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La testimonianza

Fatimah, ragazza saudita a Roma: "Noi, donne dell'Arabia tra Sharia e custodia maschile"

Fatimah, ragazza saudita a Roma: "Noi, donne dell'Arabia tra Sharia e custodia maschile"

"Fino agli anni '90-2000 potevamo solo studiare medicina e scienze sociali, che si riteneva fossero materie adatte a noi". Sono le parole chiave del racconto di Fatimah, 33enne dell'Arabia Saudita che ci parla della difficile condizione delle donne nel suo paese. La incontriamo nella hall dell'albergo romano che ospita i lavori del Rome Mun 2015. E' seduta su un divanetto, ha un abito sobrio, formale, la carnagione olivastra, gli occhi castani che con il riflesso della luce appaiono verdi e a tratti cerulei; e una voce pacata, che si scalda per un istante quando sbagliamo Stato: "Sei di Dubai?". Galeotta fu la geografia. E' a quel punto che scopriamo che è originaria di una cittadina non distante da Riyhad e che non è la prima volta che viene nel Bel Paese. Igienista di professione, ha un curriculum che non si ferma al cavo orale: è versatile, con molti interessi e master conseguiti col massimo dei voti in università italiane e straniere. Buon per lei, ma ci assale un dubbio: come ha fatto a lasciare così facilmente l'Arabia?

"La nostra vera nazionalità e l'umanità - risponde Fatimah citando Herbert G. Wells -. Ho la fortuna di essere nata in una famiglia di larghe vedute. Capisco, però, la tua perplessità e ti garantisco che per me e per le mie coetanee è duro vivere in un paese maschilista come l'Arabia Saudita. I diritti delle donne sono influenzati dal sistema di custodia maschile, esse sono considerata legalmente minori e hanno bisogno del permesso del custode maschio per matrimonio, divorzio, un conto corrente bancario e per fare un viaggio".

Eppure l'A.S. è il principale alleato medio orientale di una grande democrazia come gli USA. Davvero la situazione è così "nera" per le donne? 
"Secondo i rapporti ONU sull'indice di equità, l'Arabia Saudita si colloca ancora al 127° posto su 136. Gli studi dicono che l'alfabetizzazione femminile è alto rispetto ad altri paesi (del M.O., ndr), ma le opportunità di istruzione sono fortemente di genere".
Cioé? 
"Esistono materie di studio maschili e materie femminili. L'ingegneria e la giurisprudenza sono riservate agli uomini; noi possiamo dedicarci a medicina e alle scienze sociali. La discriminazione non si ferma, però, al solo studio: l'applicazione della Sharia limita le libertà individuali. E non parliamo di una legge scritta, ma di una interpretazione di norme da parte di un consiglio di giuristi e di religiosi".
Ruolo strategico di primo piano in M.O. e un rilevante peso internazionale: elementi questi che dovrebbero influire anche sullo sviluppo sociale dell'Arabia Saudita... 
"Nel 2005 il regno (saudita, ndr) ha assistito ad alcuni cambiamenti. Re 'Abd Allah aveva mostrato maggiore sensibilità sulla condizione delle donne, esprimendosi ad esempio sul ruolo che potrebbero avere per ciò che concerne gli ambiti economici della nazione (quattro anni fa ha anche proposto l'eleggibilità femminile dal 2015, ndr). Resta però il problema di una scarsa consapevolezza che le donne hanno dei propri diritti e di conseguenza coloro che lottano per tutelare il ruolo femminile sono ancora pochi".
E tu, Fatimah, che progetti hai? 
"Mi piacerebbe vivere in Italia. E' molto duro per me trovare lavoro là. Qui sono stata, mi piace e perché no, mi piacerebbe fare anche la giornalista".
Ci scappa una risata, non sa che fare il giornalista è dura anche in Italia... seppure per altri motivi.


di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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