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I pericoli della rottura con Atene

Grecia, tre motivi su perché all'Europa conviene evitare la Grexit

Grecia, tre motivi su perché all'Europa conviene evitare la Grexit

Se non c'è ancora stato un terremoto economico e politico dopo la vittoria del no al referendum greco, il merito va paradossalmente riconosciuto al premier Alexis Tsipras che quella consultazione ha voluto a tutti i costi. Incassata la vittoria, Tsipras si è liberato del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, che ha tirato talmente tanto la corda con i creditori da diventare vero ostacolo per il proseguimento delle trattative. E poi ha ribaltato l'interpretazione del voto dei greci: quel no, scrive la politologa Marta Dassù su La Stampa, da rifiuto è diventato un abbraccio all'Europa, alle richieste delle riforme strutturali, ma a condizione che Bruxelles conceda altro denaro, prima che Atene finisca nel precipizio. Tsipras è tornato al tavolo dell'Ue con più forza, ma le cose ora sono più complicate. Non solo deve recuperare credibilità, ma deve anche convincere la quasi totalità dei Paesi dell'Eurozona che valga la pena prestare altro denaro ad Atene anche se una sua uscita dall'unione monetaria non spaventa più nessuno.

Teniamoli dentro - Secondo la Dassù, quasi tutte le cancellerie europee riescono a guardare il problema greco solo da un punto di vista economico e finanziario. Fatte salve le regole tecniche dei bilanci che devono essere rispettate per una civile convivenza, è indispensabile però che ora la questione venga affrontata con una visione geopolitica unitaria. Con questo approccio si potrebbero comprendere tre motivi per i quali conviene a tutti, Italia compresa, tenere la Grecia all'interno dell'euro e dell'Unione europea.

Forti e deboli - Alle porte dell'Europa bussano crisi come l'immigrazione, il terrorismo e la criminalità organizzata. Per forza di cose, le questioni più spinose sono toccate ai Paesi periferici dell'Unione, lasciati da soli a risolverseli senza tanti complimenti dei paesi più ricchi del Nord Europa. È solo una questione di tempo perché dopo la Grecia, anche altri Paesi possano rimpiombare nel baratro della crisi. I problemi esterni così diventerebbero sempre più interni e complicati da risolvere.

Globalizzazione - Se provassimo ad alzare lo sguardo, osservando quel che accade nel resto del Mondo, ci accorgeremmo quanto l'economia mondiale si giochi su scala continentale. La questione greca passa così in secondo piano, rispetto a una sofferenza cinese o peggio ancora al rischio, neanche tanto remoto, di una Brexit, cioè l'uscita dall'Ue della Gran Bretagna, che presto voterà sulla questione.

Solidità - Una rottura con la Grecia non è prospettiva che la stessa Ue può più permettersi. Davanti a questioni ben più gravi come il Mediterraneo in fiamme e il terrorismo quasi dentro casa, una spaccatura tra Bruxelles e Atene sarebbe la rivelazione del fallimento europeo. La Dassù quindi insiste perché l'Ue si doti di una solidarietà a carattere europeo, combinata con la responsabilità di respiro nazionale. Solo così l'Europa potrà evitare di essere spazzata via da economie ben più potenti dagli Stati uniti a quelle asiatiche.

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Commenti all'articolo

  • MRoberto

    09 Luglio 2015 - 09:09

    Questo "scherzo" Europeo è durato fin troppo, che si faccia un passo indietro (anche più d'uno) e si ricominci dai fondamentali democratici smarriti per strada in nome del dio euro.

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  • marcolelli3000

    09 Luglio 2015 - 08:08

    i greci vogliono uscire? ma quando mai. restano restano, e' ovvio perche', no?

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  • patrenius

    09 Luglio 2015 - 07:07

    Non sono d'accordo: purtroppo l'Unione come è oggi è talmente sbagliata che non si può aggiustare.Prima bisogna distruggerla e poi, forse rifarla per bene: Capisco che la distruzione dell'Europa è un disastro, ma meglio un disastro solo che un disastro senza fine.

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  • marco.cav

    08 Luglio 2015 - 20:08

    Il vero problema è come la Grecia esce e come di fatto userà la sua nuova moneta sovrana. Inutile dire che se la userà come l'euro (cioè come se fosse una moneta straniera) poco o nulla migliorerà, mentre se capiranno l'importanza della spesa a deficit finalizzata a creare lavoro ed occupazione, allora questo sarà un buono stimolo anche per le altre nazioni a fare altrettanto.

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