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Grecia, oggi si vota sull'Europa: sì o no cosa succede

Grecia, oggi si vota sull'Europa: sì o no cosa succede

“Ma che catastrofe se vincono i no”, è il mantra più ripetuto in questa vigilia elettorale greca che ha il sapore della roulette russa. Ma non è detto, peraltro, che le cose andranno meglio nel caso di vittoria del «sì». Anzi, la bocciatura della linea di Bruxelles potrebbe avere, per paradosso, effetti positivi per l’Eurozona.

Intendiamoci, nel breve termine il verdetto avrebbe conseguenze devastanti. La Bce non potrà confermare, nella riunione di domani, i prestiti di emergenza Ela alle banche. Gli istituti ellenici, che dichiarano di avere in cassa solo un miliardo (probabilmente meno), dovranno prolungare la chiusura nell’attesa di scelte politiche drastiche. Sembra inevitabile il ricorso agli Iou, i classici "pagherò" per assicurare liquidità all’economia. Potrebbe essere l’anticamera del ritorno alla dracma o l’avvio di un doppio regime: l’euro per le transazioni internazionali, una valuta interna non con valore molto inferiore per stipendi o pensioni. Per i greci comincerà in quel caso un lungo periodo di povertà senza grosse prospettive di riscatto. Certo, la svalutazione potrebbe favorire l’export, che è però ben poca cosa ma, vista la crescita del prezzo delle importazioni avrà effetti assai negativi sull’economia.

LA SBERLA
Per l’Eurozona la vittoria del «no» domani potrebbe coincidere con un fulminante Ko dell’euro e della finanza dell’area Ue. Per le Borse del vecchio Continente, secondo Goldman Sachs, la perdita sarà di dieci punti percentuali. Per i titoli del debito dell’Eurozona, la perdita iniziale sarà altrettanto violenta: lo spread del Btp decennale nei confronti del Bund tedesco potrebbe salire di 200-250 punti, per un rendimento del 3% o qualcosa di più. In prospettival’Italia potrebbe spendere 11 miliardi di euro in più in termini di interesse. Una previsione, in realtà, abbastanza campata per aria. La Bce, infatti, dispone di un bazooka (il quantitative easing) abbastanza potente per piegare la speculazione. Il default di Atene, del resto, colpirà in maniera marginale la finanza privata. Certo, la mazzata per le finanze pubbliche sarà pesante (poco meno i 40 miliardi per l’Italia). Ma si tratta di cancellare crediti sulla carta che la Grecia, sia che vinca il «sì» oppure il «no», non riuscirà a ripagare.

È per questo che, per paradosso, la vittoria del «no» potrebbe essere un buon affare. La Grecia, comunque vadano le cose domani, avrà bisogno di almeno 50 miliardi per non collassare. La stima fatta dal Fmi è stata sbandierata da Tsipras come la conferma alle richieste nei confronti dell’"avara" Bruxelles. In realtà, per la banca di Washington, la voragine è il frutto della dissennata politica praticata da Tsipras e Varoufakis in questi mesi, con l’intento di far pagare il consenso interno ottenuto tra i poveri ed i meno poveri ai creditori europei, grazie alla paura provocata dal temuto Grexit. Ma l’arma potrebbe rivelarsi spuntata: la Ue dovrà comunque farsi carico del risanamento di Atene, ma con un potere contrattuale diverso.

Insomma, in caso di vittoria del «no» i mercati europei (e non solo) incasseranno un cazzotto violento. Ma si rialzeranno. E la lezione potrebbe rivelarsi salutare se, dopo la batosta, l’Unione cambiasse rotta: per rilanciare l’Europa ci vogliono più investimenti, magari con incentivi mirati al "bonus" occupazione. E una revisione delle regole del Fiscal Compact.

LEZIONE UTILE
La sberla del no greco potrebbe rivelarsi l’occasione per cambiar rotta prima del disastro. Perché il Grexit è poca cosa, ma lo stesso non si può dire del Brexit (l’uscita della Gran Bretagna) e o di un’affermazione di Podemos in Spagna o di un ribaltone anti- Ue in Francia e/o in Italia. Ecco perché una vittoria del «sì» ad Atene potrebbe rivelarsi più un’insidia che un’opportunità. Agli occhi di Wolfgang Schaeuble o di Angela Merkel la sconfitta di Tsipras potrebbe essere, a torto, vissuta come la conferma che la linea del rigore paga. Intanto in Grecia la situazione diventerebbe se possibile ancor più confusa: Tsipras si dimetterà ma, in caso di elezioni anticipate, Syriza potrebbe confermarsi il primo partito con un premio elettorale di 50 deputati. L’opposizione potrebbe vincere, a patto di presentarsi unita e con un leader riconosciuto, cose che al momento non si vedono. Il rischio, insomma, è la confusione massima cui l’Europa, dopo un voto così favorevole, potrebbe opporre solo nuovi interminabili negoziati e prestiti con il contagocce. In attesa della prossima lezione: per l’euro l’autunno, dopo il sì, non si presenterà per niente facile.

di Ugo Bertone

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Commenti all'articolo

  • marco53

    06 Luglio 2015 - 03:03

    La Grecia dovrebbe adottare il Rublo e farsi proteggere da Putin. Sarebbe l'unica soluzione, così butterebbero fuori tutti i clandestini africani e li spedirebbero tutti nel Paese dei balocchi, cioè da noi!

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  • Gios78

    05 Luglio 2015 - 10:10

    Dovremmo farci insegnare dai Greci come si fa ad avere le palle perché noialtri italiani non ne siamo proprio capaci. Ci vantiamo tanto della nostra storia e cultura...e cosa dovrebbero dire loro, che hanno creato le basi di tutto lo scibile umano? E che ora mandiamo bellamente a farsi fottere perché Renzi ha deciso che l'Italia è meglio della Grecia? I greci non sono nuovi a umiliare, con poche risorse, forze assolutamente soverchianti, rileggiamo la storia...

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