Cerca

Dietro le quinte

Tre giorni di sangue e terrore a Parigi, misteri ed errori: tutto quello che non torna

Tre giorni di sangue e terrore a Parigi, misteri ed errori: tutto quello che non torna

Dopo tre giorni di puro terrore, per Parigi e la Francia, è tempo di un primissimo bilancio. Tutto è iniziato con la strage nel Charlie Hebdo, dove i fratelli Kouachi hanno sterminato 12 persone. La loro colpa? La tagliente ironia contro l'islam. Quindi la morte della poliziotta a Montrouge, prima bollata come un caso a sé stante, poi invece rivelatasi un caso legato a doppio filo col blitz nella redazione del Charlie. Dunque la caccia all'uomo, anzi agli uomini, durata tre giorni: tre lunghi giorni in cui Said e Cherif Kouachi sono riusciti a fuggire, proprio come era rimasto latitante Amedy Coulibaly, l'omicida della poliziotta. Infine il drammatico epilogo: altri morti, almeno quattro, tra gli ostaggi del negozio Kosher di di Parigi. Uccisi anche i tre terroristi. Resta il terrore. Resta una lunga e orripilante scia di sangue. E restano parecchi dubbi e misteri.

Allarme ignorato - Uno su tutti: proprio oggi, mentre gli occhi di tutto il mondo erano fissi sul dramma vissuto dalla capitale transalpina, si è scoperto che i servizi segreti algerini avevano avvertito l'Eliseo. "Attacco devastante imminente". Allarme ignorato, evidentemente. E l'attacco devastante, poi, c'è stato. Ed è stato firmato proprio da due franco-algerini convertiti all'islamismo fanatico. Due soggetti già noti alle autorità francesi: Cherif fu condannato a tre anni e poi scarcerato. Da tempo i servizi erano sulle sue tracce. E allora perché quell'allarme algerino è stato ignorato, o sottovalutato? Se questo è un dubbio macroscopico, se questo è un fatto confermato dai servizi segreti algerini, ci sono poi molti altri interrogativi, molti altri particolari che, per ora, non hanno spiegazione.

Invisibili - Si parte dalla fuga dei due fratelli dopo la strage nella redazione del Charlie: come è possibile che dopo aver firmato la mattanza in centro a Parigi siano riusciti a dileguarsi? Come possono aver addirittura abbandonato la città? Quale falla nel sistema di sicurezza glielo ha permesso? Dunque il rincorrersi incontrollato di notizie sulla loro posizioni, così come arrivavano notizie su un presunto complice del quale c'era nome e cognome, e che eppure al momento della strage si trovava all'interno della sua scuola, e con i folli islamici non c'entrava nulla: si è presentato di sua spontanea volontà al commissariato, terrorizzato, per smentire le notizie che circolavano su di lui. Ma torniamo alla fuga. I Kouachi, il giorno successivo alla strage, vengono avvistati a una pompa di benzina a qualche chilometro da Parigi: sono loro, e sempre loro, gli uomini più ricercati d'Europa, ri-spariscono nuovamente nel nulla. E ancora ci si chiede: come è possibile che chi si è macchiato del più grave attacco terroristico della storia recente francese sia riuscito a farla franca così a lungo?

La fonte - In questi tre giorni le informazioni mediate dalla stampa sono stato contraddittorie: le autorità francesi volevano il massimo silenzio per evitare di compromettere la caccia all'uomo. Certo, questo era voluto. Eppure la ridda di voci, indiscrezioni e soffiate errate, in qualche modo, dimostra che in molti non avevano capito che cosa stesse realmente accadendo. Per capire bene che cosa fosse in atto ci è voluto un uomo nascosto in un cartone, l'ostaggio "a loro insaputa", l'uomo chiuso nella tipografia di Dammartin-en-Goele occupata sin dal mattino dai Kouachi che è riuscito a fornire importanti informazioni alle teste di cuoio che presidiavano la zona prima di essere salvato. Perché attendere così a lungo prima del blitz se, forse - è possibile, è ipotizzabile - le forze speciali francesi sapevano che i fratelli terroristi non avevano ostaggi (tanto che sarebbero stati loro ad uscire dalla tipografia, sparando all'impazzata)? Perché attendere così a lungo e concedere all'altro folle, Amedy Coulibaly, di prendere possesso del negozio kosher e di consumare una nuova strage? Lo aveva detto, Coulibaly: "Se non liberate i fratelli uccido gli ostaggi".

Il terzo uomo - Ecco, Coulibaly. Le falle dell'apparato di sicurezza francese sono emerse fragorosamente anche ri-osservando il "caso parallelo", iniziato con l'omicidio della poliziotta Clarissa Jean Philippe a Montrouge. Ad ucciderla fu proprio Coulibaly, anche se probabilmente per ragioni di sicurezza ci è stato detto che l'omicidio non centrava nulla col Charlie (o forse si è trattato di un altro errore?). Come è possibile che un uomo che uccide una poliziotta riesca a fuggire, a farla franca, nel successivo alla strage al Charlie Hebdo? E soprattutto come è possibile che lo stesso uomo, quando il giorno ancora successivo a Parigi l'allarme terrorismo era ai massimi livelli, quando la caccia ai Kouachi stava per arrivare all'epilogo, riuscisse a prendere possesso di un supermercato e di altri ostaggi, di molti ostaggi? Il risultato, è noto, è stato un bagno di sangue sul quale, ad ora, le autorità francesi non hanno voluto ancora tracciare un bilancio ufficiale (le stesse autorità francesi che per tutto il pomeriggio hanno parlato di "cinque ostaggi", quando erano molti di più).

"Donna in fuga" - Infine, legata a doppio filo al "terzo uomo", quella che potrebbe essere la più clamorosa, incredibile e ingiustificabile delle topiche: Hayat Boumeddiene. Lei è una ragazza di 26 anni, compagna di Coulibaly, con cui è sposata. Una donna che sarebbe nella "black list" della Fbi. Una donna che poche ore fa tutti indicavano all'interno del negozio kosher assaltato dal marito (una donna che, per inciso, era ricercata anche per la morte della poliziotta). Insomma, per lunghe ore ci hanno detto che là dentro, in quel maledetto supermercato, c'era anche lei. Ma dopo il blitz non c'era più. Né viva né morta. Semplicemente sparita. La Cnn afferma che è riuscita a dileguarsi nascondendosi tra gli ostaggi in fuga dal negozio. Altre fonti poi si sono affrettate a dire che lei, semplicemente, non era a Parigi. Ora, comunque, viene definita una "donna in fuga". E se davvero la donna fosse riuscita a fuggire dal quel negozio, i dubbi sulla bontà di quanto fatto da chi doveva provare a proteggere Parigi in queste ore si fanno ancor più angosciosi.

di Andrea Tempestini 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog