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I soccorsi

Airbus precipitato, l'orrore davanti ai soccorsi: "Qui ci sono solo brandelli"

Airbus precipitato, l'orrore davanti ai soccorsi: "Qui ci sono solo brandelli"

Lo «stomaco» e il sangue freddo dei soccorritori è messo a durissima prova. Non devono recuperare corpi ma più che altro brandelli, quanto resta insomma, sparso su centinaia di metri, dei passeggeri che hanno perso la vita nel volo della morte di Germanwings da Barcellona a Düsseldorf. L’aereo si è schiantato a piena velocità, praticamente disintegrandosi.«Sì, si vedono dei corpi ma per rispetto dei familiari delle vittime preferisco non aggiungere altro», ha detto ai media il coordinatore dei soccorsi, Xavier Roy, che appare già fortemente provato da quanto visto là, sulla montagna dell’orrore. C’è così tanto da cercare che è diventato imponente lo spiegamento di forze: si parla di 500 uomini, fra gemdarmerai, vigili del fuoco ed esercito, ma altri continuano ad arrivare. Non si potrà nemmeno confermare l’ipotesi di Giuseppe Daniele Carrabba dell’Enac secondo cui «L’avaria a bordo era tale che sia l’equipaggio sia i passeggeri dovevano indossare la maschera per l’ossigeno».

E nell’impervia Alta Provenza poi, solo gli elicotteri possono essere di aiuto nelle ricerche delle vittime e nelle operazioni di recupero dell’Airbus A320 precipitato sulle Alpi francesi al confine con l’Italia. Per raggiungere la zona dello schianto, sul massiccio dei Trois-Eveches, sono necessari circa 10 minuti di volo. «La zona è impervia e le operazioni sono complesse», spiegano alla stampa i gendarmi. «Stiamo portando in quota tutto il materiale necessario per effettuare le varie attività e per completarne il trasferimento saranno necessari ancora parecchi voli». Le condizioni di lavoro sono proibitive: i soccorritori si muovono su un costone di montagna, fra il freddo dell’alta quota, le difficoltà di manovra degli elicotteri sospinti dalla corrente d’aria. Ci si sono messi perfino i lupi: è stato necessario accendere fuochi nella notte per respingerli: andavano a caccia dei resti umani. Come se non bastasse il cielo ieri era grigio, e si lavora nel timore che arrivino precipitazioni. Bisogna fare in fretta per recuperare i tanti resti e permettere poi ai medici legali, già arrivati al campo base di di Seyne-Les-Alpes, di iniziare l’identificazione.

Di fronte a questo scenario da incubo le autorità francesi mettono già le mani avanti. «Serviranno diversi giorni per recuperare i corpi», ha detto il procuratore della Repubblica di Marsiglia, Brice Robin. Ma di molte vittime basterà anche solo un effetto personale, un anello, da mostrare ai familiari che iniziano ad arrivare per riportare a casa quello che resta dei loro cari. La stampa, arrivata da tutto il mondo, viene fatta allontanare. «Vi chiediamo la massima collaborazione e comprensione - ha detto un portavoce del ministro francese dell’Interno - ma in questo momento la nostra priorità sono i familiari delle vittime». A loro disposizione ci sono mille posti negli alberghi della zona e quattro unità medico-psicologiche, due francesi, una spagnola e una tedesca. Gli interpreti sono fondamentali, e ne sono stati chiamati ben 40. Tante le nazionalità coinvolte nel disastro.

E tante le storie, terribili, che stanno emergendo, in cui la sfortuna sembra proprio essersi accanita. Come per i sedici ragazzi tedeschi morti nel disastro, che erano stati estratti a sorte tra i tanti coetanei del liceo Joseph Koenig di Haltern am See per il viaggio studio organizzato in Spagna. A rivelarlo è stato il preside dell’istituto, Ulrich Wessel, durante una conferenza stampa convocata nel palazzo comunale. Viste le tante richieste, l’istituto europeo aveva deciso di organizzare un’estrazione. Che poi purtroppo è risultata fatale per i vincitori. «Al momento non so se organizzeremo altri viaggi di scambio linguistico e culturale», ha confidato il preside. «Abbiate comprensione: sono ancora sconvolto», ha aggiunto.

E ancora la vicenda di Mario Maumus, padre di Gabriela, una ragazza argentina di 28 anni che insieme al fidanzato, Sebastian Greco, si era imbarcata sul volo Germanwings da Barcellona a Düsseldorf. «Stavo vedendo in tv la tragedia dell’aereo e mai avrei immaginato che mia figlia fosse a bordo del volo...», ha raccontato. «Da tempo stavano facendo un viaggio in diversi Paesi europei. Da Roma erano andati a Barcellona e da lì volevano recarsi in Germania», ha raccontato alla stampa Maumus, precisando che i ragazzi «avevano prenotato i voli da fare in Europa da tempo. Ho saputo della tragedia mentre ero a casa da una telefonata di mia moglie». Solo ieri sera è iniziato il recupero dei primi corpi sulla montagna che da ora in poi verrà ricordata come luogo di morte. La gendarmeria francese ha detto che questo è solo l’inizio e la spola degli elicotteri andrà avanti, inesorabile, per altri giorni.

Franco Pulga

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