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L'intervista

Libano, You Stink contro il governo di Beirut. La reporter Alice Anil: "Non è una Primavera araba, non ci sono le condizioni"

Libano, You Stink contro il governo di Beirut. La reporter Alice Anil: "Non è una Primavera araba, non ci sono le condizioni"

You Stink (YS) Primavera araba? No, mancano le condizioni perché lo sia” spiega Alice Anil, reporter brasiliana che dal Libano racconta la sua versione della protesta, civile, contro il governo di Beirut.

Ma cosa sta accadendo nel Paese dei cedri? A chi paventa lo spettro di una guerra civile, la giornalista risponde che “non c’è una minoranza islamica che si batte contro un regime militare come in Libia e che, seppure duramente contestato, il sistema politico libanese è molto più democratico (pluralistico è il termine che usa la collega, nda) dei regimi guidati da Gheddafi e da Bashar al Assad”. Alla reporter (che registra e condivide sui socials video dedicati a You Stink) abbiamo chiesto di spiegarci come e perché sia nata YS e di narrarci ciò che lei ha vissuto, sin dagli albori della contestazione.

Genesi - “You stink” nasce alla fine dello scorso luglio come movimento di protesta contro alcune politiche interne di Beirut (gestione rifiuti, nda). “L’exploit del dissenso – racconta Alice - coincide con la data di sabato 22 agosto, quando la polizia in assetto anti-sommossa ha disperso una manifestazione pacifica con l’uso di gas lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. La settimana seguente nuovi scontri: un morto e quattrocento feriti il bilancio di una contestazione, degenerata forse a causa di agenti provocatori e della violenza della polizia”. Una reazione dura da parte delle forze dell’ordine, che non ha fatto altro che cementare lo spirito dei dimostranti. Ancona Anil: “A seguito delle violenze il dissenso si è esteso anche alla corruzione, alla incompetenza politica e alle violenze della polizia ”.

Mal governo Secondo Alice “il parlamento, paralizzato da tensioni tra due grandi coalizioni, ha esteso il proprio mandato due volte, solo perché non è riuscito ad accordarsi su una nuova legge elettorale. A causa di questa situazione di stallo il parlamento ha anche fallito, dal maggio dello scorso anno, nell’elezione di un presidente per sostituire il presidente uscente Michel Suleiman.
In Libano mancano competizioni elettorali, nazionali e locali, dal 2013. Non a caso, un gran numero di libanesi ha affermato di sentirsi non rappresentato”. Politica, dunque, ma non solo: come già raccontato in articoli dedicati alla crisi umanitaria in Libano, i milioni di profughi siriani riversatisi nel Paese dei cedri contribuiscono ad aumentare le tensioni, in una nazione che ha il più alto rapporto di rifugiato “pro capite” al mondo.

Manca tutto - La difficile convivenza fra libanesi e siriani è esacerbata dalla carenza di servizi, talvolta essenziali. Alice: “A 25 anni dalla fine della guerra civile, Beirut è costretta ancora a subire temporanei black out elettrici. Anche l’erogazione di acqua potabile è un problema: c’è chi è costretto ad acquistarla da aziende private, spesso di proprietà di politici. Un’economia debole e la cosiddetta fuga dei cervelli fanno il resto”.

Manifesto - You Stink ha stilato un piccolo manifesto, in quattro punti:

1- Dimissioni immediate del Ministro dell’ambiente Mohammad Machnouk

2 - Inchiesta che accerti le responsabilità dei poliziotti nel reprimere, violentemente, il dissenso

3 - Elezioni

4 - Soluzione alla crisi dei rifiuti.

Poche richieste che, se accolte, potrebbero attenuare un senso di frustrazione e di rabbia pericoloso per una nazione con la guerra alle porte.

Fronte vicino - You Stink non è l’incipit di una nuova primavera araba, come già accennato dalla reporter. Tuttavia, ci domandiamo se tensioni così forti fra governo e popolazione civile non possano, un domani, sfociare in una crisi di più grandi proporzioni. D’altronde, le infiltrazioni jihadiste e l’alleanza, nella guerra contro al-Nusra, fra il partito libanese Hezbollah e Damasco espongono già il Libano ad un’estensione del teatro bellico siriano. Alice, però, si mostra fiduciosa: “Malgrado la durezza usata dalla polizia contro i dimostranti, i servizi di sicurezza libanesi sono ancora molto efficienti nel fare il proprio lavoro. Quanto alla gente in piazza, ricordo che non si tratta di contestazioni settarie (ovvero di gruppi, confessioni o etnie), bensì di popolo. Popolo che ha ancora negli occhi e nella mente gli orrori della guerra civile del ‘76 e che, certamente, non vuole riviverli oggi. Inoltre, a mio avviso Hezbollah, Iran e Arabia Saudita avrebbero ben poco da guadagnarci con un Libano destabilizzato. No, non sarà You Stink a far precipitare il paese nel caos, semmai, e sul lungo termine, l’ incapacità delle istituzioni a far fronte alle istanze dei cittadini e un’eventuale crisi di governo potrebbero incidere sugli equilibri interni”.

di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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