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L'intervista

Il filosofo Alain Finkielkraut : "Ci uccidono e parlano di islamofobia"

Il filosofo Alain Finkielkraut : "Ci uccidono e parlano di islamofobia"

Dallo scorso anno siede sulla poltrona numero 21 dell’Académie française. È stato eletto Immortale di Francia con 16 voti su 28, nonostante le polemiche che hanno preceduto quella che doveva essere un’éléction de maréchal, un’elezione trionfale, e che invece ha trasformato per qualche settimana il tempio sacro della lingua francese in un agone politico. Ad alcuni accademici non piacevano le tesi esposte nel suo ultimo libro, L’identité malhereuse (Editions Stock), nel quale denunciava la rivoluzione imposta surretiziamente dall’islam e constatava la deflagrazione inesorabile del modello assimilazionista sulla quale la Francia si è costruita. Tra i più severi critici della modernità e del progressismo, Alain Finkielkraut, oltre ad essere un intellettuale e homme de lettres apprezzato in tutto il mondo, è anche un attento osservatore della società e della politica francese

Quello di ieri, alla sede di Charlie Hebdo, è il più grave attentato terroristico avvenuto in Francia da più di cinquant’anni. Per trovarne uno parimenti efferato e sanguinoso bisogna risalire al 18 giugno del 1961, quando una bomba dell’Oas (l’organizzazione clandestina francese contraria all’indipendenza dell’Algeria) colpì il treno Strasburgo-Parigi a Vitry-Le-François provocando 28 morti. Per molti, la strage di Charlie Hebdo è l’11 settembre francese. Lei, Alain Finkielkraut, cosa prova alla luce del massacro di ieri?

«Sono sconvolto così come tutta la Francia è sconvolta dalla violenza inaudita che si è consumata ieri nella sede di Charlie Hebdo. Dodici persone sono state freddate da un commando di fanatici islamici, e fra di esse c’erano persone che tutta la Francia conosceva, che facevano parte del nostro mondo comune, con le quali intere generazioni sono cresciute. È stato un attacco alla nostra identità. Tutti, io per primo, siamo stati colpiti nel profondo».

Dopo l’attentato di ieri è esagerato parlare di guerra civile all’orizzonte?

«Non siamo ancora a questi livelli, ma i rischi sono sempre più elevati. Quello di ieri è solo l’inizio. Ci saranno altri attacchi, e saranno degli attacchi mirati, perché questo è il nuovo modus operandi del terrorismo islamico. L’emozione popolare è molto forte e non so se la Francia sarà in grado di far fronte a quello che sta succedendo, perché già si levano voci che invece di nominare il nemico, denunciano l’islamofobia».

Nomi?


«Edwy Plenel (direttore del celebre sito di inchieste Mediapart, nonché autore del saggio Pour les musulmans, nel quale i musulmani vengono dipinti come vittime dell’Occidente che li designa come capri espiatori delle sue inquietudini e delle sue incertezze, ndr), secondo il quale coloro che hanno denunciato l’esistenza di un “problema dell’islam” in Francia sono i veri “responsabili della creazione del mostro”. Il “mostro” che ieri ha ucciso 12 persone. In altre parole, avrei io, perché sono io l’innominabile cui fa riferimento Plenel quando dice questo, armato gli assassini. Ecco come il direttore di un sito d’informazione parla oggi in Francia».

È il solo?


«Assolutamente no, purtroppo ce ne sono molti altri».

Quali sono le principali misure da prendere per rispondere al problema del fanatisimo islamico?


«Bisogna essere innanzitutto capaci di designare il nemico, di ricordare ciò che oggi non è negoziabile in Francia, di stimare la popolarità dell’islamismo radicale in Francia, senza naturalmente fare un calderone, perché tutti i musulmani non possono essere resi responsabili di quanto successo ieri. Ma…».

Ma?


«Purtroppo viviamo nell’epoca del politicamente corretto, ossia del terrore dell’islamofobia, e nessuna valutazione chiara e precisa sul fenomeno dell’islamismo radicale potrà essere fatta».

Per restare nel tema, proprio l’altro ieri è uscito il nuovo libro di Michel Houellebecq, Soumission, per il quale è stato accusato di incitamento al razzismo e all’islamofobia.


«Innanzitutto va ribadito che si tratta di un romanzo, di una finzione. Houellebecq si chiede se nel 2022 ci sarà un’alleanza in Francia tra i partiti che si definiscono repubblicani e la Fratellanza musulmana contro l’estrema destra, ma quest’alleanza si sta già formando oggi!».

Cioé?

«Alla manifestazione di domenica prossima a Parigi, in ricordo delle vittime della strage di Charlie Hebdo, sono invitati tutti i partiti detti “repubblicani”, tutte le organizzazioni musulmane, ma non il Front National. Si ha l’impressione che gli stessi che denunciano con rabbia e indignazione la profezia del libro di Houellebecq, facciano di tutto perché si realizzi già oggi».

di Mauro Zanon

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Commenti all'articolo

  • ego1

    15 Gennaio 2015 - 10:10

    Quanto a cretini col botto, anche i francesi non si fanno mancare niente. Per esempio questo Edwy Plenel è uno scemo pericoloso almeno quanto la ns, boldrini, vattimo, vauro fo e gli altri cialtroni che infestano la nostra vita democratica occidentale. E' curioso come tutti costoro recitino lo stesso delirante mantra e cioè che sia stato l'occidente ad armare la mano di questi assassini. FOLLE!!!

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  • Garrotato

    10 Gennaio 2015 - 11:11

    Quanto ad imbecillità, i nostri cugini d'oltralpe ci battono. Hanno escluso dalla manifestazione di domenica il Front National, con il prevedibile effetto di dividere ancor più i Francesi. Anche da quelle parti la sinistra predica bene (beh, insomma...balbetta, più che predicare) ma razzola malissimo. Sembra quasi di essere in Italia... non per nulla siamo cugini.

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    • routier

      10 Gennaio 2015 - 16:04

      Meglio così. Altra acqua al mulino della Le Penn. BONNE CHANCE, MARINE !

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      • angkorwatt59

        02 Febbraio 2015 - 14:02

        siiiiiiiiiiiii

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