Cerca

Le mosse di Atene

Grecia, Alexis Tsipras rimuove i ministri dissidenti. Piano: rimpasto, voto anticipato e assalto all'Unione europea

Grecia, Alexis Tsipras rimuove i ministri dissidenti. Piano: rimpasto, voto anticipato e assalto all'Unione europea

Rimpasto ora, nuove elezioni in autunno. E poi nuovo assalto per affondare l'Unione europea dei falchi rigoristi. Il premier greco Alexis Tsipras, incassato il primo ok al pacchetto da 85 miliardi di aiuti in tre anni dal Parlamento tedesco, ha compiuto il primo passo importante del suo piano, sostituendo i ministri "ribelli", quelli cioè che si erano detti contrari all'approvazione delle riforme nella drammatica giornata di mercoledì ad Atene.

1) Via i ministri dissidenti - Come riferisce l'agenzia Reuters, il ministro dell'Energia Panagiotis Lafazanis è stato rimosso e al suo posto è stato nominato il ministro del Lavoro Panos Skourletis, che sarà sostituito a sua volta dal ministro delle Riforme amministrative George Katrougalos. Il posto di vice-ministro delle Finanze lasciato libero dalla dimissionaria Nadia Valavani è stato assegnato a Tryfon Alexiadis, mentre Euclid Tsakalotos, nominato ministro delle Finanze al posto del primo dimissionario Yanis Varoufakis, manterrà l'incarico. Il professor Christoforos Vernardakis è stato inoltre nominato vice-ministro della Difesa, e la deputata Olga Gerovassili ha ottenuto la carica di portavoce del governo. Prima di annunciare il rimpasto, Tsipras aveva assicurato che continuerà a governare, anche in minoranza, con l'obiettivo di concludere con l'Ue l'accordo per il terzo pacchetto di aiuti. La rivolta del suo partito Syriza, spaccato in Parlamento (con 32 deputati dissidenti), potrebbe essere assorbita però grazie al sostegno di To Potami, Pasok e Nea Demokratia, in una imprevista (e non ancora ufficiale) "grande coalizione". 

2) Il ritorno alle urne - L'allargamento dei cordoni da parte della Bce e il sì al prestito ponte da 7 miliardi dall'Eurogruppo danno subito un po' di ossigeno a Tsipras, ma la strada è ancora lunga e in salita. Il calo di popolarità dovuto al dietrofront dopo la vittoria del "no all'austerità" nel referendum rischia di pesare su Syriza, ma di alternative vere non sembrano essercene: non i vecchi partiti, ritenuti giustamente dai greci i maggiori responsabili dei disastri economici e finanziari degli ultimi 10 anni, non l'estrema destra di Alba Dorata che spinge per l'uscita dall'euro che la maggioranza degli elettori non vuole. Nonostante questo, Tsipras sembra voler accelerare i tempi per un ritorno alle urne. Conclusa la trattativa con l'Unione europea, potrebbe dunque decidere di lasciare per indire nuove elezioni in autunno, tra settembre e ottobre. Come riferisce anche MilanoFinanza, una Syriza più moderata con l'accordo in tasca potrebbe arrivare addirittura al 42%.

3) Taglio del debito - A quel punto, con una maggioranza solidissima in Parlamento e un appoggio quasi trasversale, il premier potrebbe partire per l'attacco finale: imporre in agenda la ristrutturazione del debito greco, insostenibile nonostante la pioggia di soldi in arrivo, o addirittura il taglio, come ipotizzato da Fmi e premier britannico David Cameron e, ultimo ma forse più importante, Mario Draghi. Con questo sostegno, unito a quello di Stati Uniti, Francia e Italia, e una Angela Merkel in difficoltà stretta tra il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, rigorista di ferro contrario a modifiche del debito ellenico, e una opinione pubblica (anche tedesca) perplessa sul ruolo di Berlino, l'inverno del lungo scontento di Atene potrebbe davvero essere vicino alla fine. A quel punto, però, potrebbe finire l'Unione europea come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • nopolcorrect

    19 Luglio 2015 - 10:10

    I Greci non si illudano...l'euro resterà la moneta della Germania e dei suoi satelliti e anche della Francia finché la Francia lo vorrà. Noi del Club Med contiamo, tutti insieme, come il due di coppe quando briscola è a denari. Possiamo solo decidere se restare nell'euro alle condizioni del socio di maggioranza, o uscirne. Tertium non datur.

    Report

    Rispondi

  • rocambole

    18 Luglio 2015 - 09:09

    Il popolo aveva votato un Referendum idiota dato che in tutte le procedure fallimentari a votare sono semmai i creditori e mai i debitori. I debitori votano sempre a proprio favore mica sono fessi. Anche senza referenduma la Grecia sarebbe stata aiutata. In Grecia ci sono Basi nucleari NATO. Vogliamo scherzare?

    Report

    Rispondi

  • rocambole

    18 Luglio 2015 - 08:08

    La Grecia ha basi nucleari e gli USA non possono permettere che con la Grexit la Russia allunghi la sua zampa nel Mediterraneo vista la stretta parentela con la Grecia (stessa religione ortodossa).

    Report

    Rispondi

  • rocambole

    18 Luglio 2015 - 08:08

    Aora molti non si sono resi conto che gli USA non vogliono che la Grecia esca dalla Eurozone dato che in Grecia loro Hanno basi nucleari. I Tedeschi sconfitti nella 2. Guerra Mondiale, devono ubbidire agli USA ed infatti la Germania ob torto collo ha detto SI.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog