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Vergogna ellenica

Grecia, i dubbi sul referendum: schede truccate, assunzioni sospette e il ruolo del ministero dell'Interno

Grecia, i dubbi sul referendum: schede truccate, assunzioni sospette e il ruolo del ministero dell'Interno

Si avvicina il momento del referendum greco, referendum sul futuro della nazione e anche sul futuro di euro ed Europa. Una consultazione, quella indetta e sostenuta da Alexis Tsipras, circondata da un alone di sospetto. Molti i punti critici, a partire da un errore di trascrizione sulle stime dei creditori sul debito molto sospetto. Un errore, ora corretto, ma che è rimasto per giorni sul sito del ministero degli Interni ellenico: nel testo originario, proposto dalle autorità europee, venivano esclusi problemi di sostenibilità del debito, ma per errore (?) sul quesito originario si diceva tutto il contrario. L'errore è stato notato dall'agenzia Bloomberg, ed è stato corretto dal governo greco con molto ritardo: il sospetto, dunque, è che si voglia orientare il popolo a votare "no", a respingere dunque le proposte, allontanandosi così dall'euro (inoltre, polemiche ha destato anche il fatto che sulla scheda il "no" troneggi sul "si", al di sopra, in una inusuale sequenza delle risposte).

Testo inaccessibile - Nel frattempo fioriscono i sondaggi: il testa a testa tra "no" e "sì" sarebbe serratissimo, con una distanza stimata tra 40 e 100mila voti. Sulla consultazione, inoltre, esprime dubbi il Consiglio d'Europa: secondo l'organismo il referendum non è in linea con gli standard internazionali, sia per il poco tempo concesso agli elettori per farsi un'idea precisa sia per la complessità del testo sul quale sono chiamati a votare. Inoltre, la maggior parte degli elettori non ha accesso alla "proposta dei creditori", nel frattempo ritirata, e sulla quale si vota: il ministero dell'Interno non ne ha distribuito copie e il governo non l'ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale all'annuncio della consultazione. Il testo, per inciso, non sarà affisso neppure ai seggi: il testo è consultabile solo sul sito del ministero dell'Interno, in un Paese agli ultimi posti per la diffusione di internet insieme a Bulgaria, Cipro e Romania (metà popolazione non è mai andata online).

Il terribile sospetto - Il problema di fondo, come sottolinea il Corriere della Sera, è che molti greci sono convinti di poter votare "no" e, in caso di vittoria, poter rimanere nell'euro. Ed è in questo contesto che riemergono anche pratiche clientelari messe in atto da un governo, quello di Tsipras, che si sta comportando in modo improponibile: trasporti pubblici gratuiti nella settimana del voto, mercoledì sono stati riassunti 230 dipendenti della metropolitana e giovedì 1.293 bidelli delle scuole. Dunque un'ulteriore criticità: quella dei 200mila elettori all'estero. Un gruppo che potrebbe essere decisivo, ma sostanzialmente tagliato fuori: pochi di loro hanno avuto il tempo tecnico per organizzarsi e rientrare per il voto. Inoltre, il governo non permetterà loro di depositare la scheda nell'ambasciata, così come accade alle elezioni europee. Ma è l'ultima assurdità di questo referendum a sollevare enormi dubbi sul referendum: le schede votate andranno direttamente al ministero dell'Interno di Atene, e non alle sedi regionali vicine, come sempre fatto. Una circostanza sospetta, molto sospetta.

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Commenti all'articolo

  • arwen

    04 Luglio 2015 - 12:12

    Ma che articolo è?

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  • angelo196

    04 Luglio 2015 - 11:11

    ma cosa serve un referendum che se voti si o no resti comunque nell 'euro e non cambia niente ?

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  • robertoserafiniboutique

    04 Luglio 2015 - 11:11

    Mi raccomando continuate a dire bugie ai popoli che vogliono riprendersi la propria sovranità' !!!! Tanto per l'euro non c'è' speranza in un modo o nell'altro presto finirà' perché' e' basato su disprezzo della democrazia e della equita' !!!! Quindi speriamo che stravinca il no !!!

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