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Tragedia greca

Grecia, falchi contro colombe: dalla Merkel a Draghi, chi vuole salvarla e chi no

Grecia, falchi contro colombe: dalla Merkel a Draghi, chi vuole salvarla e chi no

Una recita drammatica, anzi una tragedia visto che si parla di Grecia. E come tale, i politici e i tecnici vestono i panni dei buoni e dei cattivi. E sarà il pubblico a decidere se le "colombe" sono i buoni oppure i cattivi. L'ultimatum generale è di 5 giorni, lo ripetono tutti: o il premier Alexis Tsipras troverà un'intesa con Ue e Bce entro domenica oppure "può succedere di tutto". D'altronde, in un sondaggio interno tra i premier dei 18 paesi-cardine dell'Eurozona, ben 16 si sono detti disponibili ad aprire il capitolo Grexit. Una mazzata per Atene.

Chi sono le colombe - La speranza di Tsipras sta tutta nei "trattativisti", quelli che stanno cercando di fare di tutto per salvare la Grecia e soprattutto l'Europa. La Grexit, infatti, potrebbe avere un impatto finanziario sopportabile ma risvolti politici catastrofici, perché segnerebbe un punto di non ritorno: dall'euro si può uscire, e non c'è rete di sicurezza che tenga. Preoccupatissimo è il presidente Usa Barack Obama, non a caso il più attivo nel pressing su Berlino per evitare rotture insanabili. A Obama si uniscono il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che prima dell'Eurosummit aveva detto chiaro e tondo: "Non voglio sentir parlare di Grexit, farò di tutto per evitare l'uscita della Grecia". Con il passare delle ore è aumentato il suo pessimismo, ma sarà il perno delle trattative. Contro la Grexit si è schierata anche la Francia del presidente François Hollande (che chiede a Tsipras "serie e credibili proposte di riforma) e del commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, che ha parlato di "terribile fallimento collettivo". E poi c'è l'Italia, con Matteo Renzi, molto cauto finora ma sicuramente spaventato dall'ipotesi del default greco. A metà strada c'è la Bce di Mario Draghi, che negli ultimi mesi ha fatto di tutto per scongiurare scenari funesti e che ora però va coi piedi di piombo per non foraggiare le false promesse di Atene.

Chi sono i falchi - Contro di loro si muovono i "falchi", i duri che non vogliono sconti per la Grecia. La cancelliera tedesca Angela Merkel, paradossalmente, ne è il leader riluttante. Più spietato di lei è il suo ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble e non a caso l'opinione pubblica tedesca accusa Angela di essere troppo morbida. Per questo Frau Merkel mostra i denti. In generale, tutti i "nordici" sono assai poco disposti a scendere a patti con gli inaffidabili greci, e il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem li rappresenta al meglio: "L'accordo si fa più difficile, la Grecia non si avvicina ad una soluzione", ha commentato. E se la Bce di Draghi è in attesa, l'Fmi di Christine Lagarde al momento ha chiuso i cordoni della borsa: "Siamo pronti ad aiutare la Grecia, se ce lo chiederà", ha detto il direttore del Fondo. Peccato che prima Atene debba ripagare il suo prestito. Al momento, impossibile.

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