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L'analisi

Il patto inconfessabile tra Obama e Isis: consegnare la Siria ai tagliagole per non subire attentati

Il patto inconfessabile tra Obama e Isis: consegnare la Siria ai tagliagole per non subire attentati

È sconfortante dare anche solo un' occhiata distratta alla carta del Medio Oriente a un anno dalla proclamazione del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi. L' unica cosa certa è che si è avverato il lapsus di Barack Obama che in quell' occasione, ai giornalisti che gli chiedevano cosa avesse in mente di fare per combattere la ferocia califfale, rispose: «Non abbiamo una strategia». Passate poche settimane, il presidente americano varò una Coalizione, di cui è parte anche l' Italia, e diede da intendere di avere poi elaborato una strategia. Ma in molti scuotemmo la testa quando Obama spiegò i due capisaldi della sua azione anti califfale: perno solo sull' esercito iracheno (che non esiste e non combatte) e no "boots on the ground" degli occidentali in Iraq. Quanto alla fondamentale Siria... Nulla!

Obama doveva stabilire se combattere il Califfato al fianco di al Assad o combattere anche contro di lui. Non ha deciso. Risultato: il Califfato è avanzato come uno schiacciasassi in Iraq e in Siria, si è radicato in una Libia in cui non esisteva (dall' aeroporto di Sirte conquistato venerdì si arriva a Palermo in mezz' ora) e al Qaeda si è tanto rafforzata in Siria, da avere conquistato anche lei un suo Stato, di grandi dimensioni. Difficile credere che Obama volesse raggiungere questi risultati, ma siccome non ha fatto nulla per impedire questo disastro, nonostante gli evidenti indizi che stava per maturare, sorge il terribile sospetto che in fondo in fondo alla Casa Bianca vada bene così. Che non avverta la catastrofe imminente. Che accetti o subisca passivamente la strategia dei tre suoi alleati storici in Medio Oriente, Arabia Saudita, Qatar e Turchia che hanno formato una alleanza tra le milizie che hanno foraggiato in Siria con al Nusra (denominazione di Al Qaeda in Siria) che sta infliggendo sconfitte forse decisive ad Assad.

Pare insomma che per interposti alleati islamici, Obama e al Qaeda vadano quasi di concerto. In parallelo. Ipotesi pazzesca, ma confortata da un dato di fatto indiscutibile: l' aviazione Usa non ha dato il minimo fastidio da mesi ad al Nusra per bloccare o rendere più difficile la loro avanzata. Una scelta rilevata e criticata con parole di fuoco dal regime di Damasco. In questo quadro che ha del patologico, non stupisce che il leader di al Nusra, il misterioso al Golani, faccia chiare profferte politiche ad Obama: «Voi americani ci lasciate abbattere Assad senza bombardarci e noi di Al Qaeda non facciamo attentati in Usa e in Europa». Insomma, Al Qaeda fa politica, mentre Obama non fa nulla, tranne mandare 14 misere missioni aeree al giorno (in Libia contro Gheddafi erano centinaia) a bombardare vuoi l' Iraq, vuoi la Siria.

Un nulla che rischia di avere conseguenze epocali se e quando, forse presto, Assad sarà costretto ad abbandonare una Damasco già pesantemente sotto assedio e a ritirarsi nella regione natia degli alawiti, attorno a Latakia, nel nord ovest della Siria. Avremo allora una Siria che replicherà in peggio la Libia. Al Nusra, con le spalle coperte da Ankara e Ryad, tenterà di imporsi e di allargare il suo Stato sino alla conquista di Damasco. Così farà anche il Califfato. E gli iraniani probabilmente faranno di tutto, manovrando Hezbollah libanese e i Pasdaran, per impedire che Damasco cada sotto il dominio degli uni o degli altri. Un caos, che contagerà il Libano, da sempre, storicamente, propaggine politica della Siria. A quel punto potremo cancellare dalla carta geografica ben 5 stati arabi, che si saranno disintegrati in pezzi: Siria, Libano, Iraq, Yemen e Libia. Risultato perfetto per Al Qaeda, per il Califfato, per la Turchia e per l' Arabia Saudita che tenteranno di estendervi la loro egemonia.

È questo che vuole Obama? Probabilmente no. Ma è più che sospetto che non faccia assolutamente nulla per evitare il disastro. Sospetto che può essere fugato solo da una affermazione scabrosa: Obama non ha la più pallida idea di quanto sta avvenendo in Medio Oriente, perché vive una realtà parallela. Come se fosse autistico. Saremmo cioè passati dall' imperialismo, all' autismo americano. In cambio no attentati Washington non fa nulla per fermare Al Nusra. Si è affidato alla strategia degli alleati del Golfo, che più che sconfiggere l' Isis vogliono abbattere AssadL' inconfessabile «patto» tra Obama e Al Qaeda.

di Carlo Panella

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Commenti all'articolo

  • Libertario1984

    02 Giugno 2015 - 12:12

    Vorrei solo far notare che IS è diverso da Al-Nusra. Il titolo è fuorviante. E non si capisce la tesi "no intervento = no attentati" da cosa sia sostenuta. La pochezza giornalistica di questo articolo è disarmante, sig. Panella.

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  • Yossi

    02 Giugno 2015 - 11:11

    purtroppo è cosi e tutto inizia in egitto dove Obama ha finanziato e difeso i fratelli musulmani, è bene sapere che l ex presidente egiziano morsi e la sua famiglia sono anche cittadin americani; ancora il turco "moderato" erdogan tradizionale amico degli usa, ha lasciato massacrare i curdi di kobane e non solo, interviene in siria solo quando l isis perde terreno, serve altro ?

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  • Happy1937

    02 Giugno 2015 - 09:09

    Che gli americani non capiscano niente del mondo non è una novità. Quando al posto di Truman o Nixon c'è Obama.....

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  • aldo delli carri

    31 Maggio 2015 - 17:05

    usa, impero della vergognaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

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