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Primarie Repubblicane

Usa, Carly Fiorina il dubbio nuovo idolo dei nemici di Donald Trump

Usa, Carly Fiorina il dubbio nuovo idolo dei nemici di Donald Trump

Piuttosto che rassegnarsi ad accettare che Donald Trump possa essere il nuovo repubblicano che avanza, dopo il dibattito serale dei candidati del Grand Old Party, molti sono impazziti per Carly Fiorina. I meriti reali di Carly rispetto ai suoi competitor repubblicani? Pressoché nulli, ma viviamo nell’epoca in cui - nel bene e nel male - purtroppo conta più cosa si rappresenta che cosa in effetti si è. Carly si è proposta à la Cécile Kyenge (che fra cinquant’anni ancora si scaglierà contro Calderoli e l’infelice battuta sull’orango), dichiarandosi vittima della domanda che «Trump il sessista» le dedicò intervistato da Rolling Stone: «Votereste mai una con quella faccia?». Si riferiva agli interventi di chirurgia plastica che - è oggettivo - potrebbero far fondare alla Fiorina l’Associazione Vittime degli Epic Fails del Bisturi. Ma Donald - il quale ha perfino dovuto dimostrare che i suoi capelli sono veri e non un toupée - può solo subire giudizi estetici, non farli. Massimo Gaggi del Corriere, secondo il quale Carly al dibattito avrebbe addirittura oscurato Trump, definisce il suo abuso di ritocchi «l’handicap di una chirurgia plastica», nemmeno l’avessero costretta sotto tortura. D’altronde Gaggi ventiquattrore prima aveva scritto che un giudizio decisamente vero su Hillary Clinton («non rappresenta il futuro»), poiché formulato da Brad Todd, esperto di marketing politico del partito repubblicano, «va quindi preso con le molle».

Dai suoi appena nati fanatici, Carly viene spacciata per la donna perfetta. Femmina come Hillary, seppur repubblicana, avrebbe anche le caratteristiche di Donald l’imprenditore. Sessantuno anni, si vende agli americani come colei che principiò come segretaria in AT&T e poi arrivò a dirigerla così bene da esser chiamata a presiedere Hewlett-Packard. In realtà, pare che in HP i suoi risultati siano stati catastrofici, e la Fiorina acconsentì ai ripetuti inviti a dimettersi solo previo ottenimento di una buonuscita di 20 milioni di dollari. Nell’agiografia da Cenerentola che si trasforma in genio dirigenziale, sul suo sito, questo dettaglio però non compare. Il picco del suo intervento al dibatitto repubblicano è stata la scudisciata al «fricchettone» Jeb Bush. Quest’ultimo ha dichiarato di aver fumato spinelli in gioventù, e lei gli ha sbattuto in faccia d’aver sepolto una figlia a causa della droga, che oggi non è di certo la marijuana fumata da Jeb quarant’anni fa. È un’indubbia, triste tragedia, ma si può basare una campagna su questo? «Non mi sentirei tranquilla sapendo che lei decide di armi nucleari» ha poi sibilato rivolta a Trump. Come se Donald fosse un idiota che gioca a bocce con le bombe atomiche.

I risultati di Carly da quando è entrata in politica, nel 2008, sono stati far perdere John McCain curandone la campagna per le presidenziali, poi candidarsi in California nel 2010 per il Senato e perdere lei. Più irrilevante di Bernie Sanders per i democratici, nei sondaggi Carly è praticamente l’ultima col 2 per cento. Ma per molti giornalisti nostrani (e statunitensi) che hanno in così pregiudizievole odio Donald Trump che gli preferirebbero anche il pupazzo dell’orso Yoghi, al dibattito sarebbe nata una stella.

Gemma Gaetani

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Commenti all'articolo

  • blackbird

    18 Settembre 2015 - 18:06

    Grande manager questa Fiorina se è passata dal dirigere una società che vale quasi 180 miliardi di dollari ad una che vale pocopiù di 3 miliardi. La regina dei gamberi?

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