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Papa a Cuba, il Comandante Fran-Che e la Chiesa spaccata

Papa a Cuba, il Comandante Fran-Che e la Chiesa spaccata

Dal papa che ha sconfitto il comunismo siamo passati in pochi anni al papa che stamattina in Plaza de la Revolución all’Avana dirà messa sotto la gigantografia di Che Guevara, dopo avere accettato dal boliviano Evo Morales, compañero di Fidel Castro, il crocifisso con la falce e il martello. Che a portare Jorge Mario Bergoglio sul soglio di Pietro siano state le dimissioni di Joseph Ratzinger, che fu teologo di Karol Wojtyla, fa parte dei tanti scherzi della storia.

Il passaggio è stato rapido, ma non indolore. Non lo è per le gerarchie della Chiesa: lo spettro dello scisma è stato evocato di recente persino dal cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Gerhard Ludwig Müller, il quale ha messo in guardia dagli strappi che il sinodo di ottobre voluto da Bergoglio rischia di compiere sulla prassi pastorale che riguarda la famiglia.

"Dio o niente" - Sullo stesso argomento il cardinale guineiano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino, ha già avvisato che la Chiesa africana non accetterà quei cedimenti alla «modernità» che l’ala progressista si aspetta dal pontefice, in materia di celibato sacerdotale, sacramenti ai divorziati risposati e magari anche aborto ed eutanasia: «L’idea che consisterebbe nel porre il magistero in un bello scrigno distaccandolo dalla prassi pastorale, che potrebbe evolversi in base alle circostanze, alle mode e alle passioni, è una forma di eresia, una pericolosa patologia schizofrenica. Vorrei affermare con solennità», avverte Sarah nel suo libro «Dio o niente», appena uscito in Italia e oggetto di pubblico apprezzamento da parte di Ratzinger, «che la Chiesa di Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l’insegnamento di Gesù e del magistero». Infatti «nessuno, neanche il Papa, può opporre la pastorale alla dottrina. Sarebbe ribellarsi a Gesù Cristo e al suo insegnamento». Parole nettissime.

Disorientati - Non è stato un passaggio indolore nemmeno per milioni di fedeli. Francesco è trendy come una popstar, è coccolato dalla stampa di tutto il mondo, ma sinora il suo messaggio pastorale, anziché confortare e rassicurare, ha prodotto l’effetto opposto: ha destabilizzato le fondamenta di una Chiesa occidentale già fragile (quella che per Ratzinger doveva essere la prima terra di missione), ha creato dubbi («chi sono io per giudicare un gay?») a chi cercava certezze. Al punto che il settimanale statunitense Newsweek ha dedicato a lui una delle ultime copertine titolando su una domanda provocatoria: «Il papa è cattolico?» (risposta di Newsweek: «Certo che lo è. Anche se non lo direste dalla sua rassegna stampa»).

Ai media cubani ovviamente il Bergoglio che dice messa con la Vergine in prima fila e Che Guevara poco lontano piace tantissimo e non smette di coprirlo di elogi. Granma, il giornale ufficiale del Partido comunista, gli dedica la prima pagina e titola: «Arriva a Cuba il papa dei poveri». Agli occhi dei Castro e dei Morales il grande merito di Francesco è stato quello di restituire dignità dottrinaria a quella teologia della liberazione latinoamericana che ha voluto essere una crasi tra marxismo e cristianesimo e che prima Paolo VI e poi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano respinto dal magistero e dalla prassi della Chiesa.
Con Bergoglio - che pure, da arcivescovo di Buenos Aires, aveva avuto parole di condanna contro «l’uso di una ermeneutica marxista» nella teologia - si è assistito a un ritorno agli anni Sessanta, simboleggiato anche dalla riapparizione in Vaticano, per un’udienza privata col pontefice, del sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez, che della teologia della liberazione è stato il fondatore. L’avvicinamento tra il papa e la sinistra anticapitalistica è stato sancito dalla esortazione apostolica «Evangelii Gaudium» e dall’enciclica «Laudato si’», che in molti passaggi individuano nel libero mercato la causa della povertà nel mondo.

Marx e il Vangelo - L’ex frate brasiliano Leonardo Boff, un altro dei padri della teologia della liberazione, che per le sue simpatie verso il marxismo fu processato negli anni Ottanta da Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede) e da Giovanni Paolo II, ha fatto sapere di avere ispirato le tesi dell’enciclica di Francesco: «A richiesta dello stesso papa gli ho inviato molto materiale sull’ecologia, visto che è da trent’anni che lavoro su questo tema». Boff non ha dubbi: «Sicuramente l’enciclica avrà effetti politici». La «nuova» linea di Francesco è passata attraverso l’incontro mondiale dei movimenti popolari, in gran parte provenienti dall’America Latina. Per l’Italia, ad applaudire il discorso di Francesco in Vaticano quel giorno di novembre, c’erano i no global del Leoncavallo. Il vaticanista Sandro Magister ha notato sinistre (è il caso di dirlo) assonanze tra l’analisi tracciata nell’occasione dal papa e quella fatta da Toni Negri nel libro «Impero». «Sia nel discorso che nel libro», scrive Magister, «la sovranità mondiale vera è identificata in un “impero” transnazionale del denaro, che si fonda su un sistema di permanente espropriazione e distruzione di uomini e di cose, e che adotta come strumento di regolazione la guerra, una guerra non di tipo classico ma asimmetrica, policentrica, globale, proprio come spiegato dal papa: “Stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati”».

Capitalismo - Tesi che Francesco ha avuto modo di ribadire a luglio, nella giornata trascorsa a Lampedusa: responsabili per le migliaia di immigrati morti in mare sono la «cultura del benessere» e la «globalizzazione dell’indifferenza», insomma i vizi dell’occidente capitalistico. Niente di altrettanto duro Bergoglio ha detto su chi li costringe a scappare, sui satrapi criminali che governano i Paesi da cui fuggono. Anche qui l’attuale papa è protagonista di una rivoluzione: per i suoi predecessori il primo diritto di uomini e popoli era quello di restare nelle loro terre; adesso la prospettiva si è ribaltata, il diritto fondamentale è quello di migrare.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • alkhuwarizmi

    22 Settembre 2015 - 14:02

    La parte che meglio sintetizza Francesco-Bergoglio è il paragrafo "Capitalismo". Fino a che la Chiesa attuale non reagirà alla grossolana teoria che il diritto dei popoli africani è quello di emigrare, si perpetuerà la situazione, soprattutto nell'Africa nera, di dittatori che tengono la propria gente in condizioni miserabili anziché favorire uno sviluppo che consenta di "vivere" nel loro Paese.

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  • eziocanti

    22 Settembre 2015 - 10:10

    Dite un po' ma c'é veramente qualcuno che crede che il papa sia il rappresentante del Creatore in terra ???? Si vuol capire che è un uomo come tutti gli altri ?

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