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I precedenti

Il ministro Gentiloni non ha imparato la lezione di Filippo Anfuso sulla Libia

Il ministro Gentiloni non ha imparato la lezione di Filippo Anfuso sulla Libia

E' preoccupato, il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ma in fondo chi non lo sarebbe al suo posto? Il Mediterraneo torna teatro di guerra, con le coste italiane ancora una volta zona operativa: novecento morti in mare, scafisti che ti sparano addosso per proteggere i barconi, preziosissimi per la lucrosa tratta di esseri umani e pericolo che tra I disperati soccorsi dalla Marina Militare si annidino terroristi.  Ripetiamo la domanda: chi al posto di Gentiloni non sarebbe preoccupato? In una nota stampa della Farnesina si legge che il Ministro considera "l'Africa e il Mediterraneo priorità della politica estera italiana. La stabilizzazione della Libia è prioritaria ed essenziale per il contrasto al traffico di esseri umani”.

Il mezzadro - Sorvoliamo sul “segnale importante” che avrebbero lanciato i 56 ministri del Consiglio straordinario, per fare un salto a Catania, in un bell'aranceto di proprietà della famiglia Anfuso. Il mezzadro, perplesso, domanda al suo capo: "Ma vossia proprio al servizio degli italiani vi dovevate mettere?”. L'aneddoto, raccontato da Montanelli sul Corsera nel 1999, si riferisce al ritorno a casa di Filippo Anfuso, dopo un periodo di prigionia in Francia. Catanese, classe 1901, brillante diplomatico, molto amico dell'ambasciatore e genero del Duce Galeazzo Ciano, nel 1942 Filippo è segretario di legazione a Budapest. Dopo l'Armistizio dell' 8 settembre 1943 diventa ambasciatore della RSI a Berlino poi, nel marzo '45, Sottosegretario agli esteri della RSI.
Perché gli italiani? E' il suo conterraneo Pietrangelo Buttafuoco a ricostruire la scena, tragicomica, dell'incontro fra l'ex sottosegretario e il mezzadro in Fuochi (Vallecchi, 2012). L'agricoltore, di fronte ad un individuo ridotto male dalla fame e dalla prigionia, scambia il padrone per un questuante; poi, riconosciuto Anfuso, gli lancia un bonario rimprovero sul perché avesse scelto di servire gli italiani.

Generazione di fenomeni - Anfuso, come Ciano, Balbo e Graziani è un uomo di cultura ma anche un fine analista. Nel dopoguerra, sui banchi di Montecitorio, nelle file del MSI si batte affinché funzionari e tecnici dell'ex Ministero dell'Africa Italiana abbiano riconosciuti gli stipendi e chiede, forse per la prima volta in Italia, che gli esuli italiani orientali non vengano abbandonati. Piglio, diplomazia e lungimiranza, come quella di Italo Balbo, padre dell'aviazione moderna, che in Libia è stato Governatore dal 1934 al 1940.

Come con Gheddafi - Cosa vuol fare Balbo? Garantire un'evoluzione sociale (basti pensare alla proposta del 1937 avanzata a Mussolini per estendere la cittadinanza italiana ai libici) e creare benessere, modernizzando il paese. Società ed economia in primo piano: come con Muhammar Gheddafi che aveva fatto della Libia una delle più progredite nazioni del Continente nero. Se Frontex è in Polonia , se il blocco navale “non s'ha da fare” e se l'opzione di un intervento della Marina Militare è da considerarsi atto di guerra, vuol dire che le lezioni balbiane sono state dimenticate. E significa anche, che da Varsavia è molto difficile che un'agenzia nata per il pattugliamento delle coste possa avere un'idea concreta dell'“affaire scafisti”. D'altro canto, appare anche piuttosto strano come i dubbi sulla violazione di sovranità vengano ora con l'allarme schiavismo e non siano venuti quattro anni fa, quando francesi e americani bombardavano l'esercito di Gheddafi. E quando dalla Libia il flusso di profughi verso l'Italia era più contenuto.

Gentiloni in mano all'UE - Ministro, ma proprio in mano a Bruxelles dovevate mettervi? E a chi altro? Il Governo italiano comincia solo ora a comprendere la cecità e la sordità europee di fronte ad una tragedia geopolitica che non tocca solo la Libia e l'Italia, ma tutti i paesi rivieraschi. La lontananza geografica dai luoghi dell'emergenza influenza l'ottica e l'atteggiamento dei nostri alleati che, spesso, si ritrovano a dare indicazioni e consigli talvolta degni dei più folkloristici “ct del lunedì mattina”.

No mezzadro, sì libro - Paolo Gentiloni non ha la fortuna di avere nel suo seguito il fine mezzadro degli Anfuso, pronto a dispensare preziosi consigli. Può rifarsi, però, con la fotografia: Libia, viaggio nella memoria (Longo – Zanzotti, Thyrus 2000) unisce un'accurata analisi storica a scatti d'autore, raccontando ciò che fu e ciò che resta della Libia di Balbo.


di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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