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Tragedia nell'Adriatico

Norman Atlantic, incendio, ritardi e recupero: i tre misteri dietro il naufragio

Norman Atlantic, incendio, ritardi e recupero: i tre misteri dietro il naufragio

Sarà certamente solo un caso. Però in Italia ogni volta che c’è un disastro saltano fuori ritardi, pasticci e misteri oscuri. Che presumibilmente anche nel caso dell’incendio del traghetto Norman Atlantic costringeranno magistrati e giornalisti ad occuparsi della vicenda per anni. I magistrati pugliesi dovranno prima di tutto appurare perché - se è vero che il primo allarme incendio era stato lanciato alle 4.21 quando la posizione della nave era a circa 30 miglia dalla costa salentina - ci si è messo tanto ad intervenire, lasciando la nave per 37 ore in balia di una tempesta tra la Grecia, l’Albania e l’Italia.

E poi bisognerà scoprire dove e come sia scoppiato l’incendio. Se nella stiva, nella sala macchine o nei garage che trasportavano auto e camion da Patrasso all’Italia tra sabato e domenica.
Solitamente le navi hanno porte tagliafuoco e compartimenti stagni. Sistemi automatici per isolare allagamenti e incendi. Gli armatori del nuovo traghetto (e così anche l’associazione di categoria Confitarma), sostengono che la Norman «era in ottime condizioni». «La Norman Atlantic, una nave conforme a tutte le regolamentazioni internazionali», sottolinea una nota dell’associazione degli armatori, «costruita solo da 5 anni in uno dei migliori cantieri del mondo specializzato proprio nella costruzione di traghetti e da sempre di proprietà degli Armatori Visentini, era in ottime condizioni sotto il profilo della sicurezza, come comprovato proprio dalla recente visita tecnica che aveva messo in evidenza, in un quadro di eccellenza delle sue dotazioni, soltanto marginalissime misure da migliorare, nessuna delle quali ritenuta, anche lontanamente, un pericolo per la sicurezza della navigazione». E allora viste le «eccellenze delle sue dotazioni» cosa è successo? La nave resa ingovernabile (senza propulsione e timone), l’impianto elettrico fuori servizio (anche quello di emergenza), i sistemi anti-incendio inutili (o inutilizzabili). Una catena di sfortunate coincidenze?

A sole 30 miglia marine dalla costa italiana (meno di 55 chilometri terrestri), si è scatenato l’inferno. Certo far uscire per mare la San Giorgio - l’unità anfibia della Marina Militare - impiegata in tutte le missioni più delicate (dalla Somalia al terremoto in Turchia fino al salvataggio di oltre 16mila persone a largo della Sicilia) - non è cosa da poco. Però un rimorchiatore d’altura (ne sono stati inviati subito 2), solitamente riesce a tenere a bada una nave anche durante le tempeste peggiori. Questa volta no.

Altro mistero da svelare l’effettiva presenza nelle stive di materiali altamente esplosivi e incendiabili. Per quasi 12 ore gli idranti delle navi accorse hanno sparato getti per contenere le fiamme e il calore. E senza considerare che l’equipaggio (oltre 50 persone) avrà provato senz’altro a domare inizialmente le fiamme. Anche il recupero del relitto si è trasformato in un giallo tanto da costringere la compagnia armatrice a spiegare perché il salvataggio del traghetto sia stato affidato ad una compagnia privata: «In merito ai dubbi espressi circa la scelta operata nell’affidare le operazioni di recupero e salvataggio della nave ad una società privata, nonché circa la possibilità che tale scelta possa essere finalizzata a sottrarre la nave alle indagini da parte dell’autorità giudiziaria», spiega un piccato comunicato della Visemar di Navigazione, la scelta di chiedere l’intervento della Smit Salvage, compagnia specializzata nel soccorso delle navi in difficoltà «non ha altro interesse che l’accertamento della verità». La Norman dovrebbe rientrare in Italia oggi, mare permettendo.

di Leonardo Marisol

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Commenti all'articolo

  • marcomasiero

    01 Gennaio 2015 - 00:12

    clandestini avranno scaldato la minestra "fumandosi" una nave. Con mare 7, 8 e vento 50 nodi vi voglio vedere "abbordare" una nave per rimorchio o "portare aiuti" come si ciancia. Anche fare poche miglia può chiedere ore ! proprio su Nave San Marco con mare 9 nel 91 abbiamo divelto tutto il possibile e messo tre giorni da Messina a Taranto. La nave era poi in acque greche perchè siamo andati noi ?

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  • ryckard56

    31 Dicembre 2014 - 15:03

    sono un ex ufficiale della marina mercantile e posso dire che il comandante è sicuramente il principale responsabile di questo disastro,perchè non si parte con clandestini,specialmente stivati nei garage dove ci sono mezzi con carburante.se ci sono clandestini vanno messi sotto chiave e consegnati alle autorità.ma se il numero diventa elevato allora vuol dire che la cosa è tollerata.

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  • mab

    31 Dicembre 2014 - 13:01

    I clandestini nascosti nelle stive avranno acceso un fuoco per riscaldarsi ed ecco il dramma...........

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  • Ermocrate

    31 Dicembre 2014 - 11:11

    PROBABILI CAUSE INCENDIO: Emblematico e' il fatto nella storia dell'aviazione commerciale di un DC8 operante in medio oriente, andato a fuoco . Incendio dovuto al fatto che alcuni pellegrini accesero a bordo un fornelletto a gas per prepararsi del the. E in quel caso perirono tutti in quanto anche se l'aereo era a terra la pressurizzazione gia' operativa impedi' l'apertura delle porte.

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