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Barcellona al voto

La Catalogna merita l'indipendenza, ma è governata da dei Crocetta

La Catalogna merita l'indipendenza, ma è governata da dei Crocetta

Chi ha visto le immagini della Diada, la grande festa che ha colorato di giallo-rosso Barcellona lo scorso 11 settembre, non può pensare che i catalani non abbiano voglia di indipendenza. Lo stesso Barcellona, il club campione d’Europa di calcio, sta facendo campagna elettorale per la coalizione formata da Cdc-Erc, una specia di centro-sinistra. «Visca Catalunya llure», forza Catalogna libera, è l’unico motto della regione spagnola che domani voterà la nuova Generalitat, il parlamentino locale. E facilmente vincerà appunto la grande coalizione guidata da Artur Mas, il carismatico nemico di Madrid, che in due anni ha portato i catalani alle urne tre volte, compreso il referendum indipendentista - non ufficiale - stravinto dai «sì» alla secessione.

Dietro le bandiere e gli slogan, però, c’è qualcosa che non va in Catalogna. I numeri non tornano. La regione considerata più ricca di Spagna - e in effetti per certi versi lo è - in realtà mostra dei buchi di bilancio, per colpa di una gestione della cosa pubblica che ricorda molto un Rosario Crocetta qualunque piuttosto che un condottiero che vuole riapproriarsi dell’indipendenza dopo secoli di sottomissione a Madrid. Mas incolpa la capitale spagnola di togliere tutte le risorse fiscali a Barcellona, in realtà la già ampia autonomia di cui gode il governo catalano ha prodotto come unico risultato un boom di pressione fiscale.

Cinco dias, uno dei principali quotidiani economici iberici ha messo a confronto Barcellona e Madrid. Giudicate voi.

1) Un lavoratore che guadagna 25mila euro lordi è costretto a pagare 3745 euro di Irpef a Barcellona, contro i 3504 di Madrid. Poca cosa? Beh, se parliamo invece di uno stipendio di 15.000 lordi, si scopre che addirittura un catalano perde 1.499 euro in tasse, ben un 13,2% più di quello che regala al fisco un madrileño. La colpa di questo inasprimento, purtroppo per i catalani, è locale, perchè il premier spagnolo Mariano Rajoy fissa un’aliquota base, poi le varie Comunidad possono abbassarla o alzarla.

2) Se un cittadino di Gerona (Catalogna) vuole comprare una casa da 200.000 euro dovrà sborsarne addirittura 20.000 come tassa di passaggio, il 10% sul valore, un signore invece che prende casa ad Alcaròn (Madrid) dovrà pagare appena 12.000 euro: 8.000 euro di differenza non sono pochi.

3) Un catalano accende un mutuo ipotecario. Tutte le pratiche gli costeranno 2.250 euro. Stesso mutuo invece nella capitale iberica peserà nelle tasche del mutuatario per soli 1.125 euro.

4) Un single trentenne riceve in eredità 800.000 euro dal padre. Quanto paga di successione? A Barcellona 56.000 euro, a Madrid 2.000. Il 2670% in meno.

5) Su un litro di benzina o di gasolio gravano 4,8 centesimi di accise locali in Catalogna, contro gli 1,7 cent di Madrid. Un differenza del 182%.

Dopo aver letto questo elenco di salassate verrebbe da pensare che la regione che vuole staccarsi dalla Spagna abbia i conti in regola. Con tutte quelle entrate... Invece proprio il 2015 sarà il nono anno consecutivo che il bilancio della Catalogna si chiuderà in rosso. Una serie negativa che, come minimo, si allungherà - da previsioni - anche al 2016. Il suo deficit-Pil si aggira attorno al 2,58%, il secondo peggiore bilancio dietro la comunidad di Murcia. La Catalogna, ricordiamolo comunque, produce quasi un quinto di tutto il Pil spagnolo - circa 200 miliardi l’anno - ed è la regione più ricca. Peccato che pure a livello di indebitamento sia fra le peggiori: 32,8%. Vanno più male la Comunidad Valenciana (quasi 40%) e Castilla La-Macha (34,1%). La cosa più sconvolgente però è un’altra: il debito catalano è di circa 67 miliardi, di cui 37 miliardi sono prestiti concessi dallo Stato centrale a tassi intorno all’uno per cento. Quattro anni fa Barcellona lanciò dei bond patriotici ma fu costretta a pagare interessi superiori al 5%, ci pensò allora Madrid a fare da banca delle regioni, prestando soldi a tassi bassissimi.

Numeri brutti, altro che la Lombardia spagnola o la Baviera. Forse per questo, come si mormora a Barcellona, Mas vuole vincere ma non stravincere. Gli toccherebbe governare bene.

di Giuliano Zulin

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Commenti all'articolo

  • Oscar1954

    28 Settembre 2015 - 12:12

    Ma chi ha detto simili stronzate. E voi le pubblicate. Andare a documentarsi prima di scrivere simili castronate no vero !!

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  • aio_puer

    28 Settembre 2015 - 09:09

    Sì, i catalani si meritano di uscire dalla Spagna e dall'Europa una volta per tutte. Sia fatta la loro volontà (ma non quella di tenere i piedi in tre scarpe).

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  • Satanasso

    28 Settembre 2015 - 09:09

    x dario rubes A parte che l'unita' d'Italia, il Sud l'ha subita con una feroce occupazione militare....nel nord l'etnia predominante è quella meridionale e adesso quella araba...vai alla clinica mangiagalli di Milano e ti accorgerai che i nuovi nati si chiamano "Mohamed". Il futuro appartiene a chi ha le carrozzine piene di bambini e non alle coppie padane che vanno in giro col "Chiwawa" !

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  • FabiettoFJ

    28 Settembre 2015 - 08:08

    Sì , bravi . Avete elencato tutto il peggio ma non avete parlato del residuo fiscale.(soldi che ogni cittadino paga allo stato centrale e non riceve indietro) In Lombardia per esempio è di € 5511 pro capite (compresi centenari d neonati). Capite bene che eliminando questa vessazione qualsiasi forma di debito verrà estinta in poco tempo è tornerà la ricchezza. "Visca Catalunia e Lombardia libera"

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