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Il bancomat dei terroristi

Vanessa e Greta, non solo il riscatto: Is e Al Qaeda fanno soldi pure col pizzo delle Onlus

Vanessa e Greta, non solo il riscatto: Is e Al Qaeda fanno soldi pure col pizzo delle Onlus

Dicono che a vent'anni è giusto inseguire ideali, anche lontano da casa, anche mettendosi in pericolo. Dicono che per la solidarietà e la carità cristiana si va anche a rischiare la vita. Come no. Ma almeno che si sappia per che cosa la si va a rischiare. A chi si fa veramente del bene. E la realtà, purtroppo, è che i cooperanti che dall'Europa o dagli Usa vanno in Siria e in Iraq (ma anche in altri Paesi) fanno prima di tutto il bene dello Stato islamico e di al Qaeda. Per spiegare come, basta raccontare questa vicenda.

Nel dicembre 2013, il think tank britannico Overseas Development Insitute ha svelato che alcune associazioni umanitarie che operavano in Somalia nel 2011 hanno pagato i combattenti di al-Shabab, gruppo jihadista affiliato ad Al Qaeda. A quanto pare, il gruppo chiedeva alle associazioni umanitarie una sorta di tassa di registrazione di 10mila dollari. Non solo: al-Shabab insisteva per monopolizzare la distribuzione di aiuti, ovviamente tenendone per sé una buona parte.

Insomma, gli occidentali giunti sul posto finanziavano i terroristi già solo con la loro presenza. Una inchiesta condotta da Jamie Dettmer del DailyBeast ha dimostrato che cose del genere accadono anche nello Stato islamico. In Siria continuano ad arrivare aiuti umanitari, per lo più cibo e medicinali, che ovviamente sono diretti alla popolazione civile. Nel 2013 ci furono casi di polio nella zona di Deirez-Zor in Siria. La World Health Organization ha fatto sapere che le vaccinazioni sono state condotte da operatori sanitari locali del territorio governato dallo Stato islamico. Questo significa che, grazie agli aiuti e ai volontari internazionali, gli uomini del Califfo possono dimostrare alla popolazione locale di occuparsi del loro benessere, per poi vantarsene nelle loro pubblicazioni di propaganda. Alcuni operatori umanitari hanno raccontato che l’Is impone a tutte le Ong di includere nel proprio staff persone approvate dal Califfato. "C'è sempre qualcuno dell'Is sul libro paga", ha spiegato un operatore al Daily Beast. "E quando viene preparato un convoglio, bisogna negoziare con loro su come questo deve procedere. Loro contattano gli emiri e stabiliscono un prezzo". E le Ong pagano. Racconta un altro operatore umanitario: "Qualche mese fa abbiamo consegnato una clinica mobile a una Ong finanziata dall'Agenzia per lo sviluppo americana. (...) La clinica era destinata a trattare civili, ma sappiamo tutti che anche i combattenti feriti dell'Is potevano tranquillamente farsi curare». In pratica, gli Usa bombardano lo Stato islamico e i suoi combattenti. Poi mandano aiuti per curare i feriti.

Il think thank britannico Quilliam, nell'ottobre 2014, ha spiegato che metà delle donazioni alle piccole associazioni umanitarie che operano in Siria finiscono nelle mani dello Stato islamico. La Charities Commission inglese ha aperto un’inchiesta sulle Ong Children in Deen e al-Fatiha Global. Quest’ultima ha aiutato a organizzare il convoglio con cui viaggiava Alan Henning, il britannico catturato e poi decapitato dall’Is. Entrambe le associazioni hanno negato risolutamente di avere legami con il Califfato. Però ci sono indizi che non depongono a loro favore. Per esempio la foto, uscita nel marzo scorso, che ritrae il Ceo di al-Fatiha, Adeed Ali, abbracciato a due guerriglieri incappucciati e armati di mitra. Un convoglio di Children in Deen, invece, è stato utilizzato da un attentatore suicida di nome Abdul Waheed Majeed per farsi esplodere in Siria.

Al “pizzo” richiesto alle Ong, si aggiungono i sequestri. Il traffico di esseri umani è una delle principali fonti di sostentamento per i gruppi islamisti. Per il Califfato, ma anche per la miriade di altri gruppuscoli che operano in tutto il globo, dal Mali alle Filippine, dalla Siria all’Iraq. Rukmini Callimachi ha pubblicato una corposa inchiesta sul New York Times raccontando nei dettagli questo giro d’affari. Quel che è emerso è che dal 2008 a al 2014 al Qaeda e i suoi affiliati hanno guadagnato dai rapimenti almeno 125 milioni di dollari. 66 nel solo 2013. Anche il Califfato si arricchisce così. Secondo Newsweek, "i riscatti per i sequestri di persona ammontano al 20 per cento delle entrate del gruppo (…). Secondo le stime del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, nel 2014 lo Stato islamico ha incassato 20 milioni di dollari con i riscatti. Se si paga la cifra richiesta, il prigioniero viene liberato, altrimenti muore". Ma anche i morti o moribondi hanno un valore. Per la salma senza testa del povero James Foley è stato chiesto un milione di euro. Per liberarlo, il Califfato chiese 100 milioni di dollari. Una cifra assurda. Volevano solo uccidere Foley e utilizzarlo per i video di propaganda. Anche la decapitazione in diretta, dopo tutto, è una forma di guadagno. Forse, prima di partire, i giovani europei dovrebbero pensare anche a questo.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • ryckard56

    18 Gennaio 2015 - 10:10

    che queste onlus fossero organizzazioni paraterroriste me lo ero immaginato,non gli ho mai dato nemmeno un cent. e tutti dovrebbero smettere di foraggiarle comprese quelle vicino alla chiesa.quelle sono due cretine in malafede e probabilmente d'accordo con i terroristi,io le avrei lasciate marcire laggiù.questo inesistente stato ha pagato perchè non esiste un governo ma solo ectoplasmi.

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  • nick2

    18 Gennaio 2015 - 10:10

    1/2 Una precisazione: i due marò non sono andati in India per difenderci, ma, grazie alla legge La Russa, per difendere interessi privati di petrolieri miliardari con denaro pubblico. A differenza delle due ragazze sono accusati di omicidio e l’Italia, risarcendo le famiglie dei due pescatori ha di fatto riconosciuto la loro colpevolezza.

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  • nick2

    18 Gennaio 2015 - 10:10

    2/2 I due marò per la loro missione erano (e lo sono tuttora) pagati profumatamente con denaro pubblico e ci sono già costati oltre 5 milioni di avvocati. La vergognosa campagna mediatica contro queste ragazze, che in fondo in Siria ci sono andate per aiutare dei disperati, è lanciata da due partiti fascisti con il solo scopo di racimolare un pugno di voti in più.

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    • santedeluca2

      19 Gennaio 2015 - 11:11

      Ignorante ...! esistono accordi internazionali sull'impiego di militari a scorta di navi mercantili per contrastare il fenomeno "Pirateria" non solo quello che dice La Russa. Inoltre lo sfacelo ed i costi della vicenda Marò li devi addebitare ai tuoi amici di sinistra che non hanno mosso un dito fino ad ora e ci hanno fatto coprire di ridicolo davanti al mondo.

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    • Tritamarroni

      18 Gennaio 2015 - 18:06

      I fucilieri di Marina sono dipendenti dello Stato in servizio a cui è stato ordinato di viaggiare su una nave privata per difenderla. Hanno svolto il proprio dovere osservando le regole di ingaggio. Sono tuttora in missione e percepiscono pertanto lo stipendio relativo al proprio grado. Prima di parlare accendere qualche neurone, please.

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  • cabass

    18 Gennaio 2015 - 09:09

    È ovvio che sia così. Come si può pensare che organizzazioni occidentali si possano insediare e operare in territorio nemico e ostile senza dare nulla in cambio?!

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