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L'intervista

Mario Arpino: "Che autogol su Frattini e la Nato. Gli F35? Servono"

Mario Arpino: "Che autogol su Frattini e la Nato. Gli F35? Servono"

Il recente avvicendamento dei vertici Nato offre spunto di riflessione e dibattito sul tema, sempre spinoso, del ruolo del nostro Paese nel Patto Atlantico (del quale il nuovo segretario generale è l'ex premier norvegese Jens Stoltenberg) e nel contesto internazionale. Ci siamo rivolti all'ex CSM dell'Aeronautica Militare Italiana e firma di Affari Internazionali (organo dell'Istituto Affari Internazionali), generale Mario Arpino.

Cambio ai vertici Nato. Cosa cambierà davvero?
"Nulla che dipenda dalla presenza del vecchio oppure del nuovo Segretario Generale. Come più volte accaduto dopo la fine della guerra fredda, l'Alleanza – sebbene con una certa isteresi sugli eventi – periodicamente aggiorna il concetto strategico. Nel summit di South Wales del 5 e 6 settembre, sotto la presidenza di Anders Fogh Rasmussen, ancora una volta la Nato si troverà per riflettere sulla propria identità. Ne scaturiranno delle linee guida che il nuovo Segretario Generale, in forza a partire dal 1° ottobre, dovrà sviluppare, applicare ed adeguare alle nuove realtà. Si tratta di un processo lungo, ma mai traumatico".
Jens Stoltenberg, ex premier laburista sostenuto da Washington e Berlino. Un'altra ingerenza di Obama e Merkel nella politica internazionale?
"Eviterei di chiamarla ingerenza: sull'arena internazionale è normale che ciascuno giochi il proprio ruolo in funzione della forza – ovvero della capacità di influenzare gli eventi – che la propria dimensione gli consente. Sia Obama sia la Merkel hanno in mano delle ottime carte. Nonostante i tanti problemi, gli Stati Uniti sono pur sempre la più grande potenza economica e militare a livello globale e il maggiore azionista della Nato, mentre la Germania è certamente Paese europeo membro dell’Unione e della Nato che ha il maggior potenziale economico".
Fino al 24 marzo Franco Frattini era dato come favorito. Secondo lei, perché questo ripensamento?
"Non è proprio così. La candidatura di Franco Frattini – che nel ruolo sicuramente sarebbe stato in grado di fare molto bene – è stata annunciata troppo presto e, almeno all'interno, con toni trionfalistici. Quasi che la candidatura fosse da considerarsi di per se stessa già un successo. Cosa che, al contrario, non era affatto scontata. Non si è trattato, quindi, di un ripensamento, ma di una fretta di annunciare tutta nostra. Si sa, d'altro canto, che creare grandi aspettative può spesso portare a grandi delusioni…".
Brosio, Balanzino e Minuto Rizzo: segretari generali rimasti in carica diversi anni e che hanno svolto un buon lavoro. La scelta di Stoltenberg è mero avvicendamento dei quadri o sopravvive una volontà di voler escludere l'Italia dalla stanza dei bottoni?
"Solo Manlio Brosio, l'unico Segretario Generale italiano in sessantacinque anni di vita della Nato, è rimasto in carica all'incirca sette anni. L'incarico di Vice Segretario, mantenuto dall'Italia per oltre quarant'anni consecutivi, è di natura diversa. Unicamente in caso di delega o di vacanza del titolare il Vice diventa Segretario Generale Delegato e ne assume le funzioni. Quest'ultima evenienza è occorsa, per la durata complessiva di alcuni mesi, due volte all'ambasciatore Balanzino ed una volta all'ambasciatore Minuto Rizzo. Non ritengo che la scelta di Stoltenberg, peraltro votata all'unanimità, derivi dalla volontà che lei dice. Resta il fatto che, tra i 12 stati fondatori, l'Italia ha avuto questo incarico una volta sola, cinquant'anni fa, e che alcuni Paesi nordici – facciamo l'esempio di Gran Bretagna e Olanda, seguiti dal Belgio – lo hanno ottenuto due o tre volte. Poi, sono subentrate Danimarca e Norvegia. Lasciamo al lettore ogni altra considerazione".
Quali saranno, a suo avviso, i primi interventi (quelli più urgenti) del neo-eletto segretario?
"Non conosco – anche se li posso immaginare - i nuovi elementi di policy che scaturiranno dal vertice di South Wales. Non so nemmeno se all'epoca la crisi Russia-Ucraina si sarà attenuata, come tutti speriamo, o se avrà recrudescenze, com'è sempre possibile. In ogni caso i problemi del buon vicinato avranno un'elevata priorità nell'agenda del nuovo Segretario Generale. C'è poi da rassicurare e mantenere per quanto possibile tranquilli i nuovi membri dell'Est, cercando nel contempo di far fronte alle nuove responsabilità, anche in termini di dotazioni militari, che una possibile attenuazione del supporto degli Stati Uniti – oggi più interessati al Pacifico - certamente comporteranno anche per la Nato".
Secondo lei la vicenda dei nostri fanti di marina in India è affrontata dalla Nato con la giusta considerazione?
"In genere, abbiamo visto che le organizzazioni internazionali – Onu, Nato e Unione Europea – intervengono nella questione Fucilieri di Marina con una certa cautela, a mio avviso eccessiva. C'è la tendenza a considerala una questione bilaterale tra Italia e India. Ultimamente sembra di intravedere una sensibilità maggiore, ma ancora non abbastanza convinta".
Noi italiani siamo "costretti" a restare nel Patto Atlantico? Se no, cosa comporterebbe un nostro eventuale commiato?
"Mi pare che il tempo in cui alcune forze politiche del nostro Paese – tra bandiere rosse, striscioni iridati, bottiglie molotov e cortei – reclamavano a gran voce l'uscita dalla Nato, sia ormai lontano anni luce. Nessuno ci obbliga, se non i trattati sottoscritti per libera scelta. La Nato cambia proprio per rimanere attuale. Non mi sembra ci siano alternative, se non l'isolamento. Se noi abbiamo ancora un certo grado di credibilità internazionale lo dobbiamo alle grandi scelte il politica estera, non certo alle quotidiane, penose diatribe nazionali".
F-35, Lockheed Martin F35 II: ne abbiamo davvero bisogno?
"Consideriamo solo che tutti i nostri interventi all'estero, dalla guerra del Golfo alla Libia, dalla Bosnia e il Kosovo all'Afghanistan, sono stati possibili anche perché avevamo caccia-bombardieri Tornado e AMX. Si tratta di un arco di quasi 25 anni. Siamo tanti sicuri che nei prossimi 25 il mondo si sarà trasformato nei giardini dell'Eden? Personalmente, osservando ciò che fermenta così vicino a noi, ho qualche dubbio. Una cosa, invece, è certa: i primi AMX sono stati radiati già da tempo, e gli altri seguiranno a breve. Anche i Tornado hanno trent'anni di vita, e a breve cominceranno a seguire la stessa sorte. Ciò significa che entro dieci anni, a parte un po' di difesa aerea, l'Italia non disporrà più di un'Aeronautica Militare combattente".
Rifornire l'AMI di questi caccia è davvero necessario o si tratta di una scorciatoia per mantenere buone relazioni con la Nato?
"Attraverso il Consiglio Supremo della Difesa il Presidente della Repubblica ha auspicato la stesura di un Libro Bianco entro dicembre, impegno raccolto dal Governo e confermato davanti al Parlamento dal ministro della difesa. In altri Paesi, come Usa, Francia e Gran Bretagna, è una prassi consolidata. Da noi no, si preferiscono le esternazioni occasionali. Un po’ di pazienza, e per la fine dell’anno, i cittadini avranno finalmente modo di saperne di più sulla nostra politica delle alleanze, su quella di sicurezza e difesa e sulle dotazioni necessarie. Ne hanno diritto".

di Marco Petrelli
Twitter: marco-petrelli@libero.it

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