Cerca

Il retroscena

Grecia, Tsakalotos: "Nell'ultimo mese è stata la Bce a premere nell'Eurozona per evitare la Grexit"

Angela Merkel e Mario Draghi

Angela Merkel e Mario Draghi visti da Benny

A salvare l'Euro è stato, ancora una volta, Mario Draghi. Nel corso dell'ultimo mese la Bce "ha esercitato pressione sui paesi dell'Eurozona perché trovassero una soluzione alla crisi greca", come ha rivelato il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalatos, fresco di sostituzione del dimissionato Yanis Varoufakis. Tsakalotos, intervenuto al Parlamento greco che voterà il "piano Tsipras" che dovrà poi incassare l'ok dell'Unione europea (e portare così ad altri aiuti economici e al salvataggio della Grecia) ha spiegato che, se Atene otterrà un nuovo piano di aiuti, i bond greci detenuti dalla Bce passeranno al fondo salva-Stati Esm. Il ministro ha poi rassicurato sulle misure di controllo sui capitali in vigore che "non sono le stesse che furono attuate a Cipro" e che "possono essere rimosse molto in fretta". Tsakalotos ha infine ammesso che un possibile accordo presenta ancora "aree grige" da trattare, come il monitoraggio, ma ha chiesto al Parlamento di votare per il pacchetto di riforme così da "rafforzare la posizione negoziale del Paese".

Borse ottimiste - In attesa del giudizio tecnico di Ue, Bce e Fmi (la cosiddetta ex Troika), le Borse scommettono sulla buona riuscita della pratica. Il Dax di Francoforte avanza del 2,9% a 11.316 punti, il Cac 40 di Parigi sale del 3,07% a 4.903 punti, l'Ftse Mib di Milano cresce del 3% a 22.937 punti, l'Ibex di Madrid segna +3,19% a 11.048 punti. Guadagni più moderati per Londra, meno coinvolta dalle vicende dell'Eurozona: il footsie si issa dell'1,39% a 6.673 punti.


La sinistra di Syriza vota no - Per ora, incassato l'appoggio di To Potami e Nea Demokratia, il premier Alexis Tsipras deve fare fronte alla fronda interna di Syriza: l'ala più dura del partito di maggioranza di cui è il leader ha già annunciato il proprio no, con lo stesso Varoufakis che non voterà (pur esprimendo sostegno a Tsakalatos, in un bizantinismo politico notevolissimo). Il rischio, dopo il referendum di domenica scorsa che sembrava aver riunito gran parte dell'arco parlamentare dietro le insegne del governo, è che Tsipras si presenti al banco di prova europeo paradossalmente più forte sul fronte esterno che su quello interno. Non un buon viatico in vista dei prossimi mesi, forse ancora più duri perché sarà allora che il premier dovrà attuare il suo (impopolare) programma di riforme e tasse.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

blog