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Triste esordio

La Mogherini riferisce su Kiev: va in scena l’ovvio dei popoli

La Mogherini  riferisce su Kiev: va in scena l’ovvio dei popoli


Dall’autodeterminazione dei popoli all’ovvio dei popoli il passo è stato straordinariamente breve: è bastato che sulla crisi di Crimea intervenisse Federica Mogherini. Il nuovo ministro degli Esteri (40 anni, piddina, un curriculum che più striminzito non si può) si augurava di sicuro un esordio più facile. Glielo avremmo augurato anche noi, a maggior ragione dopo averla vista ieri. Prendere le redini della Farnesina nel momento in cui Vladimir Putin decide che la Russia ha bisogno di spazi vitali a occidente non è facile. Ciò nonostante, persino per un Paese in declino sulla scena internazionale come il nostro c’è modo e modo di affrontare la questione.


La Mogherini si è presentata davanti alle commissioni Esteri di Senato e Camera con l’approccio più inconsistente possibile: non l’illustrazione della strategia del governo, strategia che evidentemente non esiste, ma il semplice riassuntino di ciò che sta avvenendo in Ucraina, condito da un paio di frasi fatte e qualche luogo comune politicamente corretto.
Nessun accenno al cuore della vicenda, che pure ci riguarda molto da vicino, trattandosi del controllo dei gasdotti che portano il metano dal Mar Caspio all’Europa, e in particolare alle centrali elettriche italiane e alle nostre stufe e caldaie. Nessuna indicazione su come comportarsi dinanzi alla strategia annunciata dal nostro alleato più importante: il governo intende allinearsi alle sanzioni economiche che Washington sta per varare contro Mosca? Tra l’amministrazione americana, che domani manda il segretario di Stato John Kerry a Roma per incontrare Matteo Renzi (argomento ufficiale la Libia, ma è ovvio che si parlerà soprattutto di Crimea), e il nostro venditore preferito di gas, il quale ieri ha garbatamente avvertito gli alleati degli Stati Uniti che «tutte le minacce contro la Russia sono controproducenti», e quindi «coloro che valutano la possibilità di sanzioni dovrebbero pensare alle conseguenze che potrebbero provocare», noi da che parte stiamo davvero? Fino a che punto siamo disposti a spingerci?


Tutto questo Federica non lo sa. Senatori e deputati presenti ieri alla sua audizione sono stati insufflati di banalità. La Mogherini ha detto che c’è la preoccupazione «di un’ulteriore escalation da un punto di vista militare», aggiungendo che è inquietante anche la prospettiva di «nuovi scenari di guerra fredda», ritenuti «assolutamente da evitare». Quanto all’Italia, speriamo che se la cava: la posizione di palazzo Chigi consiste nel «tenere aperta fino all’ultimo momento utile la strada del dialogo». Noi appoggiamo «il nuovo governo di Kiev», che è filo-europeista. Però comprendiamo bene anche le ragioni della minoranza russa che chiama Putin in soccorso, e infatti allo stesso governo chiediamo «una inclusività più ampia possibile delle minoranze». Il mantra dell’«inclusività», finora relegato al birignao della politica interna, fa così il proprio ingresso trionfale come metodo di risoluzione delle controversie internazionali, e il merito è tutto del nostro nuovo ministro degli Esteri. Nel caso al Cremlino avessero problemi di traduzione, la Mogherini ha aggiunto che «la vera posta in gioco è riaffermare la validità della logica del partenariato con la federazione russa», evitando «di sollecitare la reazione all’isolamento» da parte di Mosca. Insomma, stiamo con l’Ucraina, ma anche con Putin. Vogliamo bene a tutti e speriamo che la smettano subito di litigare.


La politica del nulla, del «multilateralismo» usato come maschera per la nostra incapacità di assumere responsabilità, ci ha consentito di galleggiare per decenni e continuerà a farlo fin quando non saremo chiamati a scegliere sul serio. Momento che però potrebbe arrivare presto. Finora ci siamo limitati a sospendere le riunioni preparatorie del G8 di Sochi, in Russia, in programma a inizio giugno. Ma da Washington fanno sapere che le sanzioni economiche e politiche destinate a «isolare» Mosca arriveranno «probabilmente in settimana». Kerry, già domani, chiederà al governo italiano di fare la propria parte.
Tra tutti i Paesi occidentali siamo quelli che pagherebbero più cara la rottura con Mosca. L’Italia importa l’89% del gas che usa e la quota maggiore di questo gas, pari al 35%, entra in Italia da Tarvisio, dove arriva il gasdotto austriaco Tag, che trasporta il metano proveniente dalla Russia. A differenza della Germania, la cui fonte primaria principale per la produzione di energia elettrica è il carbone, e della Francia, basata sul nucleare, l’Italia ricava dal gas il 43% della propria elettricità. Una percentuale simile si trova solo nel Regno Unito, che però ha nel sottosuolo buona parte del metano che usa. La politica estera non può che essere figlia di quella energetica, e sotto questo aspetto nessuno al mondo più di noi è dipendente da Putin.
Ci sono abbastanza problemi (ai quali occorre aggiungere il costo delle bollette) per pretendere da un governo serio un cambiamento di politica energetica, fosse pure nella direzione di restare legati al gas, ampliando però il numero dei Paesi fornitori (i rigassificatori servirebbero a questo) o cercando di capire se davvero all’Italia sono preclusi, per ragioni geologiche, i benefici che il resto del mondo sta avendo dallo shale gas, il gas di scisto estratto dalle argille in profondità. Nel discorso con il quale ha chiesto la fiducia al Parlamento Renzi ha affrontato ogni sorta di argomento, dai diritti civili all’edilizia scolastica, seppure guardandosi bene dall’entrare nel dettaglio di ognuno. Unica eccezione, la politica energetica: questa non l’ha nemmeno nominata. La Mogherini ieri ha mostrato di avere la stessa vacuità del premier: almeno da questo punto di vista, la donna giusta al posto giusto.

Fausto Carioti 

 

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Commenti all'articolo

  • ariete84

    06 Marzo 2014 - 18:06

    Chiediamo all'Austria cosa fa e facciamo come loro.

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  • Garrotato

    06 Marzo 2014 - 17:05

    Federica Mogherini vs. Vladimir Putin. Appassionante match fra titani.

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  • vitellini.f

    06 Marzo 2014 - 14:02

    La Sua proposta, Mr Carioti? Oltre a criticare qualsiasi cosa criticabile in chiunque ritenga criticabile, potrebbe anche dirci cosa LEI direbbe a russi e ucraini in questo momento? Se LEI fosse al posto del Ministro, cosa direbbe? Oltre alla logica del "se non dipendessimo dalla Russia", ovviamente.

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  • Anna 17

    Anna 17

    06 Marzo 2014 - 12:12

    Poeretta non sa cosa dire, cerca di barcamenarsi. Quando arriva Mr. Kerry a chiedere di fare anche la ns. parte, dobbiamo ricordare che noi la ns. parte l'abbiamo sempre fatta. I problemi loro non devono essere anche nostri se i problemi nostri sono solo nostri. Marò docet.

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