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Isis e guerra in Libia, gli esperti: "Sì all'intervento militare ma l'Onu non serve, dobbiamo appoggiare la mafia locale"

Isis e guerra in Libia, gli esperti: "Sì all'intervento militare ma l'Onu non serve, dobbiamo appoggiare la mafia locale"

Come fermare l'Isis in Libia? Con la guerra o con la diplomazia? Dualismo forse inesistente, almeno leggendo i pareri degli esperti militari e di politica estera. L'avanzata dei jihadisti del Califfato in Nord Africa è problema vero e urgente, ma la risposta deve essere ponderata. Serve la forza, e su questo sono tutti d'accordo, a parte gli irriducibili pacifisti all'italiana come Sel e Movimento 5 Stelle. Intervento militare, dunque, ma come? Un'azione "classica", con un'ampia coalizione internazionale, presupporrebbe il coinvolgimento di 60mila uomini. Non solo aviazione e marina, ma anche truppe di terra. Il rischio, naturalmente, è quello di un Vietnam o, più recentemente, di un Afghanistan. Intervistato dal Fatto quotidiano, anche il direttore dell'Alta scuola in economia e relazioni internazionali Vittorio Emanuele Parsi aveva avvertito: "Sarà una guerra lunga e dispendiosa, anche dal punto di vista dei costi in vite umane". Se l'Italia dovesse essere coinvolta in prima fila, come auspicabile visto il diretto interessamento (paese di frontiere esposto, tra l'altro, al rischio di un aumento esponenziale degli sbarchi di migranti dalle coste libiche), il nostro contingente sarebbe una brigata pesante da 7mila uomini, come spiega Paolo Rastelli sul Corriere della Sera.

L'Onu? "Inutile" - Matteo Renzi per ora frena, sperando in una missione sotto l'egida dell'Onu. Tuttavia, la Nazioni unite potrebbero non essere la soluzione. Edward Luttwak, esperto militare e disincantato analista, ospite di Piazza pulita su La7 ha ricordato che i caschi blu dovunque siano intervenuti dall'Africa centrale alla Somalia, hanno creato solo confusione senza risolvere alcuna situazione critica. Anche Vincenzo Nigro su Repubblica sottolinea come una missione Onu sarebbe inefficace anche solo dal punto di vista giuridico: come giustificare, infatti, un bombardamento su civili e militari contro truppe che non sono ufficiali? Le tradizionali missioni di peace-keeping o peace-enforcing non sarebbero sufficienti perché obbligate a limitare l'uso della forza laddove, invece, i nemici jihadisti potrebbero usare tutte le armi convenzionali e non convenzionali, a cominciare dal rapimento di ostaggi. Intervenire militarmente, però, è necessario.

Sostegno alla mafia libica - Una soluzione, sostengono gli esperti, potrebbe essere quella di fornire armi e sostegno a chi in Libia c'è già e sta combattendo contro i jihadisti. Non solo l'Egitto, naturalmente, il primo ad attaccare militarmente le milizie del Califfato di Derna. Secondo Repubblica, la strategia sarebbe quella di affiancare, rafforzare e soprattutto riunire i vari anti-jihadisti libici: le tribù, i potentati locali, i consigli comunali e tutti coloro che hanno interesse a riprendersi il potere in quelle zone finite ora sotto il controllo dell'Isis. Il governo ufficiale di Tobruk, il governo non ufficiale degli islamisti di Tripoli, le mafie locali che rischiano di perdere il business degli sbarchi degli immigrati. Sui barconi della speranza, infatti, i 2.000/3.000 tagliagola presenti nel Paese possono lucrare e guadagnare milioni di euro "sottratti", di fatto, ai boss libici tradizionali. L'unica scommessa possibile per l'Occidente, dunque, sarebbe quella di favorire la nascita di un vero Stato libico, o perlomeno un accordo politico più stabile tra tribù, milizie e fazioni varie che isoli e tolga potere ai jihadisti. Il paragone, surreale ma non troppo, è quello dell'Italia del Sud, in cui per decenni, ricorda Repubblica citando analisti internazionali, lo Stato ha accettato di scendere a patti con la mafia pur di mantenere l'ordine pubblico. Mossa questa con un risvolto doloroso: dare soldi e armi a chi, un giorno, potrà diventare nemico pur di abbattere il nemico attuale. Corsi e ricorsi: un po' come successe nel 2011, sempre in Libia. E dove l'obiettivo di creare uno Stato affidabile è tra l'altro miseramente.  

di Claudio Brigliadori
@piadinamilanese

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Commenti all'articolo

  • coruncanio

    21 Febbraio 2015 - 13:01

    La minaccia di invaderci di clandestini é ridicola. Basta schierare due cacciatorpediniere al largo di Lampedusa con l´ordine di sparare sulle barcacce mafiose e non ne vedi piú uno. Solo degli smidollati al governo possono temere questa minaccia.

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  • erregalbiati

    17 Febbraio 2015 - 14:02

    Questi sono matti! Ma volete spiegarmi perché sarebbe diverso per me se chi lucrerà sugli sbarchi di clandestini sarà ISIS piuttosto che un mafioso libico? A me del caos in Libia proprio non interessa nulla finchè resta là e non causa clandestini per noi . Clandestini per noi sono costi enormi. Vi ricordate quando ci dicevano che gli immigrati , in realtà clandestini, erano una risorsa(Napolitano)

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  • studio.minotti

    17 Febbraio 2015 - 13:01

    La Libia non è il Viet Nam e non è l'Afghanistan. A parte poche zone costiere è deserto con sotto pochi centimetri di sabbia uno strato compatto di rocce calcaree, quindi nascondersi è particolarmente difficile, se non impossibile. La popolazione è molto ridotta e facilmente controllabile in quanto legate all'acqua. Ed è sulla porta di casa. 500 Km dal porto di Napoli.

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  • gianni modena

    17 Febbraio 2015 - 11:11

    abbiamo come primo ministro il solito imbe , decisinista quando deve far votare qualcosa che interessa a lui persinalmente , e perdi tempo quando deve decidere su cose importanti . imbe....

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