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Tre giorni a casa di Erdogan

Papa Francesco in Turchia: "Sia luogo di dialogo e pace"

Papa Francesco in Turchia:  "Sia luogo di dialogo e pace"

La Turchia che rappresenta "un ponte naturale tra due Continenti", per Papa Francesco deve diventare "non soltanto un crocevia di cammini, ma anche un luogo di incontro, di dialogo e di convivenza serena tra gli uomini e donne di buona volontà di ogni cultura, etnia e religione". Ecco il messaggio che il Pontefice ha rivolto ai responsabili del governo turco attraverso il breve testo scritto a mano sul "Libro d’Oro" del Mausoleo di Ataturk, dopo aver deposto un cesto di rose bianche e rosse sul mastodontico cenotafio del primo presidente della Turchia laica, protagonista però anche della controversa stagione che negli anni ’10 del secolo scorso seguì alla disgregazione dell’Impero Ottomano, con massacri dei quali hanno fatto le spese i cristiani armeni (300mila secondo la Turchia, circa un milione secondo gli armeni).

Visita apostolica - La visita al mausoleo e la successiva tappa al palazzo presidenziale di Ankara, gigantesco edificio voluto da Erdogan per celebrare se stesso (ha più di 1000 stanze, si estende su una superficie di 300mila metri quadri, ben più della Casa Bianca e del Cremlino, con un costo di oltre 350 milioni di euro, come riportano i media turchi) precedono la visita al patriarca Bartolomeo I e ai cristiani locali, domani a Istanbul. Il Papa "chiamato quasi dalla fine del mondo" si conferma un abile diplomatico, dotato della flessibilità necessaria per contribuire in modo efficace alla causa della pace e del dialogo. Questa grande accortezza spiega anche le parole affidate, prima di partire per Ankara, al quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, che vanno lette come un messaggio rassicurante al mondo ebraico mentre Bergoglio si appresta a compiere gesti e pronunciare parole di amicizia verso l’Islam. "Condanno fermamente ogni tipo di violenza in nome di Dio. Ho seguito l’inquietante escalation in Gerusalemme e in altre comunità della Terra Santa con molta preoccupazione e prego per le vittime e tutti coloro che soffrono per inaccettabile violenza che non risparmia luoghi di culto", dice nell’intervista diffusa mentre era in volo. "Dal profondo del mio cuore faccio appello a tutte le parti coinvolte di porre fine all’odio e alla violenza e lavorare alla riconciliazione e alla pace. È difficile costruire la pace, ma vivere senza pace è un incubo", afferma il Pontefice ribadendo che "dobbiamo dire in modo assolutamente chiaro che l’antisemitismo è un peccato". "Le nostre radici sono nell’ebraismo. In ogni cristiano c’è un ebreo e non puoi essere un vero cristiano se non riconosci le tue radici ebree. Non intendo l’ebraismo nel senso etnico e delle origini, ma dal punto di vista religioso", ricorda il Papa che riconferma anche l’intenzione di aprire gli archivi vaticani sul periodo della shoah e replica ai "detrattori" di Pio XII.

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