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Il tesoretto dei jihadisti

Libia nel caos, Isis più forte con le armi di Gheddafi e il denaro della tratta di schiavi

Libia nel caos, Isis più forte con le armi di Gheddafi e il denaro della tratta di schiavi

"Gentiloni crociato", "vi colpiremo con gli SCUD". Le immagini che il Califfato islamico ci propone via twitter e via Youtube sono sufficienti a farci capire con chi abbiamo a che fare e che la soluzione diplomatica, proposta da Sel e da Nichi Vendola, forse non sia la strada giusta di fronte a chi brucia vivo un pilota e poi posta il video sui social network.

Meno 200 - Con la caduta di Sirte in mano jihadista, quel pericolo prima circoscritto a Siria e Iraq ora lo abbiamo di fronte alle nostre coste. Non ci sarà un'invasione di Saraceni, più probabile invece che gli SS-1 (missili Scud) possano cominciare a solcare i nostri cieli. Sviluppato dall'Urss negli Anni Sessanta, lo SCUD è un missile a corto raggio presente negli arsenali di quasi tutti i paesi dell'ex blocco comunista e in quelli del Medio Oriente. Pur non avendo il dato preciso di quanti ne possieda la Libia, è ipotizzabile che con il paese nel caos non sia difficile per ribelli e terroristi impadronirsi di armi, di qualsiasi genere esse siano.

"Pago dollar" - Va bene, i missili li hanno. Ma come faranno a farli partire? Più semplice di quanto non si immagini: nelle ultime campagne mediatiche, il Califfato ha chiesto che oltre ai combattenti "si facciano avanti musulmani medici, ingegneri, professionisti". D'altronde, uno stato non è fatto di soli militari, ma anche di chi è capace di far funzionari i meccanismi amministrativi e di chi può mettere a disposizione le sue competenze. In nazioni al collasso come la Libia sarà piuttosto facile trovare tecnici d'arma per gli Scud, soprattutto se dietro compenso. La fame e la miseria aiutano a fare scelte veloci.

Gli schiavi - Bene, hanno le armi e chi le sa usare. E i soldi? Da dove arrivano i quattrini? Ogni occupante provvede a requisire beni e risorse del territorio occupato, la storia ce lo insegna. Ma in Libia non c'è solo il petrolio sul quale speculare: l'odiosa tratta di esseri umani verso l'Italia che finora ha arricchito le organizzazioni criminali sarà una fonte di guadagno anche per l'Isis. Basta accordarsi: d'altronde, come Gheddafi e Graziani ci ricordano, per controllare lo “scatolone di sabbia” è necessario tessere alleanze con le tante trbù libiche. Il jihad è la fondamenta, il collante sono le lucrose attività illecite ai danni di disperati usati come schiavi, che garantiscono un flusso costante di dollari da investire nella guerra all'Occidente.

E l'Ue? - Tutta presa a fare i conti (nel vero senso del termine) con la giunta greca Tsipras, l'Ue pare non rendersi conto del problema rappresentato dall'Isis. E come potrebbe essere diverso? La Danimarca ha capito di essere minacciata solo quando ci è scappato il morto. E il fatto che ad un convegno con l'ambasciatore francese ci fosse una leggerissima vigilanza lascia intendere come il nord del Continente sottovaluti il pericolo. Nello stesso tempo, l'invio di un paio di motovedette e di un ricognitore finlandese in supporto all'Italia impegnata con Triton, denotano l'assoluta mancanza di cognizione di causa di Bruxelles sul problema immigrazione.

L'Italia più esposta - "Vi invaderemo con i barconi!", tuonava un mese fa la radio del Califfato, da Mosul. E che viaggiare a bordo di un vecchio peschereccio, con la certezza di essere tratti in salvo dalla Marina italiana sia più "sicuro", ormai, che prendere l'aereo, l'Isis lo sa bene. E ne approfitta. L'Italia è la nazione più esposta, poiché è ponte tra Medio Oriente ed Europa continentale. Dall'UE non possiamo aspettarci grossi aiuti, l'unica soluzione è quella di imporci a livello internazionale sia per far comprendere che il pericolo per la nostra sicurezza è reale e collettivo, sia per pretendere che il governo di Roma assuma il ruolo di guida di una coalizione che dalle pianure irachene sposti la sua azione al Mediterraneo. Conosciamo bene la Libia (nostra ex colonia), conosciamo il teatro mediterraneo e, soprattutto, siamo gli unici a non aver ancora subito un attentato sul nostro suolo. Sarà inutile reagire quando uno Scud sarà caduto su un porto siciliano, perché a quel punto la strategia del terrore del Califfato avrà già vinto.

di Marco Petrelli 
@marco_petrelli

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