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Come devono vestirsi le ragazze a scuola? Il documentario #Shame divide gli Usa

Come devono vestirsi le ragazze a scuola? Il documentario #Shame divide gli Usa

Ha migliaia e migliaia di visualizzazioni su Youtube Shame: A Documentary on School Dress Code (Vergogna: un documentario sul codice di abbigliamento scolastico), realizzato dalla giovane Maggie Sunseri, una studentessa di Versailles nel Kentucky. La tesi che emerge da Shame è che il codice d’abbigliamento scolastico sia sessista perché impone alle ragazze molti più paletti di quelli riservati ai ragazzi.

È discriminatorio, umiliante, scorretto, ingiusto, affermano le colleghe di corso di studi di Maggie, che ha dichiarato che mostrare come il dress code «colpisca le studentesse» forse servirà ad abolirlo. Fa un po’ sorridere l’uso del verbo «colpire» in un mondo nel quale esistono società che colpiscono fisicamente le donne se non indossano sacchi neri col coperchio sugli occhi.

Noi ci auguriamo che l’abolizione del dress code scolastico non giunga mai, e pur capendo quella splendida età non ancora maggiore nella quale è quasi doveroso combattere contro tutto e contro tutti, vediamo in questa campagna un falso problema e delle giovani ragazze traviate dall’ossessione per il sessismo. Che è giusto combattere quando è reale (esempio: tu non vai a scuola perché sei donna), ma che è noioso e pretestuoso vedere - tra poco accadrà - anche nel fatto che il lemma «culo» esca in -o, vocale finale che identifica il genere maschile, anche se indica quello di una donna.

A meno che la donna non indossi un sacco di iuta, è impossibile non portare in giro la propria femminilità essendo femmine. Un bel seno, un bel culo - ridiciamolo - o più sinteticamente la femminilità parlano anche attraverso un dolcevita nero esistenzialista o una gonna a ruota lunga fino ai piedi. Questi elenchi sempre più lunghi di tipologie di abiti femminili che non si possono indossare per andare in classe sono la normale risposta di una scuola inserita in una società il cui codice d’abbigliamento vive una meravigliosa libertà. Perché, dunque, volere andare mezze nude anche a scuola?

Molte scuole, soprattutto americane, vietano di indossare shorts, top, minigonne, trucco eccessivo, ed è normale che sia così. Scrisse Marshall Mc Luhan che le calze a rete sono sexy perché contengono le gambe delle donne in una gabbia che mostra e insieme non mostra, ed aveva ragione. Le camicette abbottonate fin sotto al mento sono più sensuali del nulla indossato da una Femen a seno nudo, perché racchiudono il corpo in uno scrigno di cui il maschio deve guadagnarsi il diritto a sbottonare piano.
Anche se la massa la ricorda solo in sottoveste bianca mentre fa lo spogliarello, in Nove settimane e mezzo l’apparizione più conturbante di Kim Basinger è quella nella quale è vestita da uomo con un sigaro tra le labbra, seduta accanto al suo uomo che sa benissimo che pezzo di donna ci sia sotto quella mascherata.

De Sade scrisse le peggiori cose erotiche immaginabili ambientandole in chiese e conventi, se le avesse localizzate in club privé e spiagge nudiste non staremmo ancora a leggerle.

Gemma Gaetani

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