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Isis, il pentito: "I prigionieri non si ribellano perché credono che non verranno uccisi"

Isis, il pentito: "I prigionieri non si ribellano perché credono che non verranno uccisi"

In molti si sono chiesti perché i condannati a morte dell'Isis risultino sempre così calmi, nonostante siano consapevoli del fatto che stiano per morire. La risposta arriva da un pentito jihadista, scappato in Turchia. Lo ha intervistato un reporter di Sky News, che ha raccontato cosa c'è dietro le uccisioni. L'uomo aveva un compito preciso: doveva consolare e rassicurare gli ostaggi. Le esecuzioni, infatti, venivano riprese più volte, e il pentito ripeteva "stai tranquillo, è solo un video". E ancora: "Non ti uccideremo, vogliamo solo che il tuo governo smetta di attaccare la Siria". Il motivo è evidente, se il condannato non si ribella, la propaganda ha effetto, perché ha influito sulla persona: "Quando uccidono realmente, non entrano nel cervello della persona". 

Kenji Goto e il nome arabo - Il pentito racconta l'uccisione di Kenji Goto. Il povero ostaggio era terrorizzato dall'idea di perdere la propria vita, e visto che le frasi di rassicurazione non bastavano, gli jihadisti ne avevano inventata una nuova. Proponevano agli ostaggi di convertirsi all'Isis. A Kenji era stato dato anche un nuovo nome, Abu San, e doveva recitare nei filmati prova la seguente frase: "Vivo con l'Isis e continuerò a farlo". Il giapponese appariva più rassicurato quando veniva chiamato Abu San, era sicuro che non sarebbe stato ucciso. La stessa cosa è successa ad altri ostaggi, ma purtroppo nessuno di loro è sopravvissuto. 

Jihadi John - Il pentito ha conosciuto jihadi John, e a quanto dice è lui il "capo delle esecuzioni". Solo a lui è permesso giustiziare gli ostaggi stranieri, e si presenta solo nel giorno vero dell'esecuzione, ed è lui che decide la posizione delle cineprese e le inquadrature. Lo chiama Mohammed Emwazi, e conforma dunque l'identità trapelata nelle scorse settimane. E rivela un particolare molto straniante. Il crudele boia dell'Isis, prima delle esecuzioni, guardava dvd dei famosi Teletubbies, il cartone per bambini. Gli jihadisti al comando, secondo le testimoniazne, parlano le nostre lingue, guardano i nostri cartini e sono figli della nostra cultura. 

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Commenti all'articolo

  • cicalino

    11 Marzo 2015 - 22:10

    Con tutte quelle forze in campo ed i mezzi di intelligence disponibili, mi domando come mai hanno ancora catturato, o meglio ucciso con una palla in mezzo alla fronte, questo criminale sanguinario.

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  • tecnologico99

    11 Marzo 2015 - 20:08

    ultima riga semmai cartoni non "cartini" ;)

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  • aifide

    11 Marzo 2015 - 19:07

    Non sono figli della nostra cultura, sono solo figli di puttana

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