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Nella morsa della Troika

Grecia, il giorno delle elezioni. Testa a testa tra Tsipras e Meimarakis con una certezza: i greci dovranno pagare

Grecia, il giorno delle elezioni. Testa a testa tra Tsipras e Meimarakis con una certezza: i greci dovranno pagare

Le bandiere che sventolano in piazza Omonia. Il coro di «Bella Ciao» intonato da Alexis Tsipras, abbracciato da Pablo Iglesias, leader di Podemos, l’alleato spagnolo che si accinge a sfidare il centrodestra di Mariano Rajoy. All’apparenza, alla vigilia delle elezioni greche, nulla è cambiato rispetto alla marcia trionfale di gennaio, quando Syriza sbaragliò la concorrenza sfiorando la maggioranza assoluta in Parlamento. O all’atmosfera prerivoluzionaria del referendum di luglio, quando due greci su tre, su invito del premier, dissero no al piano di Bruxelles sfidando le ire di Angela Merkel. Eppure, nei fatti, è cambiato tutto. E non certo perché, annusata l’aria, i leaderini della sinistra italiana non si sono fatti vedere. La realtà è che stavolta, chiunque vinca, dovrà digerire e far digerire ai greci la medicina amara concordata a metà luglio con i creditori di Atene.

Il nuovo governo, sia che i greci rinnovino la fiducia a Tsipras, accreditato nei sondaggi del 30%, sia che premino il ritorno al governo della destra di Nuova Democrazia, guidata dallo sfidante Vangelis Meimarakis, dovrà impegnarsi a votare, sotto la lente degli osservatori della troika (Ue, Bce e Fondo Monetario), i provvedimenti concordati con Bruxelles, a partire dai tagli agli incentivi per gli agricoltori e il massiccio piano di privatizzazioni. A fine ottobre i creditori daranno il voto alle scelte del nuovo governo. In caso di sufficienza, arriveranno i nuovi prestiti, indispensabili per far sopravvivere l’economia. In attesa che decollino i negoziati per tagliare i 320 miliardi di debito della Grecia, come chiede il Fmi, o allungarne la scadenza, come vuole l’Europa. Prima, per indorare la pillola, ci sarà la ricapitalizzazione delle banche grazie ai quattrini in arrivo da Bruxelles: una mossa tanto urgente quanto attesa, anche sul piano psicologico. Potranno così finire i vincoli che strozzano le imprese e rendono la vita difficile ai correntisti, costretti a limitare i prelievi in banca a 60 euro.

Data questa premessa si potrebbe parlare di elezioni a orizzonte limitato. È svanita l’ombra del piano B, quello studiato da Yannis Varoufakis per pilotare la Grecia fuori dall’euro. Tsipras, dopo lunghe indecisioni, ha preso atto che la sfida a Bruxelles avrebbe comportato sacrifici tremendi al popolo greco. Il suo sfidante, Meimarakis, è allineato alle richieste di Bruxelles e ha già fatto sapere di esser pronto, nel caso di un quasi pareggio, a un governo di coalizione. Però, per ora, Tsipras ha declinato l’invito: in caso di successo cercherà di governare da solo o alleandosi a uno dei partiti che emergeranno dalla lotteria delle urne, che prevedono lo sbarramento al 3%. È fuori questione che il partner possa essere Alba Dorata, il fronte neonazista accreditato del 6-7%. Quasi impossibile pure che sia Unità Popolare di Panagiotis Lafazanis, l’ala sinistra che si è staccata da Syriza in aperto dissenso con la svolta di Tsipras e che comunque non dovrebbe approdare in Parlamento. Il socio di governo potrebbe essere Stavros Theodorakis, la star della catena tv Mega, che guida un movimento pro europeo (a destra in economia, riformista sugli altri temi), piuttosto che l’Unione di Centro di Vassilis Leventis, l’editore di Canale 67 che potrebbe approdare in parlamento dopo diversi fiaschi. O, più difficile, l’Anel di Panos Kammenos, partito ultranazionalista, già alleato dopo il voto di gennaio.

Le formule, insomma, sono tante. Ma lo sbocco politico sembra obbligato. Non per questo va sminuita l’importanza della chiamata alle urne dei greci. Sarà un test importante per valutare la forza del fronte anti-austerità in Europa, in attesa del voto spagnolo di dicembre e sotto la spinta del nuovo atteggiamento del partito laburista dopo l’elezione di Jeremy Corbyn. È facile prevedere che il consenso alle misure imposte dalla Ue sarò messo a dura prova nei prossimi mesi di stretta. Anche perché, malgrado il boom della stagione turistica, si prevede che il Pil chiuderà l’anno con un calo del 2%. Nonostante il rimbalzo dello 0,9% del secondo trimestre quando i Greci, temendo l’uscita dall’euro, hanno speso a piene mani i risparmi che non sono riusciti ad esportare.

Ora, mentre perdurano i controlli sui capitali, gli stipendi hanno ripreso a calare e la disoccupazione a crescere oltre il 25%. Ed è questo il vero ostacolo con cui deve confrontarsi Tsipras, che nove mesi fa prometteva di mandare a casa la troika e di farla finita con l’austerità.

di Ugo Bertone

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Commenti all'articolo

  • ilsovranista

    21 Settembre 2015 - 08:08

    Stesso livello degli elettori italiani, traditi platealmente hanno rivotato il traditore. "La gente beve sabbia perché non conosce la differenza".

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  • angelux1945

    20 Settembre 2015 - 13:01

    I politici greci sono uguali ad i politici italiani leccare il kulo alla Merkel è la loro priorità, degli interessi del proprio paese non gliene frega niente a nessuno!!!!!!!!!!

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