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L'ombra dell'Isis

Libia, rapiti quattro italiani a Mellitah: sono tutti dipendenti della società di costruzione Bonatti

Libia, rapiti quattro italiani a Mellitah: sono tutti dipendenti della società di costruzione Bonatti

Quattro italiani sono stati rapiti in Libia nei pressi di Mellitah, una zona strategica in cui si trova una struttura dell’Eni e dove parte il gasdotto Greenstream che porta il petrolio direttamente a gela, in Sicilia. Lo notizia è stata resa nota dalla Farnesina. I quattro rapiti sono dipendenti della società di costruzioni Bonatti. L’Unità di crisi del ministero degli Esteri si è subito attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti. Dopo la chiusura dell'ambasciata, avvenuta lo scorso 15 luglio, la Farnesina aveva segnalato l'estrema pericolosità del Paese, scosso dalla guerra civile e dove impazza l'Isis: il ministero aveva invitato tutti i connazionali a lasciare la Libia. Fonti locali, interne all'impianto di gas e petrolio, hanno aggiunto che le locali forze di sicurezza non sono a conoscenza né dell'identità dei rapitori né del luogo dove sono state condotte le persone sequestrate.

Paura-Isis - Successivamente, fonti locali citate dall'agenzia Afrigate, hanno spiegato che gli italiani sono stati rapiti nei pressi Zuaia, città sotto il controllo delle milizie islamiste che appoggiano il governo di Tripoli, a Nord-ovest del Paese nordafricano. Il rapimento, sostiene l'agenzia citata dal Corriere.it, sarebbe avvenuto "mentre stavano rientrando dalla Tunisia", ed erano diretti a Mellitah. Poi le notizie diffuse da al Jazeera, l'emittente tv panaraba, che ritiene che gli italiani sarebbero stati sequestrati da elementi vicini al cosiddetto Jeish al Qabail (L’esercito delle Tribù), ossia le milizie tribali della zona ostili a quelle di Alba della Libia (Fajr) di Tripoli. Il rapimento, secondo quanto si apprende, sarebbe avvenuto in una zona che fino a poco tempo fa era teatro di scontri e che solo di recente si è calmata dopo la tregua sottoscritta dalle milizie tribali e da quelle di Alba della Libia. Il timore è che gli ostaggi italiani, ora, possano essere venduti ai tagliagole dell'Isis.

Gentiloni: "Difficile fare ipotesi" - Dunque le parole del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, secondo il quale è al momento difficile fare ipotesi sugli autori del rapimento. Il ministro, a margine di una riunione a Bruxelles, ha precisato che l’Unità di crisi della Farnesina si è attivata con urgenza: "Stiamo lavorando con l’intelligence. È una zona in cui ci sono anche dei precedenti. Al momento ci dobbiamo attenere alle informazioni che abbiamo e concentrarci sul lavoro per ottenerne altre sul terreno". La zona di Mellitah è segnalata sia dai servizi italiani che da quelli libici come una delle più esposte alla minaccia dell’Isis: recentemente, il Califfato, in un video di propaganda mostrò le immagini del gasdotto Eni sul quale sventolava una bandiera nera dello Stato islamico.

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Commenti all'articolo

  • boss1

    boss1

    20 Luglio 2015 - 11:11

    mo che famo!! pagamo o glie famo taglià la capoccia?

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  • wilegio

    wilegio

    20 Luglio 2015 - 11:11

    Forza, mandateci il conto. Tanto noi paghiamo... Non conta il fatto che il ministero avesse caldamente sconsigliato agli Italiani di recarsi in quel paese. Loro se ne fregano, tanto paga Pantalone!

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  • lallo11

    20 Luglio 2015 - 10:10

    ma cosa ci stanno a fare i nostri militari in Afganisthan, in Libano, in Bosnia? Perchè non si utilizzano in Libia dove potrebbero proteggere i nostri lavoratori dalla furia selvaggia di quelle bestie assassine? O si teme che vengano rapiti pure loro come i nostri marò in India? Ma che Paese di irresponsabili è mai questo? Renzi direbbe che sarebbe un atto di guerra, vero? E guerra sia!

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  • er sola

    20 Luglio 2015 - 09:09

    Ora staremo a vedere come questi cialtroni risolveranno la cosa. Una soluzione sarebbe quella di sostituire quei lavoratori onesti con la sgrema, le vispe terese e le ultime due recuperate in Siria.

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