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Il colloquio

Amr Helmy, l'ambasciatore egiziano: "L'Isis punta dritto a Roma. Agire prima che sia tardi"

Amr Helmy, l'ambasciatore egiziano: "L'Isis punta dritto a Roma. Agire prima che sia tardi"

Le forze armate egiziane continuano gli attacchi contro le basi dell'Isis intorno a Derna nella Libia nord-orientale?
«Continuiamo a colpire certi obiettivi. Ma niente truppe di terra, solo attacchi aerei. Penso che le cose andranno per il meglio. Penso, spero… ». La smorfia che si disegna sul viso di Amr Helmy, ambasciatore egiziano In Italia, sembra dire però il contrario.

Baffi e grisaglia di ottimo taglio, cordiale e simpatico, dà l'idea dello zio che tutti vorrebbero avere. È a Roma da due anni, perfettamente a suo agio nei suntuosi saloni di Villa Savoia, una volta la residenza del nostro re e famiglia. «È un po’ piccola…» ride. Che strani scherzi fa la storia. Nel salone dove siamo seduti Vittorio Emanuele III il 25 luglio ’43 convocò Mussolini, il quale ne uscì arrestato e in ambulanza. Adesso sono altri gli spettri che agitano lo scenario di una nuova guerra. Perché la chiacchierata, amabile e franca, con l'ambasciatore alla fine lascia una sensazione. Che, a dispetto dei tanti summit, da queste parti ci sia l'esatta percezione della gravità della situazione. E che si consideri inevitabile la guerra contro il terrorismo che abbiamo ormai sulla porta di casa. Noi e gli egiziani. «Ora sono l'Italia e l'Egitto i bersagli dell'Isis» dice Amr Helmy.

L'Egitto è stato lasciato solo nella richiesta avanzata dal presidente Al Sisi di una missione internazionale contro il cosiddetto Stato islamico?
«Nient'affatto. La comunità internazionale in Libia ha davanti due sfide. Una è la sfida politica per un governo di riconciliazione nazionale…».

E lei ci crede?
«Mi lasci finire. Tutti dobbiamo sostenere gli sforzi dell'inviato dell'Onu Bernardino Leon affinché in Libia venga dato vita al governo di riconciliazione nazionale. Ce lo auguriamo e noi supportiamo Leon. Certo. Ma anche se ci riuscisse questa è solo una parte del problema, e nemmeno la più difficile…».

Quale è la più difficile?
Non siamo affatto sicuri che quel governo sarà in grado di affrontare il terrorismo dilagante in Libia che non sta solo destabilizzando quel Paese ma è un pericolo per l'Italia, l'Egitto, l'intera regione del Mediterraneo ed è una minaccia per la pace e la stabilità mondiali. Mi riferisco ad uno dei gruppi terroristici più pericolosi, l'Isis. Era in Siria e in Iraq, ora è in Libia e arriverà chissà dove. Se continuerà ad espandersi la comunità internazionale è pronta? Penso che dovremo scindere il percorso politico e la lotta al terrorismo. Presto o tardi. Ecco perché l'Egitto non è isolato».

Presto o tardi? Non c'è molto tempo…
«Un mese, due mesi… In Siria e in Iraq l'Isis controlla un territorio grande come il Regno Unito, in Libia non sappiamo quanto. La comunità internazionale dovrà decidere: in Libia dovremo affrontare l'Isis e le altre organizzazioni terroristiche in modo altrettanto o più aggressivo di quanto si sta facendo in Siria e in Iraq. Per un motivo molto semplice. Siria e Iraq sono lontani, relativamente lontani. La Libia è a 350 chilometri dall'Italia. Un’ora di volo. Non possiamo avere una Somalia sulla porta o nel cortile di casa».

L'Italia avrebbe potuto fare di più per sostenere la posizione dell'Egitto?
«Non commento le decisioni del governo italiano».

Cosa ha pensato davanti alle immagini dei 21 egiziani cristiano-copti sgozzati?
«Una barbarie ancora peggiore dell'uccisione del pilota giordano. Lui almeno era un ufficiale. I 21 invece erano gente semplice, in Libia per lavorare, idraulici, carpentieri…».

Quanti sono gli egiziani in Libia?
«Centinaia di migliaia. Stiamo attuando dei piani per evacuarli».

L'Isis è una minaccia per l'umanità?
«È una minaccia per la sicurezza e la pace globali. Ma…».

Ma?
«Adesso sono Egitto e Italia in prima linea. L'Egitto per ovvii motivi di confine. Ma dovete fare attenzione. Nel video con il massacro dei 21 copti il tagliagole dice “stiamo venendo a Roma”. Non dice Spagna o Grecia. Ma Italia. Sono stati scelti 21 cristiani da uccidere su una spiaggia libica che guarda le coste italiane. Non è una casualità. L'inquadratura finale è sul mare che diventa rosso del sangue dei cristiani. Vogliono trasformare il Mediterraneo in un mare di sangue».

Mr. Helmy non prende in considerazione le sottigliezze di alcuni analisti sull'autenticità della propaganda jihadista. Forse abbiamo sottovalutato tutti quel video. «Il messaggio è molto chiaro» risponde. In attesa che la comunità internazionale si decida a intervenire «presto o tardi», che fare? «Dobbiamo stringere al massimo la collaborazione tra Egitto e Italia. È già buona. Ma dobbiamo rafforzarla». È un pomeriggio grigio e qualunque del terzo millennio. Lasciando alle spalle il portone di Villa Savoia è difficile spegnere un pensiero che si fissa in testa. Per la prima volta nella storia moderna due Paesi eredi di civiltà millenarie, la terra dei Faraoni e Roma, si trovano davanti alla stessa minaccia mortale. Di un jihad o di un terrorismo dai contorni medievali e terribilmente attuale.

intervista di Pierangelo Maurizio

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Commenti all'articolo

  • jerico

    31 Maggio 2015 - 17:05

    Con un partito criminale come la sinistra e zeppo della feccia dell'Umanità,dove pensate he possiamo arrivare?

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  • domen.gian

    25 Febbraio 2015 - 20:08

    Non e' necessario che arrivino a Roma, cosa che ovviamente è' pressoché impossibile. La mia domanda alle autorità militari italiane e': quanto impiegherebbero, se fossero dotati di buoni motoscafi, potenti e ben armati, a sbarcare a Lampedusa? Il Governo ha preso in considerazione questo scenario?

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  • lievito

    lievito

    25 Febbraio 2015 - 13:01

    le parole "agire" e "subito" non esistono nel vocabolario dei nostri parlamentari, dobbiamo vedere, capire, fare dei tavolo rotondi, quandrati e le strisce per terra, poi.................

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  • roberto19

    roberto19

    25 Febbraio 2015 - 13:01

    “ … agite prima che sia tardi!” Non vorrei che un giorno qualcuno dicesse: “L’aveva detto anche l’ambasciatore egiziano che li dovevamo fermare in tempo!”

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