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Gli estremisti della porta accanto

Terrorismo, in Italia abbiamo 50 mila tifosi dell’Isis

Terrorismo, in Italia abbiamo 50 mila tifosi dell’Isis

Guardiamoci in faccia e raschiamo il fondo del barile in cerca di un po’ di coraggio per ammetterlo: più che dei macellai dello Stato islamico, la verità è che dovremmo aver paura di noi stessi. Della cecità ottusa dei leader politici europei, che dopo l’ennesima sequela di stragi continuano a rimasticare la medesima minestrina dello sconforto. Prendiamo il premier francese Manuel Valls, il quale domenica se n’è uscito dicendo che, di fronte all’attacco islamico «dobbiamo difendere la nostra società, la nostra civiltà, i nostri valori».

Di primo acchito, per spiegare quello che è accaduto nel suo Paese e che sta accadendo nel mondo, Valls non ha trovato niente di meglio che riesumare lo «scontro di civiltà». Una teoria estrapolata dal saggio omonimo di Samuel P. Huntington che risale al 1996, cioè a quasi vent’anni fa. All’epoca, nei salotti buoni era fatto divieto di citarlo, se non per criticarlo aspramente. Oggi lo riciclano addirittura a sinistra. Salvo che, nel frattempo, il quadro globale è cambiato. Oggi non dobbiamo più affrontare uno scontro di civiltà (cosa che si verifica da quando esiste l’uomo). Semplicemente perché la civiltà occidentale, che sarebbe una delle due parti in causa, ha rinunciato allo scontro e si è data per vinta. Quanto all’altra parte, la civiltà islamica, si è occidentalizzata a sufficienza per produrre la barbarie via internet che l’Is ci mostra quotidianamente.

Dunque no, non ci troviamo davanti a uno scontro di civiltà, ma a qualcosa di ben più grave. Si profila, in Europa, una sostituzione di popoli. E se non fossimo orbi, ce ne renderemmo conto e imbastiremmo adeguate contromisure. Perché la linea del fronte non è in Paesi esotici e violenti, ma è in casa nostra, sull’uscio. Eppure ci ostiniamo a mistificare la realtà. Lo ha fatto ieri Repubblica, pubblicando in esclusiva una indagine della Fondazione Leone Moressa svolta fra i musulmani italiani, che al primo gennaio 2014 risultano essere 1.619.366. Tra questi spiccano per numero marocchini (450 mila), albanesi (300 mila) e bangladesi (100 mila). Il titolo dell’articolo sprizzava gioia: «“Califfato e jihadisti sono solo terrorismo”. Nell’islam d’Italia 9 su dieci contro l’Is». Come a dire: guardate, non c’è nulla da temere dai musulmani. Senz’altro è così: la maggioranza degli islamici italiani è composta di persone che non sgozzerebbero i vicini.

Sopravviene però un inconveniente a smorzare l’entusiasmo di Repubblica. Dalla ricerca risulta che il 3,1% dei musulmani italiani pensa che lo Stato islamico «cerca di diffondere il vero islam». Facciamo due conti a spanne? Si tratta di circa 50 mila persone. Non pochi folli isolati, ma una popolazione che potrebbe formare una piccola città. E, ovviamente, sono esclusi i numerosi immigrati clandestini di fede musulmana. Ci viene detto che dobbiamo imparare a convivere con il terrore: bene, cominciamo da qui. Da questi 50 mila che restano tranquillamente fra noi, a odiarci.

Il sondaggio presentava anche un’altra domanda, relativa ai «foreign fighters», i tagliagole stranieri che vanno a servire l’Is in Siria e Iraq. Per l’1,5 per cento dei musulmani d’Italia, costoro «combattono per i veri valori dell’islam». Significa, sempre a spanne, che 24 mila persone circa tifano per gli uomini in nero come Jihadi John: apprezzano i massacratori di innocenti.

Ora proviamo ad allargare la prospettiva. Secondo uno studio del Pew Research Center di Washington, nel 2030 i musulmani costituiranno il 26,4 per cento della popolazione mondiale. La popolazione musulmana, nei prossimi vent’anni, crescerà annualmente dell’1,5 per cento, cioè del doppio rispetto alla popolazione non islamica (ferma allo 0,7 per cento). In Europa, nel 2030 l’8 per cento della popolazione sarà musulmano. In Francia, prevede il Pew, la percentuale sarà del 10,3 per cento (in Italia del 5,4 per cento). Negli Usa, nello stesso anno, i musulmani saranno 6 milioni. Che c’è di preoccupante? Lo spiega Ayaan Hirsi Ali nel saggio Eretica: «Circa i due quinti degli immigrati di fede islamica negli Stati Uniti, da qui al 2030, proverranno da tre sole nazioni: Pakistan, Bangladesh e Iraq. Un altro studio del Pew Research Cen ter (...) mostra quante persone in questi Paesi abbiano vedute che gran parte degli occidentali riterrebbe estreme. I tre quarti dei pakistani e oltre i due quinti dei bangladesi e degli iracheni pensano che chi abbandona l’islam debba subire una condanna a morte. Più dell’80 per cento dei pakistani e i due terzi dei bangladesi e degli iracheni considerano la shari’a parola rivelata di Dio».

Ecco perché lo scontro è qui: stiamo importando da anni popoli che hanno visioni radicalmente diverse dalla nostra, e che - in percentuale rilevante - ci considerano un cancro da estirpare. Diranno i soliti beneintenzionati: se sapremo accogliere questa gente, favorirla socialmente e sostenerla economicamente, la loro opinione cambierà. Sbagliato. La ricerca pubblicata da Repubblica mostra che il 63,3% dei musulmani si considera ben inserito nella società italiana. Insomma, qui da noi vive bene. Però, solo il 34,6% degli intervistati crede che sia necessario «formare i musulmani al rispetto delle leggi italiane».

Vuol dire che anche chi riesce negli anni a ottenere un reddito adeguato e una buona posizione nella società si sente comunque estraneo e perseguitato. È la grande menzogna dell’islamofobia propagandata dalla maggior parte della stampa, che spinge al risentimento anche chi ha ottenuto uno stile di vita soddisfacente. Questo risentimento, questa rabbia, travalica le generazioni. E fomenta la radicalizzazione anche fra i nipoti e pronipoti di immigrati, come mostra il fenomeno dei foreign fighters.

Non tuteliamo le frontiere geografiche, e accogliamo estremisti. In più, non sappiamo difendere le frontiere culturali, sbricioliamo il nostro patrimonio, la nostra «civiltà» e pure chi nasce qui continua a sentirsi straniero. Solo che non è straniero: oggi gli stranieri in Italia siamo noi.

Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • allianz

    29 Luglio 2015 - 14:02

    Rimedi?Soluzione Finale.Nel giro di 6 mesi di queste merdacce non ne sentirempo più parlare.

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