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Ripensamento

Ex jihadista rientrato in Francia si confessa: "In Siria non è religione, è barbarie"

Ex jihadista rientrato in Francia si confessa: "In Siria non è religione, è barbarie"

Ci sono numerose ombre che dovranno essere dissipate sul racconto di un ex jihadista rientrato in Francia dopo sei mesi fra le fila dell'Isis in Siria. La confessione, pubblicata sulle pagine del quotidiano francese Le parisien, ritrae nel dettaglio l'esperienza dell'uomo che si era unito al Califfato convinto di poter vivere in armonia con i precetti dell'Islam nella capitale dell'autoproclamato stato islamico Raqqa, ma che si è ritrovato circondato solo da barbarie.

I dubbi - Ombre, si diceva, perché è ancora da chiarire come l'uomo sia riuscito ad espatriare senza lasciarci le penne, chiedendo semplicemente l'autorizzazione per abbandonare Raqqa. Solo una lunga trattativa lo avrebbe separato dalla richiesta al lasciapassare; addirittura al confine gli hanno donato 500 dollari per acquistare il biglietto aereo di ritorno. Un caso più unico che raro, visto che solitamente i pentiti del Califatto vengono trucidati senza esitazione alcuna.

Il training - In ogni caso la testimonianza dell'ex jihadista è da pelle d'oca. Viene conquistato dal fascino dell'islam radicale mentre è in un carcere vicino a Parigi, dove è detenuto per reati minori. Esce di prigione, va in Egitto, poi in Tunisia e ancora il carcere per droga. Torna a Parigi ma è insoddisfatto, trova la luce nella voce dell'Isis. Parte per la Siria nel settembre 2014, e qui comincia il suo viaggio nelle terre delle bandiere nere. Contatta con facilità gli esponenti del Califfato, che gli danno il benvenuto e lo conducono a Raqqa. Dopo il sequestro del passaporto e due giorni di interrogatorio per verificare che non sia un infiltrato occidentale, accede alla fase due: l'indottrinamento. In quello che l'uomo ha definito come un campo scout jihadista, insieme a reclute da ogni parte del mondo, è stato sottoposto ad allenamenti sportivi e lezioni di cultura religiosa. In branda alle 22, e la sveglia a suon di kalashnikov. Nove giorni così, poi il giuramento all'Isis davanti a un santone: "prestare fedeltà al solo vero califfo dei musulmani". Fase tre: addestramento militare, per imparare a maneggiare pistole, mitragliatrici e lanciarazzi. Ma il nostro protagonista è un po' pavido, rifiuta il martirio e viene assegnato alla polizia, per fare multe e sedare risse. "Le cure sono gratuite. Mi hanno dato 300mila dollari per acquistare auto e casa, oltre a un salario mensile di 90 dollari" afferma l'ex-Isis.

Le atrocità - Cosa gli ha fatto cambiare idea? Il disgusto nei confronti delle barbarie compiute dagli uomini del Califfo. Un quattordicenne sgozzato perché non aveva finito di recitare la preghiera, gli omosessuali buttati giù dal tetto di un palazzo, cadaveri ovunque con addosso l'etichetta esplicativa del reato per cui si sono meritati l'esecuzione: l'ex jihadista sarebbe stato spettatore di ognuna di queste atrocità. Un mondo di morte quello raccontato dal francese pentito, lontano dall'idea che si era fatto in Europa dello Stato islamico. "Quello che ho visto in Siria non è religione, è barbarie. Non ho ucciso, ora voglio solo una vita normale, voglio dimenticare". E mentre lui vuole dimenticare, il resto del mondo continua a inorridire.

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Commenti all'articolo

  • opinione-critica

    25 Agosto 2015 - 23:11

    Un deficiente è partito per arruolarsi con Isis; un idiota è tornato perché Isis non è come pensava. Chi è il peggio dei due? Meglio eliminarli entrambi e il problema è risolto.

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  • renbon

    28 Luglio 2015 - 22:10

    Ancora una volta la morale é la fiaba di Pinocchio... Il paese dei balocchi, i "simpatici ciuchini", qualche spavento... e si capisce che Il posto piú bello é casa tua.

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  • cartonito

    28 Luglio 2015 - 21:09

    ma chi ci crede che sia un ex ,i francesi dovrebbero subito imprigionarlo per due motivi uno perché è un assassino ,l'altro perché è una spia . come dice il proverbio il lupo perde il pelo ma non il vizio.

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