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La ragazza australiana

Modella down, si avvera il sogno di Madeleine: sfilerà a New York

Modella down, si avvera il sogno di Madeleine: sfilerà a New York

La sindrome di Down tra le disabilità è la più misteriosa, perché non impedisce di fare le cose alla portata dei non disabili, ma le fa fare in modo speciale. Qualunque tipo di cosa (o quasi). In Johnny Stecchino di Benigni c' era un bravissimo attore Down, ma sembrava ancora una partecipazione speciale e un po' caritatevole, e la parola d' ordine di oggi - inclusione - non si era ancora affermata con la sana sfacciataggine che sostiene la causa di Madeline Stuart, 18 anni, nata a Brisbane in Australia, per l' appunto affetta dalla trisomia 21, ossia la sindrome di Down. Madeline sfilerà alla prossima Fashion Week a New York, il 13 settembre, per il marchio italiano FTL Moda.


Percorrere la passerella di uno dei massimi appuntamenti della moda mondiale, diventando la seconda modella Down - la prima è stata l' attrice Jamie Brewer della serie tv American Horror Story, nella Fashion Week di febbraio - non è però per Madeline un obiettivo professionale né una vanità, e la sua manager, la madre Rosanna, non è così sprovveduta da lasciarlo credere.
«Per noi è una lotta per l' inclusione e l' eguaglianza» ha dichiarato la mamma e pr. Una lotta che è incominciata quando Madeline ha deciso di «mettersi in forma» e «esibire un nuovo concetto di bellezza», liberandosi di venti chili di troppo (l' aumento di peso è un portato della sindrome di Down), eliminati praticando nuoto cinque volte a settimana, giocando a cricket, andando in palestra e a danza hip hop. Il tutto tenendo sotto controllo la patologia cardiaca di cui soffre. Una disciplina infernale che non le ha impedito di avere una vita sociale e affettiva (è fidanzata «a lungo termine», ha detto l' amministratore della firma di accessori di lusso everMaya che l' ha scelta per una delle sue campagne) e di spopolare sui social media, da Facebook a Instagram.


La scelta di modelle non convenzionali non è una novità: già Diesel l' anno scorso lanciò una campagna con la blogger di moda Jillian Mercado, costretta sulla sedia a rotelle dalla distrofia muscolare. E sulle passerelle si sono già viste modelle e modelli con protesi nonché, come abbiamo detto, Down.
Può far pensare a una moda nella moda, a una tendenza effimera come una sortita in passerella di Lady Gaga - di cui nessuno parla più, perché la sua ricerca dell' eccentrico, è ora ampiamente superata dal protagonismo di chi per apparire fuori norma non ha bisogno di scafandri, parrucche e trucchi, basta che porti il suo corpo naturale segnato da una sindrome genetica, da una malattia o da una menomazione. In effetti, guardando le foto di Madeline in posa ai piedi di una bicicletta, a cavallo di una moto, con una ghirlanda di fiori tra i capelli rossi, che mostra un invidiabile fondoschiena fasciato in pantaloni aderenti oppure che si lascia stoicamente truccare - e pare sia un' esperienza sconvolgente per i truccatori, avere a che fare con una modella così docile e concentrata, che alla fine della seduta gli dà il cinque e aiuta a mettere a posto - ci sembra decisamente già e più inclusa lei, la "modella Down", di certi fenomeni da baraccone del villaggio globale che guardano alla loro normalità come una colpa da espiare, quasi una traccia di viltà nelle loro origini, e di certo un ostacolo a compensi ridicolamente esagerati.

Certo, l' aspetto diciamo così sociale dell' attivismo di Madeline (e di sua madre) può far dubitare: lei dimagrisce di venti chili sfondandosi di sport per dimostrare che una diciottenne Down può essere bella, e allora tutti gli altri Down che restano cicciottelli devono soffrirne perché brutti? E che cosa significa quella frase nel suo sito, che la sindrome di Down è «una benedizione»? Per una Madeline Stuart che a settembre sfila col massimo del richiamo pubblicitario a New York - e che dunque legittimamente può, nel suo caso, anche vederla come una benedizione - ci saranno migliaia di altri casi in cui essere Down è assai più complicato, e se non proprio una maledizione, sarà una discreta sfortuna, senza che la cosa debba scoraggiare o far perdere il gusto di inseguire la propria speciale felicità. Non tutti hanno questa forza di trasformare un handicap in un messaggio di riscossa, né dovrebbero sentirsi colpevolizzati di non riuscire a fare nuoto cinque volte a settimana, palestra due, e volare a Los Angeles per danzare e poi fare i bagagli per la settimana della moda di New York.
Forse è questa la vera inclusione: che anche tra i Down ci siano quelli che diventano ricchi e famosi e portabandiera come Madeline e quelli anonimi, come quasi tutti. Quanto alla bellezza, però, lasciateci giudicare in santa pace, senza curarci delle lotte pro o contro i modelli condivisi e di successo.

Giordano Tedoldi

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