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L'altra faccia del Lìder Màximo

Fidel Castro, la moglie lo tradiva

È un ritratto dissacrante del "Fidel infidèle" (cioè, infedele), quello che emerge dal libro La vita nascosta di Fidel Castro (pp. 336, euro 19,95), appena edito in Francia da Michel Lafon. Un Castro traditore, non solo perché fedifrago compulsivo, capace di cornificare le due mogli con amanti seriali (l'autore ne conta sei ufficiali, più svariate avventure); ma anche perché rinnegatore degli ideali della rivoluzione cubana, in nome di soldi, bella vita e alta cucina.
Dal racconto di Juan Reinaldo Sánchez, ex pretoriano del Líder Máximo per 17 anni, poi pentitosi, incarcerato e fuggito a Miami, viene fuori la parabola di un Ricco Crapulone, cultore dello sfarzo e della pancia piena, alla faccia dei poveri cubani, cui imponeva dosi razionate di alimenti. È sconvolgente la descrizione di una tipica cena trimalcionica a casa Castro (una tenuta enorme di trenta ettari a Punto Cero). Sedutosi a tavola, Fidel ingurgitava, nell'ordine, «pesce grigliato, frutti di mare, brodo di pesce, pollo, montone, prosciutto crudo pata negra, riso, fagioli rossi, legumi verdi, patate, pastinaca», e poi, a condire il tutto, un vino algerino e una marmellata di fichi iracheni, speditagli personalmente da Saddam Hussein.

Se lo stomaco di Castro, a quei tempi, doveva avere una capienza esorbitante, non da meno erano i suoi polmoni. In virtù di un'ampiezza toracica da atleta, Fidel - racconta Sánchez - era un grande appassionato di pesca subacquea e di frodo. Per quelle immersioni il Líder della rivoluzione cubana si faceva trasportare sull'isola di sua proprietà a bordo di uno yacht extralusso, l'Aquarama II, che aveva un corpo di origine capitalista (replicava il modello di un barcone confiscato a un uomo di Fulgencio Batista) e un'anima di matrice comunista (i suoi quattro motori erano stati offerti da Leonid Brežnev). Giunto alla meta, il Líder Máximo costringeva gli uomini della sua scorta a seguirlo nella caccia sottomarina «per essere protetto dall'attacco di squali, barracuda e pesci spada». E, una volta tornato in spiaggia, banchettava abbondantemente a suon di orate, palamite e aragoste.

Pure la vita sentimentale di Fidel non era esente da eccessi. Castro collezionava donne: «Gli piacevano tutte magre e bionde», ricorda Sánchez. In base a questi parametri il leader cubano scelse la sua seconda moglie, Dalia Soto del Valle, tenuta nascosta all'opinione pubblica per quasi quarant'anni. La cornificò ripetutamente, partendo dalla sua segretaria particolare Celia Sánchez, e proseguendo con le interpreti Juana Vera e Pilar, mentre durante i viaggi si consolava con l’hostess Gladys. Ogni dongiovanni, tuttavia, ha la sua nemesi. E così anche Castro subì la giusta ripicca della moglie, la quale lo tradì con Jorge, uomo della sua scorta, perdipiù nella casa della suocera...

Fidel aveva anche il tempo di tenere in piedi le relazioni internazionali con gli Stati amici. Nel 1972, in un moto di generosità, Castro regalò un'intera isola alla Germania Est. Il leader della DDR, Erich Honecker, per sdebitarsi, donò a Fidel il busto gigante di un semi-ignoto martire comunista, tale Ernst Thälmann. Castro però, trovando il cadeau troppo ingombrante, preferì impiantare quella scultura nell'isola appena ceduta. La cerimonia di inaugurazione si tenne alla presenza dei due capi di Stato e di un numero cospicuo di iguane e pellicani (non c'era nessun altro essere umano, visto che l'isola era disabitata).

di Gianluca Veneziani

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Commenti all'articolo

  • thorglobal

    30 Maggio 2014 - 13:01

    I capi-popolo companeros alla lunga assaporano le delizie della vita,alla faccia del popolo che si fa incantare dalle sirene.

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