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L'attentato a Parigi

Charlie Hebdo, mezzo secolo di satira dissacrante 

Charlie Hebdo, mezzo secolo di satira dissacrante 

Con humour caustico e spirito irriverente, il settimanale satirico francese Charlie Hebdo non ha mai rinunciato all’ironia in punta di penna (e di matita) e alla difesa dei diritti e delle libertà individuali. A partire dal 1960, quando ancora si chiamava Hara-Kiri e si autodefiniva un «giornale stupido e cattivo», è stato protagonista di innumerevoli battaglie e polemiche.
Nel 1970, in occasione della morte di Charles De Gaulle, l’Hebdo scandalizzò la Francia con una copertina dal titolo «Bal tragique a Colombey, un mort», ballo tragico a Colombey (la residenza del Generale), un morto. Un’iniziativa che il ministero dell’Interno censurò con il blocco delle pubblicazioni e l’interdizione dello staff, diretto da Francois Cavanna. Disegnatori e giornalisti non si diedero per vinti e aggirarono il divieto dando vita al Charlie Hebdo, riferimento al celebre Charlie Brown dei Peanuts. Vicino alla gauche ma pungente anche con gli esponenti di centrosinistra, l’Hebdo balzò di nuovo alle cronache nel 1992, con la pubblicazione di una tribuna dibattito intitolata ’Coraggio intellettuale' e dedicata all’opera di Oriana Fallaci ’La rabbia e l’orgoglio'. Nell’articolo si parlava di una «crociata» dell’Islam verso l’Occidente: parole che suscitarono un coro di polemiche e l’accusa di contenuti razzisti.
Ma è nel 2006 che l’Hebdo divenne noto al pubblico internazionale con la scelta di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten. Le vendite balzarono in un giorno dalle 140mila alle 400mila copie, facendo adirare il mondo islamico e spingendo il Consiglio francese del culto musulmano a chiedere il ritiro delle copie dalle edicole. Incriminato per razzismo, l’allora direttore Philippe Val fu assolto l’anno dopo da un tribunale francese. La battaglia contro i tabu dell’estremismo islamico è proseguita nel tempo, fino all’ultima provocazione: il numero speciale dedicato alla vittoria degli islamisti in Tunisia. In copertina spicca una sacrilega immagine di Maometto che promette «cento frustate se non morite dal ridere». «Sì, l’Islam è compatibile con l’umorismo», hanno scritto i redattori del settimanalè, disegnandovi accanto il Profeta islamico con un naso rosso da clown. Prima che l’edizione arrivasse nelle edicole, la sede della rivista è stata distrutta da un incendio provocato da un lancio di molotov.

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Commenti all'articolo

  • enrico2015

    07 Gennaio 2015 - 17:05

    Come mai dal cosi detto" Islam moderato" non si leva alcuna voce di dissenso ? Secondo me l'Islam moderato non esiste.

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