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L'avanzata dei tagliagole

L'Isis stringe l'assedio a Damasco, occupato un campo profughi palestinese

L'Isis stringe l'assedio a Damasco,  occupato un campo profughi palestinese

I miliziani dell’Isis hanno attaccato all’alba il campo profughi palestinese di Yarmouk, 8 chilometri a sud di Damasco, occupandone la maggior parte: lo ha denunciato Anouar Abdel Hadi, membro della rappresentanza dell’Olp in Siria, spiegando che nella zona sono ancora in corso combattimenti.

L'assalto - I terroristi sono avanzati nell’accampamento dal vicino distretto di Hajar al-Asawad, che si trova a sud del campo, secondo quanto ha riportato Khaled Abdul-Majid, politico palestinese e responsabile del Fronte di lotta palestinese. I militanti dello Stato islamico hanno conquistato le strade di Oruba e Taqadum, e parte della strada Safad. Poi, secondo quanto ha riferito un altro attivista palestinese a Xinhua, hanno preso d’assalto l’ospedale palestinese della zona, catturando tutti i membri dello staff medico e i volontari. La stessa fonte ha spiegato che la parte meridionale del campo è importante perché é una zona densamente popolata. I militanti dello Stato islamico hanno anche posizionato dei cecchini sulle sommità dei palazzi nella zona meridionale del campo e attualmente si stanno scontrando con i gruppi rivali ribelli, che controllano l’accampamento dal 2012.

Il campo profughi - Considerato un campo 'non ufficiale', divenuto nel tempo un vero e proprio quartiere cittadino, Yarmouk si estende su una superficie di 2,1 chilometri quadrati e fino al 2002 contava circa 112.000 abitanti di origini palestinesi, più alcune decine di migliaia di siriani. Dopo lo scoppio della guerra civile, Yarmouk è diventato teatro di frequenti scontri tra i ribelli non jihadisti del Libero Esercito Siriano, da una parte, e i combattenti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale, dall’altro, appoggiati dalle forze fedeli al regime di Bashar al-Assad che lo assediarono per oltre un anno e infine lo bombardarono con l’Aviazione a fine 2012. Da allora è stato proclamato zona neutrale e smilitarizzata, malgrado sporadici combattimenti, e ormai ospita appena 18mila persone costrette a vivere in condizioni sempre più precarie.

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