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L'intervista

Il maestro di volo di Lubitz: Era una promessa

Il maestro di volo di Lubitz: Era una promessa

"Andreas non era malato quando imparò a volare qui nel nostro aeroclub. Me lo ricordo come un ragazzo normale, di talento. Divenire pilota era il suo sogno, lo vidi crescere, da quattordicenne in pubertà a giovane adulto. Se poi si è ammalato, allora era una persona che necessitava di aiuto. Qui l'errore è nel cuore del sistema: mi chiedo come sia possibile che almeno due documenti che attestavano problemi almeno temporanei di idoneità al volo siano sfuggiti agli occhi di una compagnia aerea". In un'intervista a Repubblica parla Klaus Radke, presidente del Fliegerverein Luftsportclub Westerwald, l'aeroclub alle porte del centro storico della prospera Montabaur, dove Andreas Lubitz s' iscrisse per apprendere il pilotaggio.

Il ricordo - "Per tutto il tempo che fu studente nel nostro aeroclub, non ci dette mai nessun segnale di soffrire di problemi psichici, né di instabilità, né di nulla. Se i problemi sono emersi dopo, io e i miei istruttori non possiamo saperlo, perché da tempo non lo avevamo più incontrato. Però negli anni di scuola di volo con noi ci dette solo impressioni positive. Quando lo incontrai per la prima volta, quando venne la prima volta qui nel nostro piccolo ufficio, vede, quella porticina e quelle stanzette a fianco del nostro hangar e della minuscola torre di controllo verde, vidi davanti ai miei occhi il tipico quattordicenne timido, preso dalle tensioni normali della pubertà, ma deciso e curioso. E quando anni dopo ci lasciò, col brevetto di volo in mano, avevo invece davanti ai miei occhi un giovane adulto".

L'amarezza - L'uomo che insegnò a Lubitz i segreti del volo dice anche di più al momento del congedo: "Pensai con certezza; questo giovane ha la stoffa giusta, scommetto e anzi sono sicuro che sarà tra i pochi che ce la farà ad andare avanti, a diventare pilota di linea. Non è uno scherzo, sa… tra i giovani che vengono da noi per imparare a pilotare alianti o superleggeri, ce la fanno tutti o quasi a superare l'esame e ad avere il primo brevetto di volo. Ma il difficile viene dopo: tra quei tutti o quasi, mi risulta secondo statistiche ufficiali che siano circa il 5 per cento appena quelli che arrivano al brevetto di pilota di linea. E lui fu tra quei pochi". E accusa la compagnia aerea colpevole di non essersi accorta della sua malattia. 

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Commenti all'articolo

  • marcolelli3000

    29 Marzo 2015 - 22:10

    credo anch'io che era normale. poi pero' si e' visto una caterva di belle ragazze e si e' bevuto il cervello. quando ha capito che per via della vista avrebbe perso il posto e sapeva che le ragazze stavano solo se faceva il pilota allora si e' rivolto contro l'aero e il mondo: misto di imbecillita' e egoismo all'infinito. Le belle ragazze fanno perdere la testa a tutti, ma questo era un idiota.

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  • Delta7

    29 Marzo 2015 - 20:08

    Come sarebbe '... anni dopo quando ci lasciò...'? Ma una licenza di pilota privato si consegue in un solo mese con 35 ore di volo... altri giornali invece dicono che l'abbia conseguita negli Usa (nel corso di ben 2 anni !!!!!). Dalla mia portinaia posso attendermi sciocchezze simili, ma non da un giornale e fra i più quotati !

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