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Ucraina, l'ex juventino Zavarov dice no alla chiamata alle armi di Kiev: "Non combatterò mai la Russia"

Ucraina, l'ex juventino Zavarov dice no alla chiamata alle armi di Kiev: "Non combatterò mai la Russia"

La tregua nell’Est dell’Ucraina, ieri al suo secondo giorno in vigore, tiene ma non troppo, poichè rimbalzano accuse di violazioni. Secondo l’esercito di Kiev i ribelli russofoni avrebbero sparato cannonate su Panfilovka, un sobborgo di Donetsk al di là del fronte. Anche l’enclave di Debaltseve, l’importante scalo ferroviario dove 8000 soldati sono circondati dai secessionisti, sarebbe sotto tiro e gli ucraini parlano in totale di 112 violazioni del cessate il fuoco, fra apprezzabili e minime. In particolare, Kiev lamenta l’uccisione di 5 soldati a Shirokyne, vicino alla strategica Mariupol. Gli osservatori dell’Osce stanno cercando di controllare l’applicazione degli accordi siglati settimana scorsa a Minsk, ma non gli viene permesso, finora, di accedere alla zona di Debaltseve.

Secondo un comandante militare dei ribelli, Eduard Basurin la zona di Debaltseve va considerata “filorussa”: «È fuori dagli accordi - dice - e la possiamo cannoneggiare, se vogliamo. Inoltre non ritireremo le nostre armi pesanti finché tutti i punti del negoziato non saranno rispettati». Infatti, ieri doveva essere il giorno di inizio dell’evacuazione dalla linea del fronte degli armamenti pesanti di ambedue le fazioni, da far indietreggiare per una fascia di sicurezza variabile fra 50 km, per i cannoni dal calibro maggiore di 100 mm, almeno 70 km per i lanciarazzi campali e 140 km per i razzi e missili tattici più grossi, come i Tochka o gli Uragan. Ma facendo eco a Basurin, il capo della Difesa dei ribelli, Vladimir Kononov ha spiegato: «Ritireremo le nostre armi pesanti quando vedremo che Kiev farà altrettanto». D’altronde, il portavoce militare ucraino Andriy Lysenko sosteneva nelle stesse ore che «non siamo ancora pronti a iniziare la smobilitazione delle armi pesanti, non ci sono ancora le condizioni, date le violazioni dei ribelli». Addirittura i governativi starebbero rafforzando, secondo i secessionisti, la loro artiglieria ad Artemivsk per «sparare a scopo di provocazione».

Arduo come sempre verificare la veridicità dei reciproci battibecchi. Un segnale positivo è costituito dal riconoscimento da parte delle repubbliche di Donetsk e Luhansk dell’ex-presidente ucraino Leonid Kuchma, figura rispettata e guida del Paese dal 1994 al 2005, come rappresentante a nome di Kiev nei negoziati. A riprova che non tutti gli ucraini sono d’accordo col presidente Petro Poroshenko nel far guerra ai ribelli dell’Est, si segnalano “dissidenti” anche famosi, come l’ex-calciatore Alexander Zavarov. Era stato il primo sovietico a giocare nella serie A italiana, con la Juventus dal 1988 al 1990. Ora 53enne, pur rientrando nella leva indetta da Poroshenko, ha protestato: «Non combatterò mai la Russia, il Paese dove vivono la mia famiglia e i miei figli e dove sono seppelliti i miei avi. Voglio solo la pace».

Intanto, a Bruxelles l’Unione Europea ha varato ufficialmente le sanzioni aggiuntive, già preannunciate un paio di settimane fa. Sulla lista nera, 19 individui fra esponenti della Russia di Putin e dei ribelli del Donbass da essa appoggiati. Spiccano due deputati della Duma di Mosca, Iosif Kobzon del partito di Putin Russia Unita e Valery Rashkin del Partito Comunista. Nel mirino anche il già citato Basurin, della repubblica di Donetsk. Anche 9 enti sono da ieri sotto sanzioni Ue, fra cui un’associazione di Cosacchi. Nuove e vecchie sanzioni, che in teoria dovevano durare fino a marzo, sono prorogate fino al settembre 2015. Ma il confronto si articola sottobanco. Ieri l’India ha annullato un contratto per comprare dalla Francia caccia Rafale, si dice su istigazione dei russi, che così piazzeranno loro aerei punendo Parigi per la mancata consegna delle due navi Mistral ordinate fin dal 2011 dalla Marina russa. E se in Bulgaria il partito d’opposizione Attak chiede un referendum per l’uscita dalla Nato, la filoamericana Romania “corteggia” la piccola Moldavia per strapparla alla bisecolare influenza russa donando ambulanze e servizi sanitari, nonché offrendo di espandere forniture di gas alternative a quelle di Mosca.

di Mirko Molteni

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