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Consultazioni di midterm

Elezioni in Usa, la riscossa dei rampolli: eletti Bush e Kennedy, non ce la fa Carter

Elezioni in Usa, la riscossa dei rampolli: eletti Bush e Kennedy, non ce la fa Carter

Le elezioni di midterm di ieri hanno segnato anche l’esordio sulla scena politica di 'rampolli' di importanti dinastie politiche americane. Come Ted Kennedy Jr (nella foto), figlio del defunto senatore e nipote di Jfk, che è stato eletto senatore del Congresso del Connecticut, stato dove il 53enne avvocato specializzato in questioni ambientali vive da circa 20 anni. Nel 2012 si era fatto il suo nome come possibile candidato al seggio del Massachusetts, feudo elettorale della dinastia democratica, che per 47 anni era stato del padre Ted, morto nell’agosto del 2009, ma alla fine evidentemente aveva preferito iniziare dalla gavetta una  carriera politica nello stato della sua vita professionale. È stato invece confermato deputato del Massachusetts Joseph Kennedy III, il nipote di Bob, che con l’elezione di due anni fa aveva riportato un Kennedy al Congresso di Washington.

Carter trombato - Anche gli altri due rampolli che ieri hanno debuttato in politica, con esiti opposti però, hanno puntato agli stati di famiglia: George P.Bush, figlio di dell’ex governatore della Florida Jeb , e nipote dei due ex presidenti Bush, che è stato eletto ad un incarico statale in Texas. E Jason Carter che ha cercato di emulare il nonno Jimmy che prima di essere eletto presidente è stato governatore della Georgia. Ma il 39enne democratico, che nel 2010 era stato eletto al Senato locale, non è riuscito a superare il governatore repubblicano Nathan Deal che è stato rieletto.

Il giovane Bush - La stampa americana ha particolarmente seguito l’esordio in politica del giovane Bush, 38enne avvocato di Fort Worth che ha dalla sua un nome blasonato della politica americana ed un aspetto da star di Hollywood, ha scelto quindi la strada della gavetta per seguire le orme dei familiari, il nonno e lo zio ex presidenti degli Stati Uniti ed il padre ex governatore della Florida, che in molti continuano ad indicare come un possibile candidato repubblicano per le presidenziali del 2016. La sua vittoria alla guida dell’agenzia del Texas che gestisce i diritti mineraria costituisce comunque uno strappo alla tradizione della dinastia repubblicana, dal momento che tutti i Bush, a partire dal fondatore della dinastia, Prescott, il finanziere e poi senatore del Connecticut, bisnonno di cui George P. porta il middle name, sono sempre stati sconfitti al primo tentativo elettorale. E sicuramente costituisce il prologo di una più ambiziosa carriera politica, dal momento che molti considerano George P. «una sorta di ponte verso il futuro del partito repubblicano», come ha commentato Mark Jones, politologo della Rice University. Nonostante la dinastia dei Bush rappresenti il vecchio establishment contro il quale si è mobilitato il Tea Party, George P, figlio di Columba, moglie messicana di Jeb, potrebbe essere la chiave per l’apertura, quanto mai necessaria per il partito repubblicano, verso l’elettorato ispanico, sempre più cruciale in Texas e nell’intero paese.

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