina italiana colà agli arresti è spicciata in una riga, il resto è un inno New Age alle proprietà rigeneratrici offerte dalla medicina ayurvedica, di cui il Kerala, e segnatamente la città di Bekal, è la culla. «Per rinascere? Basta una vacanza», strilla la pagina, sottacendo il fatto che per rinascere, lo sanno anche i buddhisti tibetani (idea per un prossimo capodanno, magari durante una repressione dei miliziani di Pechino), bisogna crepare. Non che i marò siano a rischio della vita, però leggere il pezzo così rasserenato, quieto, meditativo (non c’è dubbio che Laurenzi un qualche grado di illuminazione, scrivendolo, l’abbia già attinto), tenendo a mente la sorte dei due italiani agli arresti dal febbraio scorso e che sono ancora in predicato di rimanere laggiù anche a Natale, un qualche turbamento lo suscita. «Terra di noci di cocco e di mangrovie, di fiumi, lagune, paesaggi struggenti e houseboat immobili sull’acqua. Se vuoi, in hotel ti apparecchiano usando come piatto una foglia di banano e il turista, per divertirsi, è obbligato a mangiare con le mani». Questo passo in particolare ci era da principio oscuro, come può «per divertirsi», il turista, «essere obbligato»? E a mangiare con le mani per di più? Poi abbiamo capito: se non lo fa, lo sbattono dentro. Dove già è tanto se non gliele taglieranno le mani, per mangiare. 

Mani peraltro indispensabili anche a tenersi stretta la foglia di banano che costituirà, per tutto il soggiorno (sempre la stessa foglia) la sua unica stoviglia. Ma che importa, nel Kerala è nata la scienza della vita, quella del diritto, invece, sta ancora aspettando di essere fecondata. Sono cinquemila anni che laggiù studiano «il giusto equilibrio tra vata, pitta, e kapha, i tre dosha o energie vitali da cui siamo pervasi», ripetiamo, cinquemila anni, non è che adesso possiamo lamentarci per qualche mese di arresto dei marò. Raccomandata l’escursione al «Forte militare di Bekal, del XII secolo, che ha fatto da set a molti film di Bollywood», davvero una meta intrigante, anche se avremmo voluto qualche informazione in più sui sotterranei, e le camere delle torture in particolare. Nulla esalta un bimbetto in viaggio con mamma e papà quanto un muro sporco di sangue fresco perché il prigioniero si è divertito obbligatoriamente a sbatterci il cranio. Non mancate, poi, per nessuna ragione, il tempio di Ananthapura, un «santuario del IX secolo circondato da un piccolo lago custodito da un coccodrillo», in vendita presso uno spaccio i brani di  carne umana con cui il turista, sempre per divertimento, sarà obbligato a nutrire il simpatico rettile custode del piccolo lago. Ma il Kerala è anche terra di contraddizioni: «Metà santuario, metà beauty farm», con queste abbaglianti spa ayurvediche progettate con la «divisione di spazi vuoto-pieno, acqua-terra, cura-meditazione», e cella-ora d’aria. La terapia ayurvedica ha grande successo con le «malattie croniche», meno con gli arresti da Stato di polizia. Lì perfino i dosha, le reincarnazioni di Vishnu e la foglia di banano sono impotenti. 

A corredare la pagina, una suggestiva fotografia del «festival delle tigri dipinte Pulikal a Thrissur», con dei figuranti in costume che sembrano le belle statuine di piazza Navona, ma che probabilmente sono ex ufficiali di Marina di Stati nemici, ridotti all’inermità tramite «l’uso mirato di erbe, di minerali, di metalli purificati» e del gatto a nove code. Allora, signori, che aspettate a fiondarvi in Kerala per questo capodanno rigenerante? Affrettatevi, la vostra prossima reincarnazione vi aspetta, la cerimonia rituale del fuoco vi invoca, vitto e alloggio sono gratis, la vista, dietro le sbarre, è da mozzare il fiato (e anche le mani). Mi raccomando, durante le docce, occhio al banano.

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Commenti all'articolo

  • sgnacalapata

    21 Dicembre 2012 - 10:10

    Ma se l'avesse sponsorizzata Libero o Il Giornale, sai le levate di scudi per non dire i dileggi offensivi da parte dei debenettiani. Devi comunque essere daccordo che il momento è inopportuno.

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  • baserino

    21 Dicembre 2012 - 06:06

    il kerala è una della zone più belle dell'india in assoluto...probabilmente Teodoli invece di stare dietro una scrivania dovrebbe fare le valigie e farsi un viaggio in kerala...ma forse con la crisi che c'è forse non ha poi i soldi... cosa c'entra il turismo con i militari italiani... per questo forse non bisogna più andare a S. Pietroburgo perché faceva parte dell'Urss.. o non andare a Monaco perché governata dal partito della Merkel... direbbe Totò: ma mi faccia il piacere....

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