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La svolta di Morales

Bolivia, legalizzato il lavoro minorile a partire dai 10 anni

Bambino boliviano al lavoro

La Bolivia è il primo Paese ad aver legalizzato il lavoro minorile a partire dai 10 anni. Il Congresso ha approvato il disegno di legge all’inizio del mese di luglio e il vice presidente Alvaro Garcia ieri ha siglato la legge al posto del presidente Evo Morales, in viaggio. Lo riferiscono fonti governative. I sostenitori del disegno di legge spiegano che abbassare l’età minima di lavoro da 14 a 10 anni riconosce la realtà di molte famiglie povere in Bolivia, che non hanno altra scelta che far lavorare i propri figli. Studi del governo boliviano calcolano che un milione di bambini boliviani lavori regolarmente, rappresentando il 15% della forza lavoro. I piccoli sono impiegati nel settore tessile, nelle aziende e come venditori ambulanti, raccoglitori di foglie di coca e facchini ai mercati. Uno su tre non frequenta la scuola.

Sicurezza - «Il lavoro minorile esiste già in Bolivia ed è difficile da combattere. Piuttosto che perseguitare quelle famiglie vogliamo proteggere i diritti e garantire la sicurezza nel lavoro dei bambini», ha dichiarato ad Associated Press il senatore Adolfo Mendoza, uno dei promotori del disegno di legge. Uno studio del 2008 svolto dal governo boliviano dimostra che 850mila bambini nel Paese di età tra i 5 e i 17 anni lavoravano, la metà in campagna. Quasi nove su 10 erano impiegati negli incarichi più faticosi, come raccoglitori di canna da zucchero e operai nelle miniere sotterranee.

Il sindacato dei bambini - La riforma, che a prima vista sembra mettere un giogo alla spensieratezza, è invece una vittoria del Sindacato dei Bambini Boliviani (Unatsbo), che negli ultimi tre anni si è mobilitato in scioperi, volantinaggi e proteste, scontrandosi anche con la polizia su quella stessa Plaza Murillo di La Paz, da cui qualche mese più tardi i suoi membri sono entrati al Palacio Quemado, sede del governo, per essere ricevuti dal presidente Evo Morales. In effetti, però, qualche problema di compatibilità tra questa legge e i trattati internazionali firmati dalla Bolivia, è sorto. «Abbiamo previsto delle eccezioni – spiega Henry Apaza, 17 anni e la spilletta dell’Unatsbo sul petto – il limite restano i 14, come chiede l’Onu, ma si scende a 12 o a 10 se è un’iniziativa volontaria. La consideriamo una necessità e parte della nostra istruzione. Poi, sono garantiti gli stessi diritti degli adulti, e, su otto ore, due devono essere per forza spese a scuola».

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Commenti all'articolo

  • colombinitullo

    18 Luglio 2014 - 18:06

    Hanno ragione, tanto vale proteggerli.

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