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Parla Daniel Pipes

Medio Oriente, l'esperto: "L'Isis, la Turchia, l'Iran e quell'errore catastrofico"

La Turchia che bombarda le milizie dell'Isis in Siria ("È solo l'inizio", ha giurato il presidente Erdogan) è solo l'ultimo tassello di un mosaico, quello del Medio Oriente, destinato a mutare rapidamente nei prossimi mesi. E forse non in meglio, come suggerisce in un'intervista a Repubblica, l'esperto di geopolitica Daniel Pipes, presidente del Middle East Forum. La decisione di Ankara di schierarsi una volta per tutte con la Nato, mettendo inoltre a disposizione della coalizione anti-Califfo le proprie basi aeree per le incursioni sullo Stato islamico, rappresenta la buona notizia. L'attentato sanguinario di Suruc, che ha provocato 32 morti tra gli attivisti filo-curdi, ha senz'altro accelerato il cambio di passo di un paese considerato non a torto fino a qualche giorno fa uno dei principali "alleati occulti" dell'Isis, verso cui consentiva il passaggio di volontari jihadisti e armi e a cui forniva soldi comprando petrolio.

La fine del Califfato - Di fondo, alla Turchia conveniva un Califfato che contemporaneamente indebolisse Assad e Siria. "Erdogan - spiega Pipes - ha capito i rischi legati all'estremismo incontrollabile, con un'opinione pubblica turca allarmata dai milioni di rifugiati, dagli effetti economici della guerra e dalla prospettiva di altri attentati". Ora, analizza l'esperto, il Califfato è totalmente isolato, senza più simpatizzanti in Giordania dopo aver bruciato vivo il pilota fatto prigioniero: "È circondato da nemici, ma è come se non se ne rendesse conto, tant'è vero che aveva persino minacciato di conquistare Istanbul. Tutto questo è un segno del suo prossimo tracollo". 

L'Iran e il nucleare - Da misurare ci sarà però l'impatto degli accordi sul nucleare con l'Iran. "Un accordo che definisco catastrofico, ma ormai non si può più fare nulla. L'Iran riceverà un mare di petroldollari con cui potrà finanziare gruppi come Hezbollah, o dotarsi di missili e carri armati, o sostenere i suoi amici nell'area, facendo scattare una corsa agli armamenti in tutto il Medio Oriente". Con un islamismo radicale "incapace di fare fronte comune" e una Turchia sempre più lanciata verso la stretta anti-democratica, con un Erdogan in stile Chavez, la prospettiva immediata per il Medio Oriente è una frammentazione ulteriore, a cominciare dalla Siria, per cui Pipes auspica una divisione in tre tronconi: sciiti al centro, sunniti e curdi perché "le divisioni del 1916 non hanno funzionato e sia in Siria sia in Iraq occorre tornare a entità più omogenee".

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Commenti all'articolo

  • marco53

    27 Luglio 2015 - 01:01

    Quello che Pipes "volutamente" non dice è che il vero alleato del terrorismo islamico è Obama, che è l'artefice dello sciagurato accordo con l'Iran sul nucleare. Di fatto Obama concederà l'atomica all'Islam e forse all'ISIS stesso, che rappresenterà la vera catastrofe del secolo.

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    • Irene88

      27 Luglio 2015 - 09:09

      Ma che idiozie, i terroristi sono i sunniti, l'Iran è scita.

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  • Yossi

    26 Luglio 2015 - 14:02

    Quello che l esperto non cita, perché l 'ingresso della Turchia nella coalizione fa comodo è che insieme ai tagliagole, la Turchia sta' massacrando anche i curdi e di questo non parla nessuno per opportunità Il resto è condivisibile.

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