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Poveri tedeschi

Nella Germania della Merkel un milione e mezzo di persone è indigente

Angela Merkel

Un esercito di 'working poor', lavoratori con salari bassissimi, e un vero boom dei centri di distribuzione dei viveri per i poveri (o incapienti, come si dice in Italia), passati da 35 nel 1995 ad almeno 900 in tutta la Germania. E' l'altra faccia del boom economico che la Germania ha vissuto negli ultimi anni, propiziato dalle riforme dell’Agenda 2010, introdotte dai governi del cancelliere Gerhard Schroeder, dell’Spd. Ad analizzare questo lato, poco conosciuto all’estero, dell’economia della locomotiva d’Europa è Patricia Szarvas, giornalista economico finanziaria, in un libro pubblicato da Ube, "Poveri tedeschi. Il lato oscuro del benessere" (156 pagine, 15 euro cartaceo, 8,99 e-book).

Un milione e mezzo di indigenti - “Nel marzo 2013 - spiega l’autrice, che ha lavorato per molti anni per la Cnbs di Londra, prima di trasferirsi in Germania, dove ha collaborato con il canale televisivo tedesco N24 e con Rai3 - incappai in un report di Bloomberg.com dal titolo 'Working poor: il dilemma della Merkel nell’anno delle elezioni, mentre il divario economico aumentà. Turbata, mi chiesi perchè mai Bloomberg sentisse il bisogno di scrivere un articolo su quanti, pur avendo un’occupazione, venivano definiti working poor”. Il libro è un viaggio-inchiesta che indaga in profondità, dall'interno, il boom germanico, sistematizzando dati e posizioni che si ritrovano spesso in ordine sparso o sono accessibili solo agli addetti ai lavori. Approfondendo la crescente disuguaglianza sociale in Germania “scoprii - continua Szarvas - che oggi la Germania conta almeno 900 centri di distribuzione viveri, rispetto ai 35 del 1995, e che il numero di tedeschi che hanno bisogno di un pasto caldo al giorno è raddoppiato in cinque anni, arrivando a 1,5 milioni”.

Assistenza sociale - Secondo il presidente dell’Istituto di ricerca Ifo di Monaco, Hans-Werner Sinn, che ha firmato la prefazione, la causa è da ritrovare “nelle dolorose riforme sociali introdotte dall’Agenda 2010 durante il governo Schroder”. Obiettivo dell’Agenda 2010 era la lenta sostituzione dei sussidi di disoccupazione e il passaggio della disoccupazione di lunga durata all’assistenza sociale, nonchè un integrazione salariale per chi percepite un salario basso”. In sintesi, meno soldi per chi sta a casa, più soldi per chi lavora. “In effetti con queste riforme il Pil della Germania è aumentato ed è aumentato lo stipendio medio”, afferma Szarvas, ma attraverso interviste a politici, economisti, operatori sociali, Ceo, beneficiari di sussidi pubblici, lavoratori, l’autrice conclude che “uno dei principali impatti dell’Agenda 2010 è stato l’ampliamento senza precedenti del settore occupazionale a bassa retribuzione e di conseguenza l’incremento dei working poor”.
Storie attraverso le quali l’autrice mostra cosa si cela dietro l'Agenda 2010, le riforme Hartz e i dati statistici ufficiali, mostrando quanto sia controversa. E come l’approccio di Schroder, 'Fordernn und fordern', ovvero 'Sostenere ed esigere', abbia fatto scivolare milioni di persone ai margini della società. Szarvas ha avuto l’opportunità di intervistare lo stesso Schroder che “ammette per primo di avere le idee chiare su quali siano gli aspetti delle sue riforme che hanno bisogno di essere rivisti, perchè, in alternativa, non è difficile ipotizzare che cosa accadrà alla competitività e alla stabilità della Germania nel lungo periodo”.

La sfida della Merkel - In questo quadro, la cancelliera Angela Merkel fino a poco prima delle elezioni 2013 elogiava i risultati delle riforme di Schroder e chiedeva agli altri paesi di prenderne nota. “Ma - dice Szarvas - gli effetti collaterali e la parte oscura non vanno ignorati. Se non vi si pone mano, è difficile che la stessa Germania possa mantenere a lungo la sua posizione di locomotiva europea. Riforme che danno vita a condizioni precarie non possono essere un valido cammino. Anzi, sono una bomba a orologeria”. Trovare il giusto equilibrio a questo punto è la grande sfida del momento per la Cancelliera che ha già iniziato ad affrontare le questioni chiave: il salario minimo, l’abbassamento dell’età della pensione da 67 a 63 anni per chi ha versato almeno 45 anni di contributi, migliori pensioni, lavoro temporaneo e immigrazione. Inoltre, entro il 2016 almeno il 30% dei consiglieri indipendenti delle aziende quotate in borsa dovrà essere donna e il 3% del Pil sarà destinato alla ricerca. Secondo molti, però, l’obiettivo principale deve essere quello di far rientrare nel mondo del lavoro i 2,9 milioni di disoccupati. E' difficile dire se la strada tedesca sia quella giusta. Ogni paese ha strutture e politiche proprie, ma i paesi europei possono apprendere una cosa fondamentale dall’esempio della Germania: le riforme strutturali sono fattibili e ripagano. “Tuttavia - conclude l'autrice - i lati oscuri dell’Agenda devono fungere da guida per evitare di compiere gli stessi errori. La ricerca dell’equilibrio e della pace sociale è la principale sfida che tutta l’Europa si trova ad affrontare”.

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Commenti all'articolo

  • Picobello

    21 Aprile 2014 - 20:08

    Rispondo a "brontolo1" - ma quale passo più lungo della gamba, noi abbiamo avuto Schröder ed ora la Merkel, due statisti, che ci invidiate tutti, per questo ne parlate male, non ascoltate i politici come Salvini, che ha capito bene, che ogni volta che dà la colpa alla Germania, crede di accumulare voti, ma vedrete che batosta avranno. In EU c'è solo un Berlusconi e lo avete voi. Andate a lavurar..

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  • brontolo1

    10 Aprile 2014 - 21:09

    la germania il passo più lungo della gamba l'ha fatto quando ha avuto lìdea di caricarsi addoso l'ex ddr!ha parato il colpo poichè l'ha scaricata addossso all'europa,ma a tutto c'è un limite!

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    • walter112

      11 Aprile 2014 - 09:09

      Se mai la Germania il passo lo fa sempre più corto della gamba, visto che tutti gli organismi internazionali la invitano ad alzare i salari e consumare di più, e visto che accumula avanzi commerciali dell'ordine di 200 miliardi di euro l'anno, per dirla in breve, negli ultimi 10 anni ha fatto 4 volte l'avanzo commerciale della Cina. E sciaquarsi la bocca prima di parlare di germania, è meglio.

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  • brontolo1

    10 Aprile 2014 - 20:08

    @walter,sei solo un povero "untermensch"!

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    • walter112

      11 Aprile 2014 - 09:09

      No sono un Uebermensch

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  • walter112

    10 Aprile 2014 - 20:08

    Della potenza tedesca, si è accorto anche il nostro amatissimo Silvio, che per una frasettina detta a mezza bocca sulla Cancelliera, adesso si trova ai servizi sociali, senza avere ancora capito bene come possa essere successo.

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