Cerca

L'intervista

Il generale Arpino: "In Siria e Yemen a perdere è l'Occidente. Sul caso Abu Omar rischiamo isolamento per scarsa affidabilità”

"Perché i paesi Ue dovrebbero insistere nel pubblicizzare la loro inconsistenza ed irrilevanza come organizzazione politica internazionale?", si domanda il generale dell'Aeronautica Militare Mario Arpino, già Capo di Stato Maggiore della Difesa e giornalista. Un quesito che “risponde” ad una nostra curiosità: come mai i media occidentali non parlano più di Assad, della crisi umanitaria libanese e della guerra yemenita?

Yemen, Siria, crisi umanitaria in Libano: polveriere delle quali non sentiamo più parlare... Perché? 
"Perché chi sta perdendo non ha mai piacere quando le sue sconfitte vengono rese mediaticamente eclatanti. Siccome a perdere, fatti bene i conti, è proprio quell’Occidente che possiede la maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa ed è in grado di decidere giorno per giorno quali sono le verità e le bugie che è più conveniente lasciar circolare, ecco venire in suo soccorso la tecnica anestetica delle cortine fumogene. Quale interesse possono avere gli Stati Uniti a sottolineare i fallimenti e le incertezze della politica di Obama in Medioriente? Perché i paesi Ue dovrebbero insistere nel pubblicizzare la loro inconsistenza ed irrilevanza come organizzazione politica internazionale? Così, alcune guerre diventano dimenticate: è una scelta mai casuale. Accade, in aggiunta, che ogni stagnazione finisce per annoiare. Tragedie come quelle in Francia, in Tunisia e in Kuwait dovrebbero darci la sveglia. Ma lo struzzo, che digerisce tutto, estrae la testa dalla sabbia per il tempo che basta a digerire anche le notizie più nefaste. Poi, senza trarne le conseguenze, torna subito sotto…". 
In Yemen ancora nessun accordo fra ribelli e Sana'a. Come si sta muovendo l'Onu? 
"Perché chi sta vincendo, sia pure in modo effimero in quanto disomogeneo e disaggregato, dovrebbe cercare accordi con chi perde? Sana’a ed il suo governo “legittimo” non esistono più come potere reale. Il presidente Hadi, subentrato a Saleh dopo il voltafaccia di Obama, sotto la pressione della (temporanea) alleanza tra i sunniti dello stesso Saleh e gli sciiti Huthi, ha dovuto lasciare armi e bagagli agli insorti per fuggire ad Aden. Da lì, ancora incalzato dagli Huthi e da al-Qaeda (che controlla tre province del sud), ha dovuto lasciare il Paese. Nonostante la sua evidente debolezza, pretende ora di dettare le condizioni per sedersi al tavolo di Ginevra. E a quel tavolo, presieduto dall’inviato dell’Onu Ismail Ahmed con la sponsorizzazione di Oman e Usa, coloro che al momento vincono dovrebbero accettare di discutere la decretazione della loro capitolazione. Infatti è proprio questo che, al di fuori da ogni metafora, chiede la risoluzione del Consiglio di Sicurezza numero 2216. Può funzionare? Non credo proprio…". 
L'intervento armato saudita ha avuto gli esiti sperati? 
"L’Arabia saudita è più preoccupata di non lasciarsi circondare dal mondo sciita (Iran, Iraq, Siria di Assad e Yemen del nord, piuttosto che delle malefatte al-Qaeda, Califfato e associati vari). Tanto che questa preoccupazione, che è datata e permanente, la ha spesso portata a chiudere un occhio, o anche tutti e due (c’è chi dice le stia persino finanziando) le organizzazioni jihadiste nemiche dei suoi veri nemici. Per lo stesso motivo ha dato una forte mano nella repressione dei moti sciiti in Bahrein ed è intervenuta più volte, sempre sanguinosamente e senza troppi riguardi, contro le popolazioni sciite tranfrontaliere dello Yemen. Con gli Houti il conto è aperto da tempo, ma, come si vede, i risultati degli attacchi non sono né esaltanti, né decisivi. Lo spiega bene l’analista Eleonora Ardemagni in un bell’articolo, tuttora online, apparso nei giorni scorsi su affarinternazionali.it. La sua analisi è puntuale, e va condivisa". 
In Siria si combatte; l' Isis ha preso Palmira e minaccia di distruggerla. Potrebbe fornirci un quadro dell' attuale situazione, politica e militare? 
"No, la situazione è talmente confusa e gli attori così numerosi che ritengo nessuno, oggi, sia in grado di farlo con precisione. Si può dire, in un’analisi grossolana, che lo Stato Islamico avanza, sebbene con fatica, verso il conseguimento dei propri scopi territoriali, ideologici e politici. Molte delle armi sono quelle a suo tempo fornite dagli occidentali (Obama capofila) ai rivoluzionari, ora in minoranza rispetto ai jihadisti. Bashar Assad, che sin dall’inizio aveva intra visto questo epilogo e lanciato moniti inascoltati, si trova in un momento critico e, non ostante l’aiuto iraniano, di Hamas, degli Hetzbollah libanesi e forse dei russi, comincia a perdere terreno. Ma, senza di lui, rimarrà solo un vuoto che qualcuno, magari non gradito, si affretterà a riempire. Anche in Siria, l’Occidente è servito e paga la sua ottusità". 
Putin si offre di mediare per soluzione politica tra Assad e ribelli. Questo interesse di Mosca come è interpretato da Ue e Usa? 
"La Russia di Putin lo ha sempre fatto, e con successo. Ricordiamo che è stata proprio la mediazione di Lavrov a rendere possibile l’accordo sulla distruzione delle armi chimiche, poi eseguito solo a metà. Allora Putin, dimostrando di essere venuto in soccorso dell’inadeguatezza diplomatica occidentale, si era acquisito numerosi crediti. Ora che la Russia è distratta da altri problemi (Ucraina, sanzioni, schieramenti Nato nei Paesi alleati dell’est, ecc.) e in Medioriente sta perdendo un po’ di spinta (in fondo, le sue forze non le permetterebbero di operare su troppi fronti), probabilmente Usa e Ue stanno tirando un sospiro di (temporaneo) sollievo. Sapranno trarne vantaggio?". 
Generale, due battute su Abu Omar-Pollari…  
"Nel nome delle utopie, del politicamente corretto, delle garanzie iperdemocratiche e quant’altro, riusciamo sempre a farci del male da soli. Il rischio? L’isolamento per scarsa affidabilità nazionale della nostra pur ottima intelligence nella prassi degli scambi tra Servizi collegati".

di Marco Petrelli
@marco_petrelli

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog