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Intervista a Svetlana Aleksievic, quando il salame voleva dire libertà

Intervista a Svetlana Aleksievic, quando il salame voleva dire libertà

Salame e jeans = libertà. Questo era il sentire comune nella Russia sovietica. Perlomeno questo dice Svetlana Aleksievic, giornalista, scrittrice, autrice di cinque libri sulla Russia di prima e di dopo. È qui al Festivaletteratura di Mantova, nella basilica palatina di Santa Barbara, una chiesa stupenda e bisognosa di restauro dopo il terremoto del 2012 (lo diciamo perché è in corso una sottoscrizione sacrosanta). Dunque, interrogata da Gian Piero Piretto, preparatissimo studioso della materia, questa signora flemmatica e poco sorridente, ha parlato di Sua Maestà il Salame come del simbolo di qualcosa che appariva, a quelli dietro il Muro di Berlino, come un oggetto esotico e mitologico.

Come anche le banane. Tutta roba che un quarto di secolo dopo è a portata di tutti, e verrebbe da dire «Finalmente», se la circostanza non apparisse così scontata.

Nel suo saggio Tempo di seconda mano (Bompiani), si parte dal presupposto che della Russia «è imprevedibile non solo il futuro ma anche il passato». Tutto appare così ambiguo, che la conquista del salame e dei jeans e delle banane e il rifulgere di vetrine e ristoranti e alta moda e Bentley, è costata troppo.

Che cosa si è perso per strada, secondo la Aleksievic? Proprio la libertà. Intanto, la tendenza manipolatoria verso il passato, che Stalin applicava alla grandissima, dev' essere una cattiva abitudine, se è stata fatta propria anche da Putin, visto qui come un mistificatore e un infinocchiatore di popoli.

Domande: perché sotto il comunismo la gente denunciava gli amici e perfino i fratelli come traditori? Perché allo stesso tempo le persone si trovavano, gli uni nelle case degli altri, per la precisione in cucina, dove non c' erano né salami né banane, ma si rivelavano cose proibite?

Perché adesso si ritrovano sempre in cucina, dove la dispensa è ben fornita, e parlano magari di Putin e di religione, due argomenti pubblicamente banditi?

Dalle cucine alle testimonianze, a centinaia, di protagonisti e comparse di queste transizioni, anzi strappi, visto che è così che procede la storia russa, la giornalista ha messo insieme un rompicapo gigantesco, un' opera torrenziale e complessa, molto interessante.

Sul tema della politica internazionale è decisa: Putin manda soldati dappertutto, in Crimea e in Siria, ma nessuno lo può dire; hanno tutti paura. Putin vuole il male dell' Occidente. Putin va fermato perché nel suo Nuovo Impero i dissidenti vengono ammazzati, e lui è come Hitler.

Euforia e terrore. Erano i due stati d' animo della popolazione sotto Stalin. Ma oggi la toponomastica stradale espone i nomi dei carnefici, dei più fanatici di allora. Escono libri nostalgici, mentre il nuovo regime dimentica tutto.
Qualcuno in platea protesta, si vede che da qualche parte ci sono ferite, più o meno fresche.

Le dicono che gli Ucraini odiano i russi. Chiediamo a Svetlana se è vero che in Ucraina la corruzione è ramificata a tutti i livelli.
La domanda forse non le piace e risponde che il cambiamento richiede tempo, e che Putin non vuole, invece in Ucraina forse sì, vogliono. La Aleksievic vive a Parigi perché in Bielorussa non è gradita. Allora qualcuno rievoca Anna Politkvoskaja, che era stata a Mantova nove anni fa.

P. B.

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Commenti all'articolo

  • sebin6

    09 Ottobre 2015 - 12:12

    impossibile parlare male di putin (i bananas lo adorano) perchè è il miglior amico di berlusconi.

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