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Jihad, l'allarme in Gran Bretagna: sempre più guerriglieri dell'Isis in Siria tornano in Patria

Jihad, l'allarme in Gran Bretagna: sempre più guerriglieri dell'Isis in Siria tornano in Patria

Vado in Siria, divento jihadista, combatto e torno in Patria. E' la parabola di alcune decine di combattenti islamici britannici, volati a Damasco per arruolarsi nelle milizie contro il regime di Bashar Assad ma trovatisi "a sorpresa" coinvolti nel conflitto "ideologico" e radicale dell'Isis. Jihadisti per caso, insomma. L'interrogativo sollevato dall'inchiesta dell'autorevole quotidiano inglese The Times è semplice: "Ci si può fidare di loro?". I servizi segreti europei, come rivelato dal sottosegretario italiano con delega all'intelligence Marco Minniti, hanno già lanciato l'allarme: la minaccia terroristica per l'Europa non arriva tanto da fuori, quanto dai cittadini comunitari vicini alla Jihad, che possono viaggiare liberamente e hanno per così dire mani libere (o più libere degli extracomunitari) per organizzare attentati. Logico dunque sottolineare la difficoltà di reinserimento degli ex guerriglieri. Abituati a convivere per mesi con i tagliagole (il più famoso di loro, guarda caso, è proprio un inglese, quel John il Boia che ha decapitato Foley e Sotloff) e a condividere con loro fanatismo e ideologia, saranno in grado di reinserirsi nella società occidentale o porteranno in dote un carico enorme di odio e violenza? 

Carcere in patria o guerra in Siria - Per ora, a frenare il rientro in patria dei jihadisti inglesi, è la paura di andare incontro a pesantissime condanne giudiziarie. Come riporta il Giornale, un gruppo di trenta combattenti ha già comunicato alle autorità inglesi di essere disposto a sottoporsi a un processo di sorveglianza in cambio dell'immunità da ogni misura carceraria al ritorno in Europa. Un portavoce dei combattenti pentiti ha scritto invece all'International Centre for Study of Radicalisation and Political Violence (ICSR) del King's College di Londra per spiegare il loro "dramma": "Siamo arrivati in Siria per combattere il regime di Assad e siamo stati coinvolti in una guerra tra bande. Non era il motivo per cui siamo venuti qui, ma se tornassimo in Gran Bretagna finiremmo subito in carcere. Così siamo costretti a combattere: è l'unica opzione". In Inghilterra i terroristi rischiano fino a 30 anni di carcere: una pena che spaventa i circa 500 cittadini britannici partiti per il Medio Oriente con l'intenzione di combattere la loro Guerra Santa. Di quei 500, 20 sono già morti in combattimento, altri 260 sono tornati e 40 di loro sono in attesa di processo.

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Commenti all'articolo

  • giornali

    06 Settembre 2014 - 17:05

    FANTASTICO! Possiamo possiamo di nuovo raccontare ai bambini storie sull'UOMO NERO senza essere accusati di razzismo.

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  • Kallianos

    05 Settembre 2014 - 20:08

    La mia convinzione è che il ritorno nei paesi d'origine di questi transfughi convertiti all'Islam è funzionale ad una manovra di infiltrazione per poter agire con attentati e devastazioni, seminando terrore e morte, per affermare la loro potenza e capacità distruttiva, la supremazia della loro religione, la loro verità come verità assoluta. Sarebbero come gli Achei nascosti nel Cavallo di Troia.

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  • marotta2

    05 Settembre 2014 - 17:05

    ci sono dei confini oltre i quali non si può andare e superati i quali non si può tornare indietro , questa è la mia opinione , quindi , fossi colui che è competente per decidere sul loro eventuale rientro , il mio sarebbe un NO

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  • jacaree1

    05 Settembre 2014 - 17:05

    quale sarebbe l'utilità nel riprenderseli? che restino pure dove sono fino ad esaurimento

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